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Non una di meno: assemblea nazionale a Roma

ASS8ROMA

NON UNA DI MENO
TUTTE INSIEME CONTRO LA VIOLENZA MASCHILE SULLE DONNE

Verso l’assemblea nazionale dell’8 ottobre a Roma e la manifestazione nazionale del 26 novembre
ore 10.30-17.00 Università La Sapienza Roma.
per adesioni clicca qui https://goo.gl/forms/eoQXxajqZw9tbOBy1

La violenza maschile sulle donne, formalmente condannata, è continuamente perpetuata. La cultura patriarcale continua ad affermarsi con forza, ribadendo un livello di disparità fra donne e uomini che è la radice profonda del femminicidio.

È il momento di essere unite e ambiziose, di mettere insieme le nostre intelligenze e competenze. Ogni giorno facciamo i conti con violenze e abusi in casa, in strada, nei posti di lavoro. La violenza è sempre una questione di rapporti di forza, sta a noi ribaltarli a partire dalla nostra unione e condivisione.

Per questo l’8 ottobre siete tutte invitate a Roma a prender parte alla prima assemblea nazionale di un percorso che vogliamo sia ampio e partecipato, capace di produrre proposte e risultati concreti.

La manifestazione nazionale del 26 novembre, in tal senso, dovrà essere solo il punto di inizio di un processo più grande che deve vederci tutte insieme a riaffermare l’autodeterminazione delle donne su lavoro, salute, affettività, diritti, spazi sociali e politici.

Alla violenza domestica, agli stupri e alle uccisioni non corrisponde un’effettiva presa di coscienza della politica e della società nel suo complesso: i media non fanno che promuovere una rappresentazione stereotipata, spettacolare, morbosa e vittimistica (quando non colpevolizzante) delle donne; la formazione nelle scuole e nelle università sulle tematiche di genere è fortemente ostacolata; nei commissariati e nelle aule dei tribunali rischiamo ancora di non essere credute; la burocrazia e i tempi d’attesa ci fanno pentire di avere denunciato; i centri anti-violenza vengono chiusi o scarsamente finanziati, nonostante i soldi stanziati a livello nazionale e regionale; i percorsi di fuoriuscita dalla violenza non sono sostenuti adeguatamente da forme di accesso al welfare per le donne. E mentre accade tutto questo, Governo e istituzioni non sembrano voler dare risposte credibili; la violenza maschile viene affrontata in modo casuale ed episodico, spesso secondo i criteri dell’emergenza, laddove si tratta di un fenomeno strutturale che, come tale, richiederebbe politiche adeguate, coordinate e costanti verifiche della loro efficacia.

Per costruire insieme percorsi di lotta e di libertà,
siete Tutte invitate! #Nonunadimeno

Io Decido Rete Romana
D.i.Re Donne in Rete contro la violenza
UDI – Unione Donne in Italia

Per info e adesioni:
nonunadimeno@gmail.com

Posted in 25 novembre, autodeterminazione, comunicati/volantini, femminicidi, femminismi, iniziative, resistenze, violenza di genere.

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I podcast de Il colpo della strega (11 luglio 2016)

Nella caotica situazione dei centri antiviolenza in Italia, senza un coordinamento nazionale in grado di promuovere integrazione e condivisione, con gli scarsi e mal distribuiti fondi pubblici bloccati dalla viscida e farraginosa burocrazia italiana, si sta attuando la chiusura dei centri che non vivono delle “elargizioni” (o elemosine?) delle fondazioni private. Tuttavia viene dato ampio spazio e risonanza mediatica ad una piccola ma pericolosa ed inutile ricerca sulle modificazioni epigenetiche di donne vittime di violenza, insinuando false certezze (le variazioni del DNA, sia l’accorciamento dei telomeri che le modificazioni epigenetiche non sono specifiche, ma avvengono in tutte e tutti perché si vive, siamo materia vivente e non macchine di metallo e software), imbrogliando sullo scopo e mistificando sul fatto concreto, anche se numericamente limitato : la costituzione dell’ennesima biobanca, cioè una raccolta di materiale biologico ad uso “scientifico”, in una fase dell’economia capitalistica in cui, con l’enorme sviluppo dell’informatica,della genomica, delle biotecnologie, si sono resi “…più sfumati e porosi i confini tra scienza e finanza, tra accademia ed impresa…”

Un approfondimento su Brasile e Argentina da L’Internazionale: le manifestazioni contro la violenza maschile sulle donne, fenomeno sistemico stratificato in tutta la società che sta mietendo numerosissime vittime. I collettivi, le associazioni e le donne scendono in piazza per protestare e denunciare una situazione sempre più insostenibile.

Per riascoltare la puntata cliccate qui!

http://radioblackout.org/2016/07/i-podcast-de-il-colpo-della-strega-11luglio2016/

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Fertility Day e il Piano Nazionale promosso dalla ministra Lorenzin: i podcast de Il colpo della strega (12/09/2016)

Per il 22 settembre prossimo è stata promossa dal ministero della Salute una giornata nazionale di “informazione sulla fertilità”. Il primo Fertility Day si svolgerà a Roma, Bologna, Catania e Padova “per richiamare l’attenzione di tutta l’opinione pubblica sul tema della fertilità e della sua protezione”, dicono, il cui scopo è senza troppi giri di parola, quello di mettere in evidenza, “prima che sia tardi”, il pericolo che potrebbe investire una donna che rimane senza figli, un rischio per lei e per la collettività.  Una campagna di incentivo alla procreazione che di fatto riannoda una continuità con le parole e le immagini del fascismo e che ci ricorda che il governo della vita è il terreno sul quale il neoliberismo sta da tempo dando il meglio di sé. Il corpo delle donne ancora terreno di battaglia e baluardo delle retoriche familistiche. Una campagna mediatica che è un attacco ai corpi e alla libertà di scelta.

L’obiettivo del PNF, d’altronde, è manifesto: educare le giovanissime donne e i giovanissimi uomini attraverso una propaganda che renda di nuovo desiderabile riprodursi. Perché è di questo che si tratta, di orientare i desideri in direzione della ri-produzione biologica e sociale, economica e politica. Non sprecare in giro i tuoi gameti, non indugiare in rapporti non eterosessuali, la sopravvivenza della nazione conta su di te! Questa azione del governo non è forse il più grande e, finalmente, esplicito appello performativo alla tenuta dell’eterosessualità anche, o meglio, proprio, nell’ora in cui le trasformazioni culturali, la crisi, nonché gli stessi tagli del governo alla spesa pubblica, mettono a dura prova la sua resistenza?

Le nostre riflessioni intrecciate a contributi e articoli pubblicati in rete e sulla carta stampata.

Per riascoltare la puntata:

il-colpo-della-strega_12sett2016_primaparte

il-colpo-della-strega_12sett2016_secondaparte

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Aborto e obiezione: storia di un aggiramento ben congegnato

Segnaliamo questa interessante trasmissione andata in onda su RadioBlackout a cura della redazione informativa.

Il Consiglio d’Europa ha accolto il ricorso presentato dalla CGIL a febbraio 2013 sulle difficoltà dell’accesso all’interruzione di gravidanza in Italia, dove nonostante l’IGV sia garantita per legge dal 1978, si è verificata per una serie di ragioni che vedremo una situazione tanto complicata che addirittura la corte di Strasburgo ha potuto sostenere che in Italia a essere discriminati sono medici e personale infermieristico che non obiettano rispetto alla pratica dell’aborto, ai quali toccano in sorte percorsi professionali più tortuosi e meno vantaggiosi.

Ovviamente da questa aperta violazione di legge deriva il fatto che le donne non sempre possono interrompere una gravidanza indesiderata, peggio se “a rischio”, in tutta tranquillità e sicurezza.

In alcune regioni le percentuali di obiezione tra i ginecologi sono superiori all’80%: in Molise (93,3%), in Basilicata (90,2%), in Sicilia (87,6%), in Puglia (86,1%), in Campania (81,8%), nel Lazio e in Abruzzo (80,7%). Quattro ospedali pubblici su dieci, di fatto, non applicano la legge 194 e continuano ad aumentare gli aborti clandestini (circostanza depenalizzata ma aggravando il carico pecuniario sulle donne). È del tutto evidente come in Italia si stia violando il diritto alla salute delle donne e quanto sia urgente garantire il servizio di interruzione volontaria di gravidanza in ogni struttura e su tutto il territorio nazionale. Continued…

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Praticare la differenza. Donne, psichiatria e potere.

locandina libro signorelli

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Fotoromanza Le Vendette

Riceviamo e pubblichiamo un fotoromanzo fatto da alcune compagne.

COPERTINA

Scarica il PDF: 01.molestie da bar

Nota delle autrici

Questa storia si ispira ad una qualunque serata in un qualsiasi bar e il personaggio del molesto è pensato come un maschio eterosessuale cisgender.

E’ una breve storia di molestia, violenza e vendetta, cui seguiranno altre.
Ci interessa la vendetta perché riteniamo importante esplorare le sue capacità liberatorie e catartiche. Perché agire violenza in risposta ad una violenza è una possibilità. Perché immaginare vendette insieme ci rafforza, ci aiuta a superare la frustrazione delle quotidiane violenze di genere e può essere da stimolo.

Invitiamo tutt* a condividere le proprie fantasie o ricordi per poter raccontare nuove storie.

Scrivici a eplace [at] autistici.org

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Autodifesa verbale femminista

Riceviamo e diffondiamo con molto piacere 

Auto difesa verbale femminista copia

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I podcast de Il colpo della strega: 11gennaio2016

“Se vogliamo discutere di Colonia dobbiamo schierarci dalla parte delle donne.”

Condividiamo alcune riflessioni (dubbi e difficoltà!) su quanto accaduto in Germania la notte di Capodanno, attraverso una rassegna stampa ragionata e spunti proposti dal Collettivo.

***

Jobs Act: la cancellazione dell’articolo 18 si applica anche ai/alle dipendenti pubblici?

Per riascoltare la puntata:

Unknown

Unknown

 

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Lettera aperta al movimento

Riceviamo e condividiamo

LETTERA APERTA AL MOVIMENTO

Nel corso dell’anno come assemblea antisessista ci siamo trovate/i a ragionare sul tema della violenza di genere nelle sue più svariate forme, a partire da episodi concreti che accadono con frequenza quotidiana nei diversi contesti in cui viviamo: famiglia, lavoro, scuola, le relazioni sessuali e/o affettive, i luoghi pubblici in generale. La discriminazione delle donne e la conseguente scia di violenza che ne deriva attraversa la società senza distinzioni di provenienza, estrazione sociale o appartenenza politica. Il fatto che la violenza di genere si manifesti anche in contesti politici militanti è la dimostrazione che nessuna realtà è esente da questo tipo di problematiche. Tutte e tutti siamo fortemente contaminate/i dalle dinamiche sociali e culturali in merito alla violenza contro le donne. E purtroppo nei posti occupati come nel movimento, spesso si riproducono gli stessi atteggiamenti sessisti e machisti del resto della società.

Da qui siamo partite/i per ragionare sullo stupro di gruppo di Parma, sulla violenza sessuale all’ExMoi di Torino e al Presidio no Borders di Ventimiglia.

Tre storie, diverse tra loro, che ci interrogano sui meccanismi di giudizio, colpevolizzazione e rimozione nella gestione e comunicazione dei fatti.

“NON ERA UNA DI NOI!”

Identificare la donna che ha subito la violenza, come soggetto estraneo al gruppo politico in cui la violenza è accaduta, come a dire che se fosse stata realmente ” una di noi” questo non sarebbe successo. Colpevolizzare la donna nella ricerca di “sue” responsabilità che possano “giustificare” e/o sminuire la violenza subita.

Era ubriaca? Era sotto l’effetto di qualche sostanza ? Era in condizioni di fragilità psichica o fisica? Era sola? Ha avuto atteggiamenti ambigui che in qualche modo possono aver provocato la violenza?

E se anche la risposta a queste domande fosse affermativa, non sono certo delle aggravanti per chi la violenza l’ha subita, ma per chi l’ha compiuta poiché si è approfittato di uno stato di abbassamento delle difese della donna.

LA NEGAZIONE E LA RIMOZIONE

Il fatto che uno stupro (tanto quanto una violenza, una molestia o un atteggiamento sessista) possa accadere all’interno dei contesti politici in cui lottiamo, è una realtà che viene spesso negata, anche perchè ci pone di fronte a serie contraddizioni. Questa indesiderata e possibile realtà, inoltre, mette in discussione le relazioni amicali e politiche che abbiamo, magari da anni, e sappiamo che è molto doloroso e difficile, per tutte/i. Pur di non riconoscere quanto successo, in alcuni comunicati scritti in merito ai fatti accaduti, si invita addirittura ad attendere il giudizio della magistratura per poter accertare “la verità”. La stessa magistratura costantemente vilipesa e derisa!

LA RICERCA DELLA “VERITA'”

Si parte quasi sempre dall’ipotesi che quanto raccontato dalla donna non sia vero ed abbia bisogno di essere dimostrato con prove concrete, come se l’imputata fosse lei. Si dà più peso e legittimità ai pettegolezzi e alle testimonianze di persone più o meno coinvolte che alla parola della donna che ha subito la violenza.

Frequentemente non si è nemmeno in grado di ascoltare e accogliere la testimonianza della donna rispettandone il vissuto, senza vivisezionarlo con mille domande. E perchè le domande non vengono invece rivolte a chi la violenza l’ha agita?

Accade anche che si consigli alla donna di sporgere denuncia formale indipendentemente dalla sua volontà, come se questo atto di per sé avvalorasse la veridicità di quanto subito.

STRUMENTALIZZAZIONE

Una volta che l’episodio di violenza è di dominio pubblico e non si può più tacere, i mass media non si lasciano sfuggire l’occasione per strumentalizzarlo e gettare fango in modo generalizzato su centri sociali, occupazioni , collettivi politici, migranti, rifugiati, rom, etc…Questo non dovrebbe però distogliere l’attenzione dal problema della violenza per occuparsi invece solo della propria immagine.

Spesso si richiede l’intervento di gruppi femministi o di reti di donne per affrontare a posteriori la gestione degli avvenimenti. Ciò significa delegare ad altrE riflessioni e pratiche che dovrebbero essere invece collettive e condivise. La priorità è ancora una volta la pulizia della propria immagine e “l’autoconservazione”, piuttosto che la critica (de)costruttiva di dinamiche ben presenti all’interno del nostro movimento.

***

La riflessione che stiamo portando avanti su questi temi non vuol essere una critica sterile e distruttiva al movimento, ma mira ad aprire una discussione collettiva su sessismo e violenza maschile contro le donne, per costruire pratiche quotidiane consolidate e per non affannarsi ad intervenire sull’emergenza, sempre in modo confuso ed ottuso.

Il confronto sulla violenza di genere e sulle relazioni che costruiamo nei nostri spazi è, a nostro giudizio, prioritario per un movimento che dice di lottare per una società differente, anticapitalista e rivoluzionaria.

Se non partiamo da noi stesse/i e dalle contraddizioni che ci pervadono, come possiamo pensare di trasformare ciò che ci circonda e di sovvertire l’ordine imposto da questo sistema?

Non assumersi tutte/i questa responsabilità significa essere complici e agire in prima persona sessismo e violenza

Pensiamo l’antisessismo come una pratica militante al pari dell’antifascismo o dell’antirazzismo. Essere compagne e compagni significa prima di tutto essere antisessisti.

Tollerare o non riconoscere atteggiamenti sessisti significa concimare con tanta merda il terreno su cui la violenza può nascere e proliferare.

Elaboriamo strategie di prevenzione e gestione rispetto alle violenze e alle discriminazioni che si verificano nei nostri ambiti, apriamo discussioni collettive e riconosciamo legittimità a questi temi.

Mettiamoci in gioco, confrontiamoci, creiamo cultura e reti di solidarietà per sostenere le donne che fanno emergere le storie di violenze vissute, condividiamo pensieri, pratiche e strumenti.

Assemblea Antisessista di Torino

assemblea-antisessista@autistici.org

 

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Non mi pento di nulla! in Valsusa

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