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La memoria del pesce rosso. Sul 15 ottobre a Roma.

Ciao a tutte, pare che la memoria del pesce rosso non superi i tre secondi, ragion per cui può girare in tondo nella sua vaschetta senza annoiarsi. Per la seconda volta, in questo paese, si assiste ad una campagna di stigma e di demonizzazione di settori del movimento. Quella del’77 ha aperto la strada a centinaia di arresti e secoli di carcere per gli autonomi.
Quella di oggi è costruita per le anarchiche/I, le/i resistenti della Val di Susa, le solidali e i solidali contro i Cie.
La forza dei movimenti, in Italia, ha creato, nell’area della sinistra socialdemocratica, una situazione anomala. I partiti, associazioni e organizzazioni, che si autodefiniscono di sinistra, sono parte attiva di queste campagne.

Questo avviene perchè, non solo si autorappresentano di sinistra, ma intendono anche avere l’esclusiva della rappresentazione  del popolo di sinistra, con la pretesa  di colonizzare e addomesticare tutti gli spazi autonomi, sia sul piano geografico che nell’universo mentale e politico.

E’ una realtà composita di partiti, partitini e associazioni, uniti da un credo integralista, dalla convinzione di avere il verbo dell’ortodossia, che perseguita come eresia tutte le forme diverse e singolari di rappresentarsi di sinistra.
Il risultato è una feroce gelosia nei confronti di tutto quello che, nella sinistra, è cultura altra. Da qui, la violenza esercitata in coabitazione, con ruoli differenti, nei confronti di ogni forma di singolarità, specialmente nei confronti di quelle/i che vogliono affrancarsi dal destino loro assegnato dal corpo, dal sesso, dalla nascita.

Avendo scelto di non aver più come nemico la borghesia, il nemico lo hanno creato all’interno del variegato mondo della sinistra, producendo ogni sorta di metastasi disumana , come la delazione  e la consegna di ragazzi e ragazze alla polizia.
Per un sistema politico-culturale-organizzativo di questo tipo, ogni forma refrattaria è virtualmente pericolosa.
Mettere, da parte di alcune/i, in discussione le pretese egemoniche culturali e politiche della sinistra socialdemocratica, nonchè i suoi valori, fa sì che vengano immediatamente etichettate/i come estremiste/i, violente/i, settarie/i.
L’autonomia nei riguardi del pensiero unico, dell’orizzonte consensuale che questi prospettano, è un crimine e,come tale, viene da loro , perseguito.
E’ la vittoria della violenza del “bene”.

A noi vorrebbero riservare il destino che, in Dostoevskij, il Grande Inquisitore riservava alle masse addomesticate.
Per questo, oggi, le lotte non poggiano solo sulla disperazione delle umiliate/i, delle oppresse/i, delle offese e degli offesi, ma sulla disperazione invisibile dei/delle più.
E’ da questa disperazione invisibile che dobbiamo procedere per la realizzazione di una vita che valga la pena di essere vissuta e per la realizzazione dei nostri desideri.

La sfida deve essere raccolta, ma, siccome noi siamo altro, non li ripagheremo con la stessa moneta.
Ci solleveremo, ovunque, anche in forme eterogenee, non solo diverse, ma, soprattutto, antagoniste.

Elisabetta T.

Posted in anticapitalismo, autodeterminazione, femminismi, no cie, no tav, pensatoio, personale/politico, precarietà, resistenze, roma15ottobre.


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