Skip to content


Autodeterminazione 1978-2011

Brunella Gasperini, scrittrice e giornalista milanese scomparsa nel 1979, per circa 25 anni tenne sulla rivista “Annabella” una pagina di colloqui, seguitissima dalle lettrici, e anche dai lettori che forse un po’ superficialmente, e sbrigativamente, si potrebbe etichettare come posta del cuore

Negli anni immediatamente precedenti l’approvazione della legge 194 che regolamenta l’interruzione volontaria di gravidanza, a fronte dei circa tre milioni di aborti clandestini l’anno e della forte, continua e appassionata mobilitazione delle donne, anche il tema dell’aborto irruppe tra le pagine dei settimanali femminili borghesi, tra ricette e consigli di bellezza e abbigliamento, divenne così oggetto di accesa discussione, spesso di scontro, e soprattutto fu, finalmente, nominato.

Aborto. Di aborto si muore, dicevano le donne.

Riproponiamo, grazie ad una amica, e compagna, che ha conservato i numeri di Annabella, in particolare quelli usciti tra il 1976 e il 1978, alcuni stralci delle risposte, anche decisamente scomode, di Brunella Gasperini alle lettere delle lettrici che affrontavano l’affaire aborto: le condividiamo con voi, sottolineandone, come sempre, l’attualità.

Continued…

Posted in aborto, autodeterminazione, consultori, contraccezione, corpi, pensatoio, personale/politico, rubriche, storie di donne.


Il neoliberismo è un’ideologia.

Verso il 15 ottobre…
da Elisabetta Teghil, lista Sommosse nazionale.
Ciao a tutte,
un tema che mi è molto caro è che il neoliberismo sta tentando di riportare questo paese agli anni ’50.
Non solo, ma la commistione con i partiti e partitini della così detta sinistra e associazioni satellitari, fa si che il neoliberismo sia capace di dettare anche l’agenda politica ed il linguaggio al movimento, almeno a quella parte che ci crede o fa finta di crederci.
L’Appello per la mobilitazione del 15 ottobre, è un appello così generico, infarcito di parole ad effetto, con un tessuto interclassista e politicamente corretto che può essere sottoscritto da tutte/i.
Il ritorno agli anni ’50 è già stato realizzato, quando si organizza una mobilitazione incardinata su un documento così. Negli anni ’70 sarebbe stato prodotto da qualche circolo delle Acli. Bisogna andare ai documenti, alle manifestazioni e agli scioperi delle Trade Unions inglesi degli anni’50 per leggere qualche cosa di simile.

Posted in anticapitalismo, iniziative, pensatoio, personale/politico, precarietà, resistenze.


La strage delle innocenti

Questo articolo è comparso sull’Espresso qualche settimana fa. Lo potete leggere per intero a questo link. E’ una denuncia degli aborti e degli infanticidi selettivi, ovvero di quante bambine vengono “soppresse” in quanto femmine in giro per il mondo.

Senza donne quindi Soprattutto in Asia, ma anche nei Paesi del Caucaso e in Albania. Ne mancano all’appello 160 milioni. Con il risultato che, nei prossimi 40 anni, tra il 15 e il 20 per cento degli uomini non potranno sposarsi, avere una famiglia e dei figli. E’ il frutto di un perverso intreccio tra la cultura che vuole a tutti i costi un figlio maschio, della possibilità di stabilire subito il sesso del nascituro e di una politica di determinazione del sesso attraverso l’aborto. Ed è la fotografia offerta dalla lettura di “Unnatural Selection: Choosing Boys over Girls and the Consequences of a World fullof Men” della giornalista americana Mara Hvistendahl.

Articolo interessante dunque, ma fate bene attenzione e guardate che immagine accompagna il brano. Una donna seminuda portata via su un carrellino come fosse un manichino da alcuni uomini in abito da sera.

Qualcuna/o di voi riesce a spiegarci il nesso tra il contenuto dell’articolo e l’immagine proposta a commento?

Posted in corpi, immagini sessiste, rubriche, sessismo, violenza di genere.


Oggi in Consiglio Regionale la mozione 476 sulla Delibera Ferrero

Riceviamo e condividiamo.

Stamane alle 10 sono andata ad ascoltare la mozione 476, Stara primo firmatario, sul protocollo. Riguardava, peraltro, non il merito del protocollo e della proposta di legge, ma semplicemente l’apertura di una discussione in Consiglio in modo che la questione non restasse confinata in Commissione Sanità. Contromozione di Pedrali, PdL, contro l’apertura di tale discussione (motivazione: si scadrebbe nella contrapposizione ideologica come già avvenuto”)
Ovviamente la seduta è cominciata con quasi un’ora di ritardo e  in modo antipatico, visto che davanti a Palazzo Lascaris c’era un furgone di Celere e alcuni Digos per la  manifestazione dei Precari della Regione.

Continued…

Posted in consultori, delibera ferrero, iniziative.


Barletta. Le invisibili.

Lo hanno chiamato laboratorio tessile, opificio, maglieria. Ma noi sapevamo: era un seminterrato o un sottoscala o una cantina.

Hanno detto che sotto le macerie c’erano delle persone. Ma noi sapevamo: erano donne.

Hanno scritto che erano operaie, lavoratrici. Ma noi sapevamo: tutto il giorno chine sulle macchine, sempre lo stesso movimento, luce artificiale, nessun diritto, nessun contratto, tre, quattro, pochi euro l’ora.

Matilde, Giovanna, Antonella e Tina.

Quattro nomi, quattro vite, quattro corpi straziati in questo che è l’8 marzo degli anni 2000, perché le donne continuano a tagliare la stoffa, a cucire, a confezionare abiti e maglie e camice come le operaie di New York in quel 25 marzo del 1911, perché le donne continuano a lavorare in nero, come le immigrate italiane della Triangle Shirtwaist Company, perché le donne continuano a morire, oggi come allora, dal momento che per produrre merci non occorre contare le crepe sui muri di un palazzo fatiscente nel centro storico di una cittadina del meridione d’Italia oppure tenere aperte le porte di stanzoni destinati alle fiamme in una fabbrica tessile dell’America del secolo scorso.

Matilde, Giovanna, Antonella e Tina: donne, donne intorno ai trent’anni, donne del sud.

I tre requisiti necessari di una precarietà inevitabile, a leggere qualsiasi dato, studio o ricerca, dall’Istat alla Cgil, da Confindustria al Fondo Monetario Internazionale: genere, età, territorio.

Continued…

Posted in 8 marzo, pensatoio, precarietà, storie di donne.


Fuori la rom dal supermercato!

Dalla nostra mail…

Ciao a tutt*, vi inoltro per conoscenza la lettera che ho spedito al gruppo Pam dopo aver assistito ieri ad un episodio di razzismo nel supermercato Metà di Via Madama Cristina angolo Via S.Pellico, a 100 mt da P.za Madama nel quartiere S.Salvario a Torino. Fate girare il più possibile e cerchiamo di boicottare il negozio, il razzismo è una piaga sociale da combattere sempre e ovunque.
Gentile Servizio Clienti,
ieri 6/10/2011 alle ore 13.15 circa mi trovavo in un supermarket del vostro gruppo, ovvero il Metà di via Madama Cristina angolo via Silvio Pellico; ero alla cassa del supermarket e mi apprestavo a porre i prodotti sul carrello scorrevole della cassa, quando dall’ingresso è entrata una signora Rom con sua figlia. Con totale sbigottimento da parte mia e degli altri clienti. la cassiera ha lasciato le sue mansioni e si è messa davanti alla signora impedendole di entrare, adducendo come motivo il fatto che <<Quelli come lei>> non possono entrare nel supermercato. La signora, che voleva solamente acquistare dei pannolini per il suo bebè era sbigottita e confusa. Mi sono rivolto quindi alla cassiera chiedendole se lei aveva visto nello specifico la signora rubare all’interno del locale, ricevendo come risposta un “No”, e,nonostante facessi notare che si stava compiendo del becero razzismo identificando il comportamento di un singolo qualunque come di tutta un’etnia o un popolo, la cassiera irremovibile non faceva entrare la signora.  In quel momento, vedendo la situazione di umiliazione negli occhi di questa signora, ho posato la merce sulla cassa e me ne sono andato, certo che in quel supermercato non ci tornerò più e anzi, farò di tutto affinchè altre persone mie conoscenti non si rechino in quel luogo.
Questo comportamento mi ha ricordato anni bui della nostra storia, raccontati da mio nonno, quando si impediva l’ingresso nei locali “agli ebrei e ai cani” o quando, nella Torino anni ’60, comparivano i “non si affitta ai meridionali” sugli annunci immobiliari, tutte cose che non hanno insegnato nulla se esistono ancora oggi, nel 2011, episodi di questo tipo.
Mi preme ricordare inoltre che è vietato per legge non fare entrare una persona all’interno di un luogo aperto al pubblico, per qualsiasi motivo.
Cordialmente,
Simone Pallaro

Posted in comunicati/volantini, migranti, pensatoio, resistenze, storie di donne.


Intervista a Suad Omar, la donna somala aggredita su un autobus a Torino

Vi avevamo raccontato la storia di Suad QUI, attraverso il comunicato che ci aveva inviato. Ora potete sentire dalla sua stessa voce quello che le è accaduto.

Suad aggredita perchè donna, perchè “diversa”. Una donna somala insultata e picchiata su un autobus torinese da un signorotto italiano di mezza età. La sua reazione, la rabbia, l’amarezza…e insieme tanta voglia per lei di continuare a lottare per i diritti delle donne, dei migranti e delle migranti. Suad racconta la sua storia ai microfoni di Radio Blackout.

L’intervista è divisa in tre parti: prima parte, seconda parte, terza parte.

Posted in migranti, pensatoio, personale/politico, resistenze, storie di donne, violenza di genere.


Donne, precarie, murate vive

da Femminismo a sud

Queste sono tre delle donne morte ammazzate nella fabbrica di Barletta. Sepolte vive in un posto dove venivano pagate 4 euro l’ora in nero. Con la maglia turchese Antonella Zaza, con gli occhiali Giovanna Sardaro e in basso Matilde Doronzo. Manca il volto di Tina Ceci, 37 anni e di Maria Cinquepalmi, 14 anni.

Fossero stati militari caduti in guerra avremmo i loro primi piani e vedremmo i tricolore sventolare dalle pagine di tutti i quotidiani, invece erano “solo” delle operaie precarie costrette a lavorare in nero per due soldi per campare.

Ripetiamo: Tina Ceci, 37 anni. Matilde Doronzo, 32. Giovanna Sardaro, 30 anni. Antonella Zaza, 36. E Maria Cinquepalmi, 14 anni. Queste sono le donne morte nella strage annunciata. Le adulte lavoravano in nero per 4 euro l’ora.

Noi per esempio stragi del genere le inseriremmo nella lista dei femminicidi perché sono crimini nei confronti di lavoratrici deboli e ricattabili che in quanto tali accettano di stare nascoste negli scantinati perché non si sappia quante sono e cosa stanno facendo.

Ce l’avevano un contratto regolare? Quelle che sono morte ammazzate, dico. Ce l’avevano o no? I parenti ci dicono di no e ci dicono che lavoravano in nero per 4 schifosissime euro l’ora. Quella ditta ce l’aveva il permesso per stare in quella stamberga? Non sarebbe obbligatorio per i luoghi di lavoro averci una serie di norme per la sicurezza da rispettare? E se ci fosse stato un incendio? Come potevano uscire quelle povere anime da là sotto? Quanti anni avevano? Erano in quell’età che ti costringe a stare fuori dal mercato del lavoro, destinate nei sotterranei per arrivare a morte certa? Lo capite o no che tra quelle donne poteva starci chiunque tra noi? Chiunque tra le tante precarie che combattono ogni giorno in Italia?

Continued…

Posted in corpi, pensatoio, personale/politico, precarietà, storie di donne.


Suad, aggredita perchè donna, perchè “diversa”.

Un’amica ci ha raccontato questa brutta storia e ci ha messe in contatto con la protagonista di questa vicenda. A Suad tutta la nostra solidarietà e la promessa che faremo di tutto per far sapere quello che le è successo. Stringiamo idealmente Suad in un forte abbraccio di sorellanza. A lei che ha avuto, nonostante tutto, il coraggio di reagire contro il suo aggressore e di denunciare la violenza di cui è stata vittima.

Pubblichiamo qui di seguito il comunicato che Suad insieme alle amiche e alle colleghe sta cercando di far circolare in rete. Venerdì mattina Suad sarà ospite di RadioBlackout. Sarà lei stessa a raccontarci la sua storia.

VILE AGGRESSIONE RAZZISTA E MACHISTA A FIGURA DI SPICCO DELLA COMUNITA’ SOMALA TORINESE.

Suad Omar, cittadina italo – somala, madre di 5 figli, attivamente impegnata da venti anni nella vita culturale, sociale e politica torinese, è stata vittima di un attacco vergognoso in un bus pubblico di Torino. Venerdì 30 settembre alle ore 16 e trenta si recava con il 63 presso l’ospedale Mauriziano per prestare il suo servizio di mediatrice culturale. Poco prima di scendere alla fermata Amerigo Vespucci, viene aggredita brutalmente da un uomo italiano di mezza età, che prima la insulta volgarmente, chiamandola puttana e troia e dopo inizia a darle calci e pugni fino a romperle gli occhiali e provocarle gravi lesioni alle costole.

L’atmosfera sul bus, come capita spesso, è tesa: c’è chi fa finta di nulla, chi rimane sconvolto senza il coraggio di muovere un dito. Alla violenta aggressione reagiscono solamente due ragazzi africani che cercano di aiutare la vittima. Anche Suad non subisce passivamente l’attacco.

Poco dopo l’autista ferma il pulmann per telefonare al 112 e apre le porte. L’aggressore riesce così a fuggire. Di fronte delle proteste di Suad circa l’operato dell’autista, che di fatto ha facilitato la fuga dell’aggressore, gli operatori di GTT giunti sul posto successivamente, spiegano che il regolamento vieta loro di intervenire in casi simili.

Nonostante lo shock e il dolore, Suad decide di dare visibilità alla violenza subita, informando le amiche, la rete di facebook e decidendo di avvalersi di un avvocato. Chiede ai carabinieri di visionare i filmati delle telecamere di sorveglianza presenti sull’autobus, di cercare l’uomo che l’ha aggredita solo perchè donna e “diversa”.

Negli ultimi anni le aggressioni a cittadini di origine africana sono state numerose. Le donne, le donne straniere ancora di più, sono soggette a continue violenze nei luoghi pubblici senza la minima possibilità di difesa. Le parole che offendono, l’umiliazione e le botte la dicono lunga sul nostro clima di convivenza, sull’inadeguatezza delle istituzioni che non riescono a prendere una posizione più netta a difesa delle donne, contro il razzismo e la misoginia che si manifesta nelle nostre strade e nelle nostre vite.

L’aggressione subita da Suad è l’ennesimo attacco a tutte le donne. Non deve passare inosservato. Giustizia deve essere fatta!

Posted in comunicati/volantini, migranti, personale/politico, resistenze, storie di donne, violenza di genere.


Come galline di batteria

Ascolta l’intervista audio realizzata a Radio Blackout con MeDeA.

medea_propostadilegge_primapartemedea_propostadilegge_parteseconda

Predappio è un piccolo centro a circa 15 km da Forlì, alle elementari abbiamo imparato che vi nacque Benito Mussolini, il 29 luglio del 1883. Sappiamo anche che lì, presso il cimitero, nella cripta di famiglia, vi è la sua tomba… ogni anno gruppi, gruppetti, gruppuscoli di vecchi e nuovi fascisti la visitano, tra svastiche, croci celtiche e saluti romani esibiti alle fotocamere dei cellulari.

Tra questi, sorridente dietro a uno striscione di Azione Giovani, sezione giovanile di Alleanza Nazionale, fornito di celtica e con contorno di mani tese d’ordinanza, si nota la sorridente consigliera regionale piemontese Augusta Montaruli, quota Pdl – il che vuol dire non eletta ma in listino – classe 1983, fascista.

Immaginiamo sappia che la croce celtica, cui peraltro non rinuncia neppure in occasione di altro tipo di manifestazioni, fu adottata per la prima volta come simbolo politico dal Partito Popolare Francese, fondato appena prima delle Seconda Guerra Mondiale e noto per aver sostenuto l’alleanza con i nazisti, partecipato alle torture, agli assassini e alle deportazioni a fianco della Gestapo quasi più degli uomini di Pétain; possiamo solo supporre con quale fervore abbia apposto la sua firma, in Consiglio Regionale, per citare solo due casi, in calce all’ordine del giorno del dicembre 2010 contro gli studenti e le studentesse del movimento contro la Riforma Gelmini, o a quello del giugno 2011, contro il movimento No Tav, con relativa solidarietà alle truppe d’occupazione della Val di Susa, che avevano appena provveduto a inondare di gas lacrimogeni migliaia di persone, ma siamo sicure che letteralmente esulti all’idea di poter essere ricordata per la proposta di legge regionale n. 160, presentata il 14 settembre scorso, dal titolo “Norme e criteri per la programmazione, gestione e controllo dei Servizi consultoriali”.

Continued…

Posted in anticlericale, antifa, autodeterminazione, consultori, contraccezione, corpi, delibera ferrero, proposta di legge consultori.