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Aborto e obiezione: storia di un aggiramento ben congegnato

Segnaliamo questa interessante trasmissione andata in onda su RadioBlackout a cura della redazione informativa.

Il Consiglio d’Europa ha accolto il ricorso presentato dalla CGIL a febbraio 2013 sulle difficoltà dell’accesso all’interruzione di gravidanza in Italia, dove nonostante l’IGV sia garantita per legge dal 1978, si è verificata per una serie di ragioni che vedremo una situazione tanto complicata che addirittura la corte di Strasburgo ha potuto sostenere che in Italia a essere discriminati sono medici e personale infermieristico che non obiettano rispetto alla pratica dell’aborto, ai quali toccano in sorte percorsi professionali più tortuosi e meno vantaggiosi.

Ovviamente da questa aperta violazione di legge deriva il fatto che le donne non sempre possono interrompere una gravidanza indesiderata, peggio se “a rischio”, in tutta tranquillità e sicurezza.

In alcune regioni le percentuali di obiezione tra i ginecologi sono superiori all’80%: in Molise (93,3%), in Basilicata (90,2%), in Sicilia (87,6%), in Puglia (86,1%), in Campania (81,8%), nel Lazio e in Abruzzo (80,7%). Quattro ospedali pubblici su dieci, di fatto, non applicano la legge 194 e continuano ad aumentare gli aborti clandestini (circostanza depenalizzata ma aggravando il carico pecuniario sulle donne). È del tutto evidente come in Italia si stia violando il diritto alla salute delle donne e quanto sia urgente garantire il servizio di interruzione volontaria di gravidanza in ogni struttura e su tutto il territorio nazionale. Continued…

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Praticare la differenza. Donne, psichiatria e potere.

locandina libro signorelli

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Fotoromanza Le Vendette

Riceviamo e pubblichiamo un fotoromanzo fatto da alcune compagne.

COPERTINA

Scarica il PDF: 01.molestie da bar

Nota delle autrici

Questa storia si ispira ad una qualunque serata in un qualsiasi bar e il personaggio del molesto è pensato come un maschio eterosessuale cisgender.

E’ una breve storia di molestia, violenza e vendetta, cui seguiranno altre.
Ci interessa la vendetta perché riteniamo importante esplorare le sue capacità liberatorie e catartiche. Perché agire violenza in risposta ad una violenza è una possibilità. Perché immaginare vendette insieme ci rafforza, ci aiuta a superare la frustrazione delle quotidiane violenze di genere e può essere da stimolo.

Invitiamo tutt* a condividere le proprie fantasie o ricordi per poter raccontare nuove storie.

Scrivici a eplace [at] autistici.org

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Autodifesa verbale femminista

Riceviamo e diffondiamo con molto piacere 

Auto difesa verbale femminista copia

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I podcast de Il colpo della strega: 11gennaio2016

“Se vogliamo discutere di Colonia dobbiamo schierarci dalla parte delle donne.”

Condividiamo alcune riflessioni (dubbi e difficoltà!) su quanto accaduto in Germania la notte di Capodanno, attraverso una rassegna stampa ragionata e spunti proposti dal Collettivo.

***

Jobs Act: la cancellazione dell’articolo 18 si applica anche ai/alle dipendenti pubblici?

Per riascoltare la puntata:

Unknown

Unknown

 

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Lettera aperta al movimento

Riceviamo e condividiamo

LETTERA APERTA AL MOVIMENTO

Nel corso dell’anno come assemblea antisessista ci siamo trovate/i a ragionare sul tema della violenza di genere nelle sue più svariate forme, a partire da episodi concreti che accadono con frequenza quotidiana nei diversi contesti in cui viviamo: famiglia, lavoro, scuola, le relazioni sessuali e/o affettive, i luoghi pubblici in generale. La discriminazione delle donne e la conseguente scia di violenza che ne deriva attraversa la società senza distinzioni di provenienza, estrazione sociale o appartenenza politica. Il fatto che la violenza di genere si manifesti anche in contesti politici militanti è la dimostrazione che nessuna realtà è esente da questo tipo di problematiche. Tutte e tutti siamo fortemente contaminate/i dalle dinamiche sociali e culturali in merito alla violenza contro le donne. E purtroppo nei posti occupati come nel movimento, spesso si riproducono gli stessi atteggiamenti sessisti e machisti del resto della società.

Da qui siamo partite/i per ragionare sullo stupro di gruppo di Parma, sulla violenza sessuale all’ExMoi di Torino e al Presidio no Borders di Ventimiglia.

Tre storie, diverse tra loro, che ci interrogano sui meccanismi di giudizio, colpevolizzazione e rimozione nella gestione e comunicazione dei fatti.

“NON ERA UNA DI NOI!”

Identificare la donna che ha subito la violenza, come soggetto estraneo al gruppo politico in cui la violenza è accaduta, come a dire che se fosse stata realmente ” una di noi” questo non sarebbe successo. Colpevolizzare la donna nella ricerca di “sue” responsabilità che possano “giustificare” e/o sminuire la violenza subita.

Era ubriaca? Era sotto l’effetto di qualche sostanza ? Era in condizioni di fragilità psichica o fisica? Era sola? Ha avuto atteggiamenti ambigui che in qualche modo possono aver provocato la violenza?

E se anche la risposta a queste domande fosse affermativa, non sono certo delle aggravanti per chi la violenza l’ha subita, ma per chi l’ha compiuta poiché si è approfittato di uno stato di abbassamento delle difese della donna.

LA NEGAZIONE E LA RIMOZIONE

Il fatto che uno stupro (tanto quanto una violenza, una molestia o un atteggiamento sessista) possa accadere all’interno dei contesti politici in cui lottiamo, è una realtà che viene spesso negata, anche perchè ci pone di fronte a serie contraddizioni. Questa indesiderata e possibile realtà, inoltre, mette in discussione le relazioni amicali e politiche che abbiamo, magari da anni, e sappiamo che è molto doloroso e difficile, per tutte/i. Pur di non riconoscere quanto successo, in alcuni comunicati scritti in merito ai fatti accaduti, si invita addirittura ad attendere il giudizio della magistratura per poter accertare “la verità”. La stessa magistratura costantemente vilipesa e derisa!

LA RICERCA DELLA “VERITA'”

Si parte quasi sempre dall’ipotesi che quanto raccontato dalla donna non sia vero ed abbia bisogno di essere dimostrato con prove concrete, come se l’imputata fosse lei. Si dà più peso e legittimità ai pettegolezzi e alle testimonianze di persone più o meno coinvolte che alla parola della donna che ha subito la violenza.

Frequentemente non si è nemmeno in grado di ascoltare e accogliere la testimonianza della donna rispettandone il vissuto, senza vivisezionarlo con mille domande. E perchè le domande non vengono invece rivolte a chi la violenza l’ha agita?

Accade anche che si consigli alla donna di sporgere denuncia formale indipendentemente dalla sua volontà, come se questo atto di per sé avvalorasse la veridicità di quanto subito.

STRUMENTALIZZAZIONE

Una volta che l’episodio di violenza è di dominio pubblico e non si può più tacere, i mass media non si lasciano sfuggire l’occasione per strumentalizzarlo e gettare fango in modo generalizzato su centri sociali, occupazioni , collettivi politici, migranti, rifugiati, rom, etc…Questo non dovrebbe però distogliere l’attenzione dal problema della violenza per occuparsi invece solo della propria immagine.

Spesso si richiede l’intervento di gruppi femministi o di reti di donne per affrontare a posteriori la gestione degli avvenimenti. Ciò significa delegare ad altrE riflessioni e pratiche che dovrebbero essere invece collettive e condivise. La priorità è ancora una volta la pulizia della propria immagine e “l’autoconservazione”, piuttosto che la critica (de)costruttiva di dinamiche ben presenti all’interno del nostro movimento.

***

La riflessione che stiamo portando avanti su questi temi non vuol essere una critica sterile e distruttiva al movimento, ma mira ad aprire una discussione collettiva su sessismo e violenza maschile contro le donne, per costruire pratiche quotidiane consolidate e per non affannarsi ad intervenire sull’emergenza, sempre in modo confuso ed ottuso.

Il confronto sulla violenza di genere e sulle relazioni che costruiamo nei nostri spazi è, a nostro giudizio, prioritario per un movimento che dice di lottare per una società differente, anticapitalista e rivoluzionaria.

Se non partiamo da noi stesse/i e dalle contraddizioni che ci pervadono, come possiamo pensare di trasformare ciò che ci circonda e di sovvertire l’ordine imposto da questo sistema?

Non assumersi tutte/i questa responsabilità significa essere complici e agire in prima persona sessismo e violenza

Pensiamo l’antisessismo come una pratica militante al pari dell’antifascismo o dell’antirazzismo. Essere compagne e compagni significa prima di tutto essere antisessisti.

Tollerare o non riconoscere atteggiamenti sessisti significa concimare con tanta merda il terreno su cui la violenza può nascere e proliferare.

Elaboriamo strategie di prevenzione e gestione rispetto alle violenze e alle discriminazioni che si verificano nei nostri ambiti, apriamo discussioni collettive e riconosciamo legittimità a questi temi.

Mettiamoci in gioco, confrontiamoci, creiamo cultura e reti di solidarietà per sostenere le donne che fanno emergere le storie di violenze vissute, condividiamo pensieri, pratiche e strumenti.

Assemblea Antisessista di Torino

assemblea-antisessista@autistici.org

 

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Non mi pento di nulla! in Valsusa

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I podcast de Il colpo della strega: La carovana femminista a Torino

Con il cuore e la testa rivolti alle compagne e i compagni arrestati per l’azione Notav e la manifestazione #MaiconSalvini…

Insieme alle compagne dell’Assemblea Antisessista abbiamo presentato la tappa torinese della Carovana Femminista. In particolare abbiamo approfondito la prima giornata, dedicata alla violenza maschile contro le donne. L’appuntamento è per lunedì 14 settembre alle ore 18 in Largo Saluzzo per un presidio antisessista in cui si terrà un’assemblea aperta e uno spettacolo teatrale. Il tutto accompagnato da buona musica e buon cibo, una mostra sulla violenza di genere e banchetti che distribuiranno materiali informativi.

Per riascoltare la puntata: www.radioblackout.org 

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Passeggiata al cantiere Tav con la CarovanaFemminista: libere tutti!

Martedì 15 settembre alle 13 saremo al presidio di Venaus per un pranzo picnic insieme. A seguire ci sarà un’assemblea sulla lotta e la resistenza delle donne notav a cui presenzieranno (oltre le compagne della Carovana) anche una compagna curda e delle compagne che sono state in Kurdistan con la carovana per il Rojava. Alle 17.30 invece è prevista la partenza da Giaglione per una passeggiata al cantiere…passeggiata che assume un significato ulteriore dopo gli arresti di sabato notte, in particolare quello di Francesca che con noi stava preparando le iniziative della carovana…
Ecco il comunicato dell’Assemblea Antisessista di Torino in merito agli ultimi arresti…
Abbiamo appreso con sgomento dell’arresto di un gruppo di compagne e compagni che partecipava ad un’azione volta a denunciare la devastazione dell’opera della tav in Val Susa.
Martedì 15 settembre andremo al cantiere di Chiomonte insieme alla Carovana Femminista Internazionale (che farà tappa a Torino dal 14 al 16 settembre con una serie di iniziative), per parlare di resistenza delle donne e territori, nel giorno della mobilitazione alla frontiera tra Suruc e Kobane. La coincidenza non è casuale: pensiamo che quel filo spinato, quella frontiera che separa popoli e
territori in Kurdistan non è poi così diverso da quello che in Valsusa separa un popolo dalla sua terra; pensiamo che la militarizzazione e la devastazione dei territori abbia un’unica matrice comune, e crediamo che la forza delle donne che lottano, che pensano, che agiscono, in ogni parte del mondo, insieme col movimento tutto, sia ciò che garantisce la costruzione di una società finalmente libera dall’oppressione di qualsiasi natura.
Francesca stava organizzando con noi questo appuntamento, insieme al collettivo sguardi sui generis. Ma arrestandola non hanno fermato niente: martedì saremo ancora di più e porteremo lei, Valeria e gli altri compagni rinchiusi, ancora una volta in valle, a urlare NOTAV su quelle barriere!
Il nostro abbraccio e il nostro pensiero va anche a Cecca e ai compagni arrestati pochi giorni prima per aver partecipato a un corteo antirazzista contro la Lega; in questi giorni in cui è così palese la tragedia che vive chi sfugge a guerre e povertà sono gli/le antirazzisti/e il vero pericolo, poichè di fronte alla violenza istituzionale, o alla sua ipocrisia melensa, svelano quali siano i reali meccanismi che muovono le persone e quanto siano inutili e razziste le politiche fin qui messe in campo dai governi.
Francesca, Valeria, Cecca, Jacopo, Alex, Pierpaolo, Donato, Mattia, Luca, Gianluca, Damiano, Nicola, Carlo, Checco vi vogliamo fuori presto!
Martedì 15 settembre appuntamento al presidio di Venaus alle ore13 per un pic nic insieme, a seguire assemblea sulla resistenza e la lotta delle donne notav con le compagne della Carovana. Alle ore 17.30 partenza da Giaglione per la passeggiata al cantiere.
Vi aspettiamo numerose e numerosi.
Assemblea Antisessista.

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La carovana femminista arriva a Torino!

locandina carovana femminista

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