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Non Una Di Meno Torino: 8 marzo sciopero internazionale delle donne!

Qui alcuni materiali che potete scaricare: 

il volantino: volantino 8 marzo sciopero delle donne

la locandina di indizione dello sciopero: 8Marzolocandina

l’adesivo: 8MarzoAdesivo, la locandina per il corteo torinese: locandina corteo

le vignette: vignetteA3, gli 8 punti per l’8 marzo: 8puntix8marzoA3

illustrazioni e banner sullo sciopero: Banner_Orizzontale_International , BannerIllustrazion_orizzontale

Questi i documenti dell’indizione dello sciopero generale che potete affiggere alle bacheche dei vostri posti di lavoro

 

L’8 marzo non abbiamo nulla da festeggiare. L’8 marzo è una giornata di lotta che nasce dagli scioperi delle operaie che nei primi anni del Novecento in tutto il mondo animarono le battaglie per i loro diritti violati di donne e lavoratrici.

Dopo le grandi giornate di mobilitazione che hanno visto milioni di donne scendere nelle piazze in tutto il mondo schierandosi contro ogni forma di violenza di genere, le donne argentine hanno lanciato per questo 8 marzo uno sciopero globale delle donne, a cui hanno aderito oltre 22 paesi, al grido di “Se le nostre vite non valgono, noi non produciamo!”.

L’8 marzo sciopereremo anche in Italia perché non siamo più disposte ad accettare la violenza e lo sfruttamento che ci opprimono e che sono alla base di questo sistema economico e sociale ingiusto. Tutti i giorni, a scuola, in casa, sul lavoro, per strada, negli ospedali, nella rappresentazione dei media, la violenza si manifesta in molti modi, dalla molestia allo stupro, dall’aggressione verbale a quella fisica, dall’imposizione del lavoro domestico alla richiesta di dimissioni in bianco, dall’obiezione di coscienza alle discriminazioni sul lavoro. Per questo, rifiutiamo i ruoli maschili e femminili imposti ai nostri corpi e alle nostre vite che limitano la nostra libertà di scelta e realizzazione.

È uno sciopero femminista rivolto a tutte e tutti, con lo scopo di bloccare le attività produttive e di cura. Ecco come partecipare:

  • se lavori come dipendente, hai garantita la copertura sindacale (i sindacati di base hanno infatti proclamato uno sciopero generale di 24 ore);

  • se non hai un contratto che ti consenta di astenerti dal lavoro, puoi fare uno sciopero parziale, simbolico;

  • se non hai un lavoro retribuito, astieniti dal lavoro domestico, dai ruoli di cura e da tutte le attività e i comportamenti che ti sono imposti sulla base del tuo genere;

  • durante tutta la giornata vestiti di nero con qualcosa di fucsia per rendere visibile l’adesione alle ragioni dello sciopero;

  • appendi al balcone di casa una pezza con scritto 8 MARZO SCIOPERO DELLE DONNE BLOCCHIAMO TUTTO;

In ogni caso, in qualsiasi condizione tu sia l’8 marzo potrai costruire una grande giornata di lotta e di solidarietà, partecipa alle iniziative pubbliche e fai sentire la tua voce!

Tutte le info e gli aggiornamenti su fb alla pagina Non Una di Meno – Torino

nonunadimenotorino@gmail.com

Qui altri materiali che potete scaricare

  

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APPELLO A TUTTI I SINDACATI CONFEDERALI, DI BASE E AUTONOMI: L’8 MARZO FERMIAMO IL MONDO PER DIRE NO ALLA VIOLENZA MASCHILE SULLE DONNE

Siamo le donne che hanno costruito la grande mobilitazione nazionale dello scorso 26-27 novembre che ha visto scendere in piazza più di duecentomila persone.

Con lo slogan Non Una di Meno ci siamo rimesse in marcia contro la violenza maschile sulle donne insieme a tutt* coloro che hanno riconosciuto questa lotta imprescindibile per la trasformazione radicale dell’esistente.

La manifestazione ha ribadito che la violenza è un problema strutturale delle nostre società e agisce in ogni ambito della nostra vita. Il femminicidio è la punta dell’iceberg, l’epilogo tragico di una catena di discorsi e atti, simbolici e concreti, che dalla casa al posto di lavoro, dalla scuola all’università, negli ospedali e sui giornali, nei tribunali e nello spazio pubblico tende ad annientarci.

Sappiamo come la violenza sulle donne si esprime in una molteplicità di agiti/piani: nella disparità salariale; nelle tante discriminazioni sui posti di lavoro, nei luoghi della formazione e della ricerca; nello sfruttamento del lavoro domestico e di cura, che sia svolto gratuitamente oppure in cambio di un salario, nella maggior parte dei casi da una donna migrante obbligata dal ricatto del permesso di soggiorno; nel ricatto della precarietà; nella privatizzazione della salute e dei servizi; nella negazione della libertà di scelta e dell’autodeterminazione, nella violenza ostetrica e medica, nell’obiezione di coscienza dilagante, nella squalificazione del nostro ruolo e della nostra dignità.

Ma siamo altrettanto consapevoli – e dobbiamo farlo capire a molti – del peso che le donne, più della metà della popolazione mondiale, hanno nei processi economici, sociali,culturali, produttivi e riproduttivi, e della forza di mobilitazione trasformativa che possono esprimere e stanno esprimendo in tutto il mondo.

Le giornate del 26 e 27 Novembre sono state solo l’inizio di un percorso di lotta, di elaborazione, di trasformazione, dunque, perché sentiamo fortemente il bisogno che tutto questo non rimanga sul piano esclusivamente simbolico.

Per questo abbiamo fatto nostro l’appello delle donne argentine alla costruzione di uno SCIOPERO INTERNAZIONALE DELLE DONNE PER IL PROSSIMO 8 MARZO. Una giornata in cui rivendicare la nostra forza agendo la nostra sottrazione/astensione da ogni funzione produttiva e riproduttiva che ci riguardi.

Si tratta di una pratica già sperimentata in passato ma inedita nella sua dimensione internazionale, che prende spunto dagli scioperi delle donne argentine e polacche dei mesi scorsi. E’ una sfida che lanciamo per rimettere al centro, dopo il 26 e il 27 novembre, il protagonismo delle donne contro la violenza psicologica, fisica, sociale, economica, politica e culturale, perché “Se le nostre vite non valgono, allora ci fermiamo”.

Chiediamo, quindi, a tutti i sindacati confederali, di base e autonomi, in particolare a tutti quelli che hanno aderito alle giornate del 26 e del 27 Novembre, di mettersi al servizio della mobilitazione delle donne e di indire lo sciopero generale per la giornata dell’8 Marzo 2017, essere strumento utile allo sciopero e non ostacolo all’adesione delle lavoratrici e di tutt* coloro intendano partecipare a questa nuova giornata di lotta per la nostra autodeterminazione.

Non Una Di Meno

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ASSEMBLEA NAZIONALE BOLOGNA 4-5 FEBBRAIO 2017

Dopo la favolosa manifestazione femminista nazionale “Non una di meno” del 26 novembre a Roma, autorganizzata in occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza maschile contro le donne, e dopo la partecipata e ricca discussione del 27 Novembre, ci incontreremo di nuovo a Bologna, il 4 e il 5 febbraio 2017, per continuare il lavoro dei tavoli tematici e la scrittura del piano nazionale femminista contro la violenza, e per condividere percorsi e pratiche verso lo sciopero globale delle donne dell’otto marzo.

L’incontro si svolgerà sabato 4 febbraio dalle 10 alle 18 e domenica 5 febbraio dalle 10 alle 17, in una sede in via definizione nella zona universitaria di Bologna.

Nella giornata del 4 febbraio si proseguirà con il lavoro degli 8 tavoli per la scrittura del PIANO FEMMINISTA CONTRO LA VIOLENZA. Tra tutti gli obiettivi e le proposte emerse, ogni tavolo identificherà un punto che possa essere inserito nel documento comune sullo sciopero dell’8 marzo. Stiamo predisponendo una piattaforma di scrittura condivisa on line per facilitare il fondamentale lavoro preparatorio che dovrà essere svolto dagli 8 tavoli da qui al 4 febbraio, vi aggiorneremo a breve.

Nella giornata del 5 febbraio dalle 10 alle 13,30 si continuerà a lavorare all’interno dei tavoli sulle pratiche e le modalità di sciopero dell’8 marzo, mentre dalle 14,30 alle 17 ci sarà la restituzione in plenaria dei report dei tavoli e la stesura del documento “8 punti per l’8 marzo” che costituirà la base di contenuto comune per le diverse mobilitazioni territoriali con cui l’Italia parteciperà allo SCIOPERO GLOBALE DELLE DONNE, appello che ha già raccolto l’adesione di oltre 22 Paesi e su cui diverse assemblee locali si stanno confrontando in questi giorni in tutta Italia.

Per le iscrizioni ai tavoli compilate il form a questo LINK prima possibile, e comunque entro la data del 27 gennaio; vi preghiamo di indicare nel modulo di iscrizione se avete bisogno di ospitalità perché stiamo organizzando una rete informale per ospitarvi, per chi preferisce alloggiare in ostello, QUI trovate già alcune strutture con cui abbiamo attivato una convenzione, vi consigliamo di prenotare il prima possibile.

Ci vediamo a Bologna!
#NonUnaDiMeno #SiamoMarea

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Presto che è tardi. Contributo sulla violenza di genere all’interno degli spazi occupati

Un’autoproduzione L38 Squat

 Presto che è tardi! Contributo sulla violenza di genere all’interno degli spazi occupati

Dopo numerosi confronti, ognun* è partit* da sé e dal proprio vissuto per scrivere una storia che ha coinvolto qualcun* o tutt* gli/le occupanti dello Squat, successivamente abbiamo contaminato le storie con gli spunti che saltavano fuori dalla lettura di gruppo.

Qui l’opuscolo in formato pdf:

opuscolo game laurentino

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#NonUnaDiMeno: Report Tavolo “Sessismo nei movimenti”

Violenza e sessismo sono presenti anche all’interno dei movimenti politici.

Abbiamo individuato 3 macrotemi su cui iniziare a confrontarci e fare rete:

  • Riconoscere e nominare la violenza e il sessismo e sviluppare pratiche condivise di prevenzione e gestione/reazione.
  • Destrutturare le dinamiche sessiste e di potere all’interno dei processi decisionali e nelle pratiche di movimento
  • Dare legittimità politica all’antisessismo, conquistando spazi di discussione e rendendo strutturale il discorso e le pratiche antisessiste all’interno delle lotte.

Le strategie ipotizzate e da sviluppare sono:

  • Creazione di spazi di analisi ed elaborazione separata come momenti di crescita e che funzionino da riferimento e da stimolo (cercando di non cadere in dinamiche di delega)
  • Diffondere la pratica dell’autodifesa come pratica separata per sviluppare crescita, consapevolezza, trasformazione, empoderamiento, forza e sicurezza personale e collettiva.
  • Creare dentro le assemblee di gestione e politiche dei collettivi misti, spazi di discussione sulle proprie relazioni, linguaggi, dinamiche di potere e di decisione
  • Decostruire e ricostruire dinamiche decisionali e di potere anche attraverso nuove regole di comunicazione e di decisione. A questo proposito gli strumenti concreti ipotizzati sono: lista interventi, tempi interventi, ordine del giorno, vademecum, consenso e non maggioranza nelle decisioni, uso del femminile
  • Far notare e nominare qui e ora atteggiamenti,dinamiche e linguaggi sessisti
  • Utilizzare strumenti di confronto sulle teorie e sulle pratiche diversi dalla classica assemblea: giochi, workshop, laboratori, discussioni tematiche, autoinchiesta. In questo contesto un ruolo importante ha l’autoformazione: contaminare il misto con pratiche e contenuti femministi e transfemministi.
  • Non essere sol* nell’affrontare il tema, è importante individuare alleanze interne al proprio spazio, sul proprio territorio e sul territorio nazionale: rete, mailing list, altri momenti di incontro nazionale, condivisione delle buone pratiche
  • Applicare quanto emerso negli spazi di discussione ai contesti di socializzazione, piazza, etc attraverso la caratterizzazione dei contesti e degli spazi (es. in feste eventi: “vestire” lo spazio, migliorare la comunicazione, produzione di immaginario, creare spazi safe; in piazza attivare pratiche di piazza differenti, rendere femministe e transfemministe piazze e lotte legate ad un immaginario più tradizionale
  • Essere consapevoli del fatto che il modo di attraversare uno spazio e caratterizzarlo è un atto politico
  • Riconoscere e applicare l’intersezionalità delle lotte.

L’antisessismo non è un tema ma una visione del mondo prioritaria e imprescindibile per un movimento che si vuole rivoluzionario. Siamo solo all’inizio, il lavoro continua…

*** Per i report degli altri tavoli clicca qui

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Comunicato di Radio Onda Rossa sullo stupro di Parma

Circa un anno e mezzo fa ci eravamo trovate e trovati a commentare dai nostri microfoni una vicenda che ci coinvolge tutte e tutti: lo stupro di una ragazza dentro uno spazio “di movimento”, avvenuto cinque anni prima, dentro una sede allora gestita dalla Rete Antifascista di Parma. Un fatto emerso solo dopo molto tempo e rimasto troppo a lungo avvolto in un silenzio preoccupante che abbiamo anche noi sottovalutato.

Oggi, attraverso la presa di parola di compagne e compagni solidali con la ragazza, apprendiamo i risvolti agghiaccianti di questa storia infame.

Non c’è antifascismo senza antisessismo. Come non c’è lotta di classe senza lotta a ogni forma che il patriarcato, dentro il capitalismo, assume. L’antisessismo non è uno slogan e il patriarcato non è una “cultura” ma oppressione materiale e sfruttamento; rendersene attori e complici, fino alla sua più schifosa espressione, lo stupro, significa essere complici e portatori dell’oppressione di genere e di classe.

Ma gli antifascisti e le antifasciste – o almeno chi si dichiara tale – hanno davvero assunto queste affermazioni? Di sicuro non se le sono assunte gli uomini che hanno violentato una ragazza di 18 anni, in un evidente stato confusionale, per di più filmando l’atto di violenza e facendo poi circolare il video.

Ma ci chiediamo anche se chi ha permesso che il video della violenza girasse indisturbato, di telefonino in telefonino, senza nemmeno riconoscere in quelle scene una violenza, davvero riconosce nell’antisessismo una prerogativa necessaria della lotta antifascista. E chi ha giudicato, scherzato con quelle immagini, deriso la ragazza, fatto sentire complicità agli stupratori, quelli e quelle sono antifascisti?

E ancora, chi negli anni che sono seguiti allo stupro ha isolato la ragazza additandola come “spia delle guardie”, togliendole ogni agibilità, impedendole di frequentare gli spazi sociali, ha una responsabilità minore?

Ci sono vari livelli di violenza in questa storia: lo stupro di gruppo, la diffusione delle immagini, la derisione, le minacce e infine la condanna, l’isolamento, l’emarginazione della ragazza. Cerchi concentrici in cui il “gruppo” delle persone coinvolte è sempre più grande.

Abbiamo letto comunicati di dissociazione, altri di strumentalizzazione, altri che raccontavano di quanto questo “episodio” abbia distrutto la politica a Parma. Comunicati che hanno dimostrato – e continuano a dimostrare dopo cinque anni – l’assoluta incapacità di prendere una posizione chiara e inequivocabile sulla violenza maschile: troppi se e troppi ma hanno attraversato le dichiarazioni uscite negli ultimi due anni, dopo il già vergognoso silenzio dei tre precedenti.

Noi, redazione di Radio Onda Rossa, vogliamo innanzitutto esprimere la nostra solidarietà alla ragazza e ribadire che giudicare una donna stuprata sulla base dei suoi comportamenti in merito è violenza, un’altra violenza aggiunta a quella già subita: è quello che già fanno i tribunali nei processi per stupro, che finiscono sempre per mettere sul banco degli imputati, sotto la gogna degli inquisitori, le donne che la violenza l’hanno subita.

Vogliamo ribadire, invece, che l’omertà sulla violenza maschile sulle donne accompagna da sempre il perpetuarsi della cultura dello stupro e, come antifasciste e antifascisti, vogliamo comunicare il nostro sgomento e la nostra rabbia nel vedere che la cultura dello stupro, dell’omertà, della pacca sulla spalla tra maschi permane in spazi che si ritengono antagonisti. In spazi che si vorrebbero liberati nulla si fa per scardinare luoghi comuni e atteggiamenti tipici dei “processi per stupro”, anzi ci si rende complici nello svilire e isolare una donna stuprata all’interno degli stessi spazi sociali e politici.

Complice non è solamente chi difende esplicitamente lo stupratore, ma anche chi, uomo o donna, istillando dubbi, diffondendo voci, delegittimando la parola delle donne, crea un clima in cui gli stupratori continuano ad avere agibilità e a muoversi tranquilli.

Complice è anche chi, pensando di salvaguardare in qualche modo i propri spazi “politici”, giustifica di fatto lo stupro lasciando inalterate le condizioni, i luoghi, le dinamiche, in cui è avvenuto.

Complice è chi, in nome di una ridicola e disonesta purezza, asserisce di condannare lo stupro ma al contempo condanna anche la ragazza in quanto sarebbe stata inaffidabile perché – sotto il torchio delle guardie – non ha protetto i suoi stupratori e le persone intorno a loro.

Oggi, ancora con sgomento e rabbia, ci chiediamo dove è stato il movimento in tutti gli anni del silenzio su questa vicenda. Come è stato possibile che un video come quello girasse senza che ci si accorgesse della gravità dell’atto compiuto o per lo meno senza che si sentisse la necessità di prendere parola? Come è stato possibile arrivare a minacciare la ragazza stuprata fuori dal tribunale?

La nostra solidarietà va a lei e a quei pochi e poche che in questi anni non l’hanno lasciata sola.

La Redazione di Radio Onda Rossa

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I podcast de Il colpo della strega: 12 dic2016

La prima parte della trasmissone è dedicata ad alcuni approndimenti dall’internazionale.

  • In diretta con Geraldina Colotti, giornalista de Il Manifesto per l’ultimo brutale femmicidio di una bambina di 7 anni, Yuliana, avvenuto in uno dei quartieri più poveri della capitale colombiana. Il dato di genere e di classe si intersecano profondamente in una realtà in cui le violenze sulle donne hanno percentuali altissime soprattutto tra gli strati più poveri della popolazione, dove le donne (e i minori) vengono rapite, vendute, torturate e violentate da ricchi signori che godono dell’impunità più assoluta. Il prossimo 8 marzo, giornata di sciopero internazionale delle donne, la scommessa sarà evidentemente quella di identificare il genere, la classe (e la razza) come paradigmi inscindibili di oppressione e sfruttamento di un sistema capitalista patriarcale sempre più impegnato a disciplinare e reprimere i corpi e le vite delle donne.
  • Dal Brasile le proteste delle donne per una legge che garantisca un aborto libero, sicuro e gratuito.
  • Egitto: l’arresto e il rilascio sotto cauzione di Azza Soliman, femminista, avvocata fondatrice del Centro per l’assistenza legale alle donne egiziane
  • Dal Libano, l’articolo di Michele Giorgio su Il Manifesto: La legge non salverà più gi stupratori.
  • Un approfondimento
  • sull’India e il fenomeno delle spose bambine e degli aborti selettivi.

La seconda parte della trasmissione è interamente dedicata allo stupro di gruppo di Parma, avvenuto 6 anni fa all’interno della sede della Raf, la Rete Antifascista di Parma. I nostri commenti, le riflessioni che abbiamo condiviso e la lettura del comunicato “4 crepe” del gruppo RomantixPunk che sta seguendo il processo e sta sostenendo la ragazza vittima dello stupro.

Per riascoltare la puntata clicca qui

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Spot Corteo 26 novembre Roma

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Spot per il Corteo contro la violenza maschile e machista contro le donne, 26 novembre, ore 14, piazza Esedra, Roma

Tutte, tutti, tutt* in piazza “LA VIOLENZA NON E’ UNA EMERGENZA ACCADE OGNI GIORNO”

#NonUnadiMenoTorino- Assemblea Antisessita

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Non una di meno: assemblea nazionale a Roma

ASS8ROMA

NON UNA DI MENO
TUTTE INSIEME CONTRO LA VIOLENZA MASCHILE SULLE DONNE

Verso l’assemblea nazionale dell’8 ottobre a Roma e la manifestazione nazionale del 26 novembre
ore 10.30-17.00 Università La Sapienza Roma.
per adesioni clicca qui https://goo.gl/forms/eoQXxajqZw9tbOBy1

La violenza maschile sulle donne, formalmente condannata, è continuamente perpetuata. La cultura patriarcale continua ad affermarsi con forza, ribadendo un livello di disparità fra donne e uomini che è la radice profonda del femminicidio.

È il momento di essere unite e ambiziose, di mettere insieme le nostre intelligenze e competenze. Ogni giorno facciamo i conti con violenze e abusi in casa, in strada, nei posti di lavoro. La violenza è sempre una questione di rapporti di forza, sta a noi ribaltarli a partire dalla nostra unione e condivisione.

Per questo l’8 ottobre siete tutte invitate a Roma a prender parte alla prima assemblea nazionale di un percorso che vogliamo sia ampio e partecipato, capace di produrre proposte e risultati concreti.

La manifestazione nazionale del 26 novembre, in tal senso, dovrà essere solo il punto di inizio di un processo più grande che deve vederci tutte insieme a riaffermare l’autodeterminazione delle donne su lavoro, salute, affettività, diritti, spazi sociali e politici.

Alla violenza domestica, agli stupri e alle uccisioni non corrisponde un’effettiva presa di coscienza della politica e della società nel suo complesso: i media non fanno che promuovere una rappresentazione stereotipata, spettacolare, morbosa e vittimistica (quando non colpevolizzante) delle donne; la formazione nelle scuole e nelle università sulle tematiche di genere è fortemente ostacolata; nei commissariati e nelle aule dei tribunali rischiamo ancora di non essere credute; la burocrazia e i tempi d’attesa ci fanno pentire di avere denunciato; i centri anti-violenza vengono chiusi o scarsamente finanziati, nonostante i soldi stanziati a livello nazionale e regionale; i percorsi di fuoriuscita dalla violenza non sono sostenuti adeguatamente da forme di accesso al welfare per le donne. E mentre accade tutto questo, Governo e istituzioni non sembrano voler dare risposte credibili; la violenza maschile viene affrontata in modo casuale ed episodico, spesso secondo i criteri dell’emergenza, laddove si tratta di un fenomeno strutturale che, come tale, richiederebbe politiche adeguate, coordinate e costanti verifiche della loro efficacia.

Per costruire insieme percorsi di lotta e di libertà,
siete Tutte invitate! #Nonunadimeno

Io Decido Rete Romana
D.i.Re Donne in Rete contro la violenza
UDI – Unione Donne in Italia

Per info e adesioni:
nonunadimeno@gmail.com

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I podcast de Il colpo della strega (11 luglio 2016)

Nella caotica situazione dei centri antiviolenza in Italia, senza un coordinamento nazionale in grado di promuovere integrazione e condivisione, con gli scarsi e mal distribuiti fondi pubblici bloccati dalla viscida e farraginosa burocrazia italiana, si sta attuando la chiusura dei centri che non vivono delle “elargizioni” (o elemosine?) delle fondazioni private. Tuttavia viene dato ampio spazio e risonanza mediatica ad una piccola ma pericolosa ed inutile ricerca sulle modificazioni epigenetiche di donne vittime di violenza, insinuando false certezze (le variazioni del DNA, sia l’accorciamento dei telomeri che le modificazioni epigenetiche non sono specifiche, ma avvengono in tutte e tutti perché si vive, siamo materia vivente e non macchine di metallo e software), imbrogliando sullo scopo e mistificando sul fatto concreto, anche se numericamente limitato : la costituzione dell’ennesima biobanca, cioè una raccolta di materiale biologico ad uso “scientifico”, in una fase dell’economia capitalistica in cui, con l’enorme sviluppo dell’informatica,della genomica, delle biotecnologie, si sono resi “…più sfumati e porosi i confini tra scienza e finanza, tra accademia ed impresa…”

Un approfondimento su Brasile e Argentina da L’Internazionale: le manifestazioni contro la violenza maschile sulle donne, fenomeno sistemico stratificato in tutta la società che sta mietendo numerosissime vittime. I collettivi, le associazioni e le donne scendono in piazza per protestare e denunciare una situazione sempre più insostenibile.

Per riascoltare la puntata cliccate qui!

http://radioblackout.org/2016/07/i-podcast-de-il-colpo-della-strega-11luglio2016/

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