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Regole del gioco per gli uomini che vogliano amare donne

di Gioconda Belli

L’uomo che mi ami

dovrà saper aprire il velo della pelle,

scoprire la profondità dei miei occhi

e conoscere quello che si annida in me,

la rondine trasparente della tenerezza.

L’uomo che mi ami

non vorrà possedermi come una mercanzia,

né esibirmi come un trofeo di caccia,

saprà stare al mio fianco con lo stesso amore

con il quale io starò al suo.

Continued…

Posted in poesie, storie di donne.


Dal concepimento alla morte naturale

Il Libro Bianco di Sacconi (prima parte)

MeDeA ha voluto dedicare una serie di incontri alla lettura e all’analisi collettiva del Libro Bianco di Sacconi, in uno scambio di idee e ragionamenti sui quali stiamo naturalmente ancora lavorando.

Gli spunti sono davvero molti e quanto proponiamo qui rappresenta un primo passaggio di un percorso di riflessione e approfondimento e certamente non un punto finale o conclusivo.

Il Libro Bianco di Sacconi propone un modello sociale assolutamente inedito per l’Italia, connotandosi per la riscrittura non solo delle regole ma soprattutto dei diversi e  sostanziali aspetti che informano le nostre vite: il lavoro, la famiglia, le relazioni tra generazione, la maternità, l’istruzione e la formazione, la società e lo Stato.

Abbiamo tentano di mantenere sempre duplice il livello di riflessione e indagine, partendo dalle linee generali per esaminare casi o brani specifici del Libro, in particolare, com’è prevedibile, quei punti in cui il discorso si fa più attinente alle donne, al loro ruolo e al loro “destino”: servizi, lavoro femminile e lavoro di cura ne sono i nodi cardine.

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Posted in autodeterminazione, LibroBiancoSacconi, precarietà.


Mirafiori: il referendum della paura

Il referendum o meglio il ricatto alla Fiat Mirafiori, come sappiamo, si è concluso con una vittoria risicata dei si per il 54% a fronte del 46% di no; vittoria dovuta soprattutto ai 400 voti compatti di capi, capetti, quadri e impiegati, i meno interessati dal peggioramento delle condizioni di lavoro  che esso implica.

La metà delle operaie e degli operai hanno alzato la testa, non hanno ceduto al ricatto e hanno votato no: nel conteggio complessivo delle tute blu i si hanno prevalso per soli 9 voti!

Operaie e operai hanno dimostrato un enorme coraggio e non hanno accettato l’accordo-vergogna, sottoscritto dei sindacati venduti, che toglie loro diritti e dignità e riduce lavoratrici e lavoratori a pura merce. Gli altri spesso hanno dichiarato di votare si solo per estrema necessità (carichi familiari, mutuo, affitto…), in pochissimi hanno votato un si convinto….

In fabbrica e alla catena di montaggio molte e molti già oggi denunciano condizioni di lavoro al limite della tollerabilità. Intensificare i ritmi, spostare la mensa a fine turno, tagliare le pause, imporre 120 ore di straordinario obbligatorio, penalizzare le assenze per malattia, cancellare il diritto di sciopero significa distruggere i corpi e le menti delle operaie e degli operai.

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Alcuni spunti di riflessione sul Libro Bianco di Sacconi

Si sono svolte in questi giorni a Torino alcune iniziative di approfondimento e autoformazione organizzate dalla Rete Diritto alla Casa piemontese, A.L.A.T.O e dallo Sportello Il-Legale.

La precarietà, il collegato lavoro, i/le migranti, il diritto alla casa, sono stati tra i temi discussi collettivamente all’interno di una serie di workshop, assemblee e dibattiti.

A questo link potete trovare il programma completo della due giorni: Cocinar la resistencia, construir l’autonomia.

Avendo contribuito come MeDeA alle riflessioni sul Libro Bianco di Sacconi, vi proponiamo due contributi audio registrati durante il dibattito di ieri.

Per quanto ci riguarda, il lavoro sul Libro Bianco continua…presto condivideremo sul blog altri spunti di riflessione e di discussione su welfare, lavoro, servizi e su quel modello sociale di vita attiva, produttiva e competitiva che ossessiona così tanto il Ministro Sacconi.

Ascolta il contributo di Andrea Fumagalli

Ascolta l’intervento di MeDeA

Posted in autodeterminazione, corpi, iniziative, LibroBiancoSacconi, migranti, precarietà.


Seconda dedica a Sergio Marchionne…

“A dodici anni andai a lavorare in una fabbrica di cappelli: dovevamo sedere su un banchetto di legno collocato nello stretto corridoio tra le tavole, dietro alla nostra capa che sedeva davanti a un tavolo su uno sgabello più alto o su una sedia. Dovevamo applicare sui cappelli le strisce di cuoio, era proibito parlare, a meno che ci fosse rivolta la parola, o ridere, anche se sentivamo qualcosa di buffo.

Dovevamo essere sul posto di lavoro, che distava oltre un miglio da casa, alle sei e venti del mattino. C’era in cambio il vantaggio di vedere l’alba e di camminare accanto a dei begli alberi, ma nelle mattine in cui gelava, con la strada ridotta a una lastra di vetro e la paura di arrivare con un minuto di ritardo, non era un gran divertimento.

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Dedicato a Sergio Marchionne…

“E io credo sinceramente che la cattiva salute e quindi la disoccupazione di mio marito dipendano dalle condizioni disastrose in cui dobbiamo vivere e lavorare. L’orario di lavoro nel pozzo va dalle sette di mattina alle tre del pomeriggio, dalle tre alle undici di sera, dalle undici alle sei del mattino.

Una gabbia piena di uomini scende mentre l’altra sale.

Per quanto riguarda i pasti, hanno venti minuti di sosta per mangiare quando sentono che è ora, si portano la roba da mangiare in gavette di stagno e da bere, in generale, si portano nel pozzo l’acqua in bottiglie di stagno.

A volte mio marito lavora in una zona del pozzo freddissima, altre, come l’ultima zona in cui ha lavorato, caldissima e lui doveva portarsi una maglia e i calzoni di ricambio ogni giorno, perché non poteva proprio lavorare con gli stessi vestiti che aveva addosso andando e tornando dal lavoro.

Prima della fine della giornata di lavoro non gli è rimasto addosso nemmeno un filo asciutto: si può dunque immaginare in che stato riporta a casa i vestiti dalla miniera, e noi mogli tutte le sere dobbiamo lavare la maglia e far asciugare i calzoni, che prima di essere asciutti sono diventati rigidi per il sudore e la polvere di carbone.

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Vaticano, ma quanto ci costi?

Città del Vaticano è il più piccolo stato del mondo, si estende su 44 ettari di terreno, ha 911 residenti di cui 532 cittadini, il cui reddito pro-capite ammonta a 407.095 euro; la sua economia (con i suoi profitti) si basa sugli investimenti, mobili e immobili, sul patrimonio esistente, sulle rendite e sulle rimesse delle diocesi sparse nel mondo. I suoi beni immobili sono spesso esenti da imposizione di tasse, così come i suoi commerci, i contratti e le donazioni. In Italia il Vaticano è leader in ben quattro settori economici: immobiliare, turismo, sanità ed educazione privata. Qui, più che altrove, si intrecciano proprietà immobiliari, attività bancarie, imprese industriali, finanziamenti diretti e indiretti a carico del bilancio dello Stato e di Enti Pubblici.

Il governo italiano, infatti, con la stessa mano con cui continua nella politica criminale dei tagli alla spesa pubblica, ai servizi sociali e ai finanziamenti alle scuole e alle università pubbliche, elargisce con tanta disinvoltura oltre 5 miliardi di euro l’anno al Vaticano,  l’equivalente dell’intera Finanziaria 2011.

Sul versante istruzione pubblica a fronte di un taglio triennale di circa 8 miliardi di euro, che significa la perdita di 140 mila posti di lavoro, l’espulsione in massa dei precari e la drastica cancellazione di materie, scuole e classi, il blocco dei contratti e degli scatti di anzianità, la Finanziaria 2011 aumenta di 245 milioni le risorse alle scuole private (in maggioranza cattoliche) che vengano quasi raddoppiate, raggiungendo così i 526 milioni annui di finanziamento statale.

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150 anni di VaticanItalia

L’anomalia, tutta italiana, della presenza millenaria del Vaticano all’interno del territorio nazionale costituisce, da sempre, un peso enorme nella politica e nella società italiana. Con la presa di Roma nel 1870 l’Italia cancellò dall’Europa una delle più ottuse monarchie assolute dei tempi moderni, che motivava la sua intolleranza e il suo dominio sulle coscienze e sui corpi con la pretesa che il papa-sovrano fosse il “vicario del figlio di dio”. Il governo italiano, che quel giorno avrebbe dovuto cancellare per sempre anche i privilegi della chiesa cattolica, con la legge delle Guarentigie invece diede subito inizio alla lunga serie di concessioni economiche e legislative al Vaticano culminata in anni recenti nel vergognoso imbroglio dell’8 per mille.

Infatti nel 1871, per superare l’ostracismo della Chiesa che rifiutò di riconoscere l’unità di’Italia e proibì ai cattolici di partecipare alla vita politica nazionale, il governo firmò la Legge delle Guarentigie (garanzie legali) che regolò unilateralmente i rapporti con la Chiesa, riconoscendo l’autorità religiosa del Papa, l’uso del Vaticano, del Laterano e di Castel Gandolfo e fissando l’assegno mensile o “congrua” per i membri del clero, che integrava le offerte dei fedeli per renderle adeguate alle necessità delle parrocchie e veniva progressivamente rivalutato. La legge delle Guarantigie non venne mai riconosciuta dalla Santa Sede, che non accettava il ridimensionamento dei propri territori e delle proprie competenze politiche. Solo l’11 febbraio 1929, in seguito alla mediazione dei gesuiti e del segretario di stato Gasparri, Pio XI  firmò con Mussolini i Patti lateranensi, spianando così la strada al fascismo.

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Nella calza della Befana… nuovi incarichi e carbone

Il presidente della provincia di Torino, Antonio Saitta, annuncia, quasi alla chetichella e complice il lungo ponte dell’ Epifania, di aver deciso una nuova nomina per quanto riguarda la figura della consigliera di parità, esautorando la consigliera in carica, Laura Cima, designata nel 2001, a favore di Gabriella Boeri.

Precisiamo subito che non siamo, e non intendiamo essere, sostenitrici di candidature né tantomeno ci può interessare, in questa sede, appoggiare l’una o l’altra: a noi preme, ancora una volta, proporre una riflessione a partire dall’analisi di quella che è, evidentemente, una tendenza che in Piemonte è in pieno e attivo svolgimento, vale a dire la costante, puntuale e cadenzata introduzione di esponenti del mondo cattolico entro la sfera pubblica, in particolare in settori fortemente connotati sia politicamente sia simbolicamente…si pensi ai consultori e, appunto, alle pari opportunità.

In questo caso particolare il riferimento, l’ambito di provenienza, è quello delle Opere Femminili Salesiane, associazione che appartiene ad una organizzazione notevolmente e notoriamente influente e prestigiosa, i Salesiani di Don Bosco, di tradizione e potere considerevoli, in particolare a Torino, ma ben radicata e presente in tutta Italia.

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Il monopolio della Chiesa sulle nostre vite

Il monopolio statale in materia scolastica e le minacce dell’educazione sessuale e civile alla libertà religiosa, sono tra i temi che Benedetto XVI ha affrontato durante l’udienza al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede. Per il Papa è “preoccupante” che il “servizio che le comunità religiose offrono a tutta la società, in particolare per l’educazione delle giovani generazioni, sia compromesso o ostacolato da progetti di legge che rischiano di creare una sorta di monopolio statale in materia scolastica, come si constata ad esempio in certi Paesi dell’America Latina”.

Quali sarebbero questi progetti di legge a cui il Papa fa riferimento? E soprattutto quali sarebbero i servizi offerti dalle comunità religiose per l’educazione dei giovani? E questi servizi da chi sarebbero lautamente pagati?

Prendiamo l’esempio italiano, che è quello che conosciamo meglio. Ogni provvedimento legislativo, di qualunque governo, ha sempre previsto uno stanziamento più che generoso di milioni di finanziamenti alle scuole private. In Italia la stragrande maggioranza delle scuole private risulta gestita direttamente da ordini o istituti cattolici o si ispira all’educazione cattolica.

Le circa 7.000 scuole cattoliche ricevono infatti denaro pubblico sotto forma di: sussidi diretti, per la gestione di scuole dell’infanzia e primarie; finanziamenti di progetti finalizzati all’elevazione di qualità ed efficacia delle offerte formative di scuole medie e superiori; i “buoni scuola” per le scuole di ogni ordine e grado come contributo alle famiglie.

Mentre nelle scuole pubbliche mancano soldi per il funzionamento didattico e amministrativo e si chiede alle famiglie di partecipare ad ogni spesa, compreso l’acquisto della carta igienica, i “buoni scuola” per l’iscrizione alle scuole cattoliche di ogni ordine e grado, oggi ci costano oltre 9 milioni di euro all’anno.

La scusa che con tali buoni anche le famiglie meno abbienti possano accedere alle scuole private, nella stragrande maggioranza cattoliche, non regge nella pratica: infatti, nonostante questi finanziamenti, molte famiglie non possono scegliere la scuola per i loro figli, perché i costi e gli standard delle scuole private rimangono di gran lunga proibitivi per la maggior parte delle famiglie italiane.

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