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Roma, 15 ottobre 2011. Una traccia da seguire. Una trama da decifrare.

ROMA, 15 OTTOBRE 2011.

Una traccia da seguire. Uno spunto di riflessione. Una trama da decifrare. Un invito alla lettura.

da Zygmunt Bauman, Fiducia e paura nella città, Bruno Mondadori, 2005

Le “classi pericolose” originarie erano costituite da gente in eccesso, temporaneamente esclusa e non ancora reintegrata, che l’accelerazione del progresso economico aveva privato di utilità funzionale, mentre il rapido polverizzarsi delle reti di vincoli le aveva tolto ogni protezione. Invece le nuove “classi pericolose” sono quelle riconosciute come non idonee alla reintegrazione e dichiarate non assimilabili, poiché si ritiene che non saprebbero rendersi utili neppure dopo una “riabilitazione”.

Non è corretto dire che siano in eccesso: sono superflue ed escluse in modo permanente… si tratta di uno dei pochi casi di “permanenza” che vengano non solo consentiti ma anche attivamente incoraggiati dalla società liquida.

Al giorno d’oggi, l’esclusione non viene percepita come il risultato di una momentanea e rimediabile malasorte, ma come qualcosa che ha tutta l’aria di essere definitivo.

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Gravidanza precoce, povertà e violenza: lo stesso problema

Vi segnaliamo questo articolo che abbiamo raccolto dal sito Women in the city e poi tradotto per il blog di MeDeA.

PERU ‘ – Gravidanza precoce, povertà e violenza: lo stesso problema
di Zoraida di Portillo
Lima – Irene ha 17 anni e due figli, il maggiore di quattro anni, il secondo appena di otto mesi. Precisamente, il suo primo figlio l’ha avuto all’età di 13 anni. Sua sorella ha appena compiuto 15 anni e ha un bambino di due mesi. Le osservo sedute davanti a me, con i loro bambini. Non sembrano stanche o tristi, di tanto in tanto fanno delle facce buffe, giocano con le loro creature come se stessero giocando con  le bambole che non hanno mai avuto.
“Sono una nonna molto giovane, ho 39 anni,” dice Maria Rosa, madre di entrambe, come se fosse la cosa peggiore che le sia successa. “Beh, hanno dovuto lasciare la scuola per prendersi cura dei loro bambini, erano in terza media,” dice con una scrollata di spalle.

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La memoria del pesce rosso. Sul 15 ottobre a Roma.

Ciao a tutte, pare che la memoria del pesce rosso non superi i tre secondi, ragion per cui può girare in tondo nella sua vaschetta senza annoiarsi. Per la seconda volta, in questo paese, si assiste ad una campagna di stigma e di demonizzazione di settori del movimento. Quella del’77 ha aperto la strada a centinaia di arresti e secoli di carcere per gli autonomi.
Quella di oggi è costruita per le anarchiche/I, le/i resistenti della Val di Susa, le solidali e i solidali contro i Cie.
La forza dei movimenti, in Italia, ha creato, nell’area della sinistra socialdemocratica, una situazione anomala. I partiti, associazioni e organizzazioni, che si autodefiniscono di sinistra, sono parte attiva di queste campagne.

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Roma, 15 ottobre 2011

Riceviamo e pubblichiamo.

Per il nonno di Antonio, che ogni giorno fa un giro a Porta Palazzo mentre smontano i banchi del mercato per cercare tra le cassette di frutta e verdura qualcosa da portare a casa.

Per Laura, che alla fine dell’ennesimo colloquio di lavoro si è sentita dire “lei è giovane e carina, avrà sicuramente un’altra opportunità”.

Per Elisabetta e Luca, che hanno tre figli piccoli e andranno in giro a piedi tutto l’inverno perché la macchina non se la possono più permettere.

Per Monica, che è partita per gli Stati Uniti con la sua laurea e la sua malattia, stanca di essere considerata una categoria protetta.

Per Sandra, che si fa tutti i giorni quattro ore di treno per andare a lavorare, sedili luridi e mai in orario, e pensa che se fanno la Tav un pacco di biscotti viaggerà più comodo di lei.

Per Felicia, che cura e ama i figli di un’altra donna mentre i suoi crescono senza di lei dall’altra parte del mondo.

Per Gregorio, che lavora tre giorni al mese e probabilmente si farà tutto il 2012 in cassa integrazione.

Per Augusto, che arriva dal Cile e passa la giornata sulle panchine dei giardinetti a giocare coi cani degli altri, che mangiano meglio di lui, e non chiede mai un centesimo a nessuno.

Per Alessia, che studia all’università e a vent’anni è convinta di non avere alcun futuro.

E infine per Maria, che era semplicemente una ragazzina palestinese, non bianca, non bionda.

Non aveva un mantello celeste. Non era una statua di gesso.

C.

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Curia di Torino: l’omosessualità è una malattia.

Abbiamo letto oggi dalle pagine locali de La Stampa e La Repubblica le curiose dichiarazioni rilasciate dalla curia torinese in merito ad una proposta di legge presentata dall’opposizione “per la parità di trattamento e contro ogni forma di discriminazione”. Dichiarazioni che tra l’altro sono state richieste ufficialmente dagli uffici della presidenza regionale, che si sa quanto abbiano a cuore il parere della Chiesa Cattolica.

Visto che la proposta di legge è contro ogni forma di discriminazione, la curia ha colto l’occasione per puntare l’attenzione dell’opinione pubblica (nonchè della Regione Piemonte!) su tutti coloro i quali, sia chiaro, con metodi scientifici, ritengono e dimostrano che l’omosessualità sia una malattia e per questa loro insolita idea vengono ingiustamente discriminati (da chi?), censurati (da cosa?), ma soprattutto ostacolati (e qui sta il nocciolo del problema!) nel ricevere finanziamenti. Come a dire, non ci bastano i finanziamenti pubblici per tutte le nostre attività privatistiche ultracattoliche: scuole “parificate”, centri di aiuto alla vita, corsi di formazione per provetti  volontari antiabortisti, etc…vogliamo pure i soldi della Regione per sostenere la nostra ricerca scientifica in grado di curare tutti quei poveretti e quelle disgraziate malati/e di omosessualità.

Tutto chiaro? Leggiamo nel dettaglio cosa scrivono dalla Curia…

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Solidarietà e rabbia per l’aggressione di Suad Omar

Riceviamo e molto volentieri condividiamo sul blog.

Con queste righe vogliamo stringere in un abbraccio Suad Omar che nel pomeriggio di venerdì scorso è stata aggredita prima verbalmente e poi fisicamente mentre viaggiava sul 63 e esprimere la nostra rabbia per l’ennesimo episodio di violenza sessista e razzista a Torino. Perché tanto accanimento?  L’aggressore irritato che non gli venisse ceduto il posto accanto alle porte dell’autobus in nome del proprio privilegio di uomo bianco, deve aver ritenuto insostenibile il fatto che una donna aggredita, invece di abbassare lo sguardo e farsi da parte abbia risposto e si sia difesa.

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Imprenditore dà della mignotta a una disoccupata in cerca di lavoro

Vi segnaliamo un articolo che abbiamo trovato per caso, viaggiando per la rete. E’ stato pubblicato da Lettera Viola, il sito dei Viola in Movimento.

Sul sito di Flash Art Italia e International appare un annuncio. Cercano stagisti per assistente di redazione: A causa dei frequenti e normali turn-over – recita l’annuncio – che avvengono nella nostra redazione, in cui i nostri redattori sono chiamati quasi sempre altrove a più alti, importanti e remunerativi incarichi (ben per loro! Auguri vivissimi! Siamo qui per questo), siamo sempre alla ricerca di uno o più stagisti per Assistente di Redazione per Flash Art Italia e International. Teniamo a precisare che, ahinoi, per almeno 8-10 mesi, il rimborso spese per uno stagista che deve imparare tutto, è minimo, quasi inesistente. Chiedete altrove quanto percepisce uno stagista. Preghiamo dunque di rispondere al presente annuncio solo a chi possiede i requisiti richiesti e a chi può mantenersi per parecchi mesi a Milano”.

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Sono una donna. Joumana Haddad

Condividiamo con voi una splendida poesia di Joumana Haddad, scrittrice, giornalista e poetessa libanese (Beirut 1970). In un’intervista Joumana si è definita non femminista… il tema del rapporto tra femminismo occidentale e mondo femminile arabo è complesso, non di rado spinoso, per certi aspetti anche nuovo. Si parla molto, per esempio, di femminismo islamico e di femminismo occidentale colonialista. Ne discuteremo. Intanto, un omaggio a Joumana Haddad, che vogliamo innanzitutto ricordare per aver pubblicamente denunciato, sui media occidentali, l’ipocrisia delle guerre a senso unico e l’arroganza di chi, aggredendo, si giustifica dietro l’esigenza, presunta, dell’autodifesa. Come Israele.

SONO UNA DONNA

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Regimi di viseità. Ovvero essere escort o essere facile? That’s the question!

Eccola lì che zampetta ai tuoi piedi…” – disse la Zanzara. (Alice tirò indietro i piedi un po’ allarmata) – “…puoi osservare la Farfalla ‘Pane-e-Burro’. Le sue ali sono fettine sottilissime di pane spalmate col burro, il corpo è un pezzo di crosta, e la testa è una zolletta di zucchero”. “E di che cosa si nutre?” –  “Di tè leggero con panna.”

Una nuova difficoltà sorse nella mente di Alice: ” E se non ne trova?” – chiese. “Allora muore, naturalmente” – rispose la Zanzara. “Ma è una cosa che le deve capitare molto spesso.” – osservò Alice, pensierosa. “Le capita sempre” – disse la Zanzara. Dopo di che Alice restò silenziosa per un paio di minuti, sovrapensiero.

(Through the Looking Glass and what Alice found there, Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò, Lewis Carroll)

Il sistema logico occidentale è stato per secoli, tranne rare eccezioni, binario.

Arborescente, direbbe Deleuze, linee di evoluzione coatte, a destra o a sinistra, femmina /maschio, uomo (specie) o animale, di qua o di là, escort (puttana) o santa, casalinga o donna in carriera, lesbica camonista/eterosessuale frizzi e lazzi, rosa o blu.

Certamente nel suo impianto fondamentale continua ad esserlo anche se, tra gli altri, fu proprio il movimento femminista radicale degli anni ’70 a metterlo in questione, nelle sue ricadute nefaste sull’ontologia quotidiana delle donne. Si potè essere per un po’, in linea di principio, sante e puttane, o solo sante, o solo puttane, o nessuna delle due. Poi venne l’oblio culturale e politico. E a mano a mano che il dibattito entrava nelle università dalla porta principale, con le prime cattedre, anche in Italia, dedicate alla storia delle donne e del pensiero femminile, perdeva mordente, abbandonava le strade, come buona parte del restante movimento. Alcune erano state cooptate dalle Istituzioni, “per cambiarle da dentro”, sedotte dalle sirene delle leggi su divorzio e aborto, e gli esperimenti di autogestione reale, come quello dell’estate del ’78, poco dopo l’approvazione della 194, al repartino dell’Umberto I di Roma, diventavano sempre più rari, per sparire poi del tutto. Intanto gli oracoli di Guy Debord sulla conversione definitiva della società da accumulo di capitali ad accumulo di spettacoli si avveravano.

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La pillola dei 5 giorni dopo

Segnaliamo un articolo uscito su La Repubblica di mercoledì 12 ottobre 2011. A seguire la riflessione e il commento di una nostra amica ginecologa…

A questo link invece un nostro commento postato a giugno.

Primo sì alla pillola dei 5 giorni dopo: “Ma serve il test di gravidanza”
ROMA – La commissione tecnica (Cts) dell’Aifa dà il via libera alla pillola dei 5 giorni dopo in Italia ma chiede che prima di prenderla le donne facciano, come indicato dal Consiglio superiore di sanità, il test di gravidanza con l’analisi del sangue. Uno dei punti su cui si erano concentrate le polemiche viene dunque confermato dall’agenzia del farmaco. La pillola non dovrebbe arrivare in farmacia prima dell’inizio del 2012. La pratica infatti ora passa al Cda dell’Aifa, che dovrà dare il suo ok e disporre la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Infine all’azienda produttrice di “EllaOne”, la Hra Pharma, toccherà chiedere i bollini per le confezioni. La richiesta di autorizzazione della pillola, già diffusa in molti paesi, in Italia è stata presentata ben 2 anni fa.

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Alcune considerazioni a proposito della pillola dei giorni dopo…

Come è ovvio le difficoltà all’immissione in commercio e ad una futura utilizzazione nella nostra ‘serva Italia’ sono dovute alla presenza del Vaticano che dagli sciagurati patti mussoliniani del ’29 (rinnovati poi da Craxi) condiziona , non solo nelle coscienze individuali, ma negli atti e nei fatti lo stato italiano, per nulla laico ma ipocritamente (perchè non dichiarato) confessionale. Nei confronti dei diritti di emancipazione delle donne viene sempre posto in atto un perfido sadismo: nel caso in questione la necessità di un test di gravidanza eseguito su prelievo ematico.

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