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C’è chi dice no. Dalla leva all’aborto: l’obiezione di coscienza.

Ieri a Torino Chiara Lalli, saggista e filosofa bioetica, ha presentato il suo nuovo libro, una sorta di di storia dell’obiezione di coscienza in Italia. Ciò che principalmente emerge dalla sua documentazione è il cambiamento che è intervenuto da quando se ne è cominciato a parlare, al tempo in cui si riferiva quasi esclusivamente alla renitenza alla leva.

A partire dal 1972, con l’introduzione del servizio civile, il concetto cambia però di significato, perlomeno all’interno della giurisprudenza. L’obiezione di coscienza diventa un diritto positivo. La legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza consacrerà questa nuova interpretazione e cambierà il corso della storia dell’obiezione di coscienza nella penisola: da simbolo forte di opposizione al potere diventerà addirittura uno strumento per raggiungerlo.

Il risultato è che ora abbiamo ora una legge che trova enormi difficoltà a essere effettivamente applicata e medici che, lungi dal rischiare il carcere, spesso ottengono riconoscimenti e fanno addirittura carriera, come nella Lombardia del ciellino Formigoni. La percentuale di obiettori tende costantemente ad aumentare, perché è «una scelta facile e indolore» che rende ormai carta straccia «la libera scelta iniziale (diventare ginecologi e lavorare nel pubblico), che vincola l’individuo a doveri e non solo a diritti professionali e privilegi».

Le disavventure da incubo a cui possono andare incontro le donne in un ospedale pubblico sono ormai talmente ordinarie che non fanno nemmeno più notizia. Senza dimenticare che una legge repressiva sul testamento biologico è ormai alle porte.

Si aggiungono tutte le proposte di legge regionale che promuovono l’ingresso dei volontari antiabortisti nei consultori pubblici e che di fatto attaccano ai fianchi la legge 194.

Qui di seguito la chiaccherata radiofonica che abbiamo avuto questa mattina con Chiara Lalli ai microfoni di Radio Blackout.

Ascolta l’intervista.

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Presentazione dei Quaderni Viola a Torino

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Diventiamo l’eco infinito dei loro no

Un’altra donna ammazzata perchè ha detto no.

E’ successo in provincia di Varese, dove una donna di 36 anni è stata uccisa nella sua abitazione da un conoscente, da un uomo che racconta di aver avuto una relazione con la vittima. Lei era sposata,  pare volesse interrompere la relazione. Altri dicono che lei l’avesse semplicemente aiutato dopo averlo conosciuto attraverso la cooperativa sociale per cui lavorava.

Durante la lite l’uomo “avrebbe perso il controllo” e l’avrebbe colpita alla testa e al volto con una scacchiera di vetro e marmo e con altri oggetti trovati nella casa, finendola poi a colpi di sedia.

I carabinieri l’hanno preso. Lui ha confessato. Ora si trova nel carcere di Busto Arsizio. Insomma quasi un finale lieto, perchè giustizia è stata fatta, dunque la storia si chiude qui. Insomma, diciamocelo, una vicenda di cronaca come tante.

NO.

Marianna Ricciardi si aggiunge all’interminabile lista di femminicidi che nel nostro paese ogni hanno fanno centinaia di vittime. Donne uccise da compagni, mariti, amici, parenti, conoscenti, in rari casi sconosciuti ed estranei.  Donne uccise da uomini. Donne uccise perchè dicono no, ad una relazione, ad un sopruso, alle botte, ad un insulto, ad un rapporto sessuale, ad una vita da schiave dentro e fuori casa.

Il loro no è il nostro no. A meno di due settimane dalla Giornata mondiale contro la violenza maschile sulle donne, diciamo, urliamo no per Marianna e per tutte le donne che ogni giorno vengono uccise, picchiate, maltrattate, violentate. Diventiamo l’eco infinito del loro no.

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La violenza fisica e la violenza delle leggi

Riceviamo dalla Casa delle donne Lucha Y Siesta di Roma.

In via Saredo a Roma, non lontano dalla nostra casa – la casa occupata delle donne Lucha Y Siesta – nei giorni scorsi è avvenuta l’ennesima raccapricciante violenza nei confronti di una donna.
L’uomo aggressore, dopo il massacro, si è addormentato sul corpo martoriato della donna in stato di incoscienza e così è stato trovato dalle forze dell’ordine. A differenza di altri simili episodi, che purtroppo fanno parte della vita quotidiana di molte donne, di questo terribile caso hanno parlato moltissimi giornali. La notizia dell’efferata violenza ovviamente viene così largamente diffusa perché inizialmente il teorema è quello classico che ci raccontano da qualche anno: lo sconosciuto aggressore romeno e la donna aggredita descritta come  una “disabile con problemi di alcol”. Solo leggendo tra le righe si capisce che forse la storia dell’orco cattivo non è del tutto vera, probabilmente i due si conoscevano, avevano una relazione, e la terribile  aggressione è nata da una crisi di gelosia. Non sappiamo quale sia la verità, e forse non la sapremo mai perché il sipario su queste storie cala presto. Ancora non sappiamo come procedono le indagini ed eventuali processi su altre terribili vicende come quella dello stupro in caserma al Quadraro.

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No F35: l’appello per la manifestazione a Novara

Riceviamo e volentieri condividiamo dalle amiche e compagne del Collettivo Ossidiana Donne In- Formazione

Appello per la manifestazione del 12 novembre 2011 a Novara: NO AGLI F-35

Concentramento ore 14 Piazza Garibaldi (Stazione F.S.)

L’acquisto e l’assemblaggio di cacciabombardieri F-35 nello stabilimento che Lockheed Martin ed Alenia stanno facendo costruire all’interno dell’aeroporto militare di Cameri, a pochi chilometri da Novara, costituiscono l’ennesimo spreco di soldi pubblici.

La ditta vicentina Maltauro, che ha vinto l’appalto per la costruzione dei capannoni dall’inizio del 2011 ha cominciato i lavori.

Mentre si tagliano spese sociali, sanità, pensioni, scuola, ecc., si spendono venti miliardi di euro per produrre strumenti di morte e distruzione (131 sono i cacciabombardieri che saranno acquistati dall’Italia).

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Due brutte storie di molestie sul posto di lavoro

Commesse obbligate a dire la taglia del reggiseno. Succede in Svezia, dove le dipendenti di una marca di lingerie sono costrette a indossare sempre un cartellino che indica le loro misure.

Ecco la vicenda, di cui abbiamo trovato notizia in rete. Le commesse svedesi dei negozi di lingerie Change hanno presentato querela contro il marchio danese per molestie, mentre il sindacato di categoria lo ha denunciato per discriminazione: tutta colpa della nuova politica imposta dalla società, che prevede che le assistenti alla vendita debbano indicare anche la taglia del reggiseno accanto al nome. Una mossa che avrebbe esposto molte commesse agli sguardi e alle battute pesanti da parte di clienti che vanno apposta nel negozio per dare una sbirciatina ai numeri in bella vista sui cartellini, come hanno raccontato alcune ragazze a dir poco sconvolte al giornale svedese Handelsnytt, lamentando il fatto che ai commessi maschi tale umiliazione venga risparmiata.

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Ciao Nori

“Eravamo giovani, ci sentivamo belle, allegre. E’ giusto che venga fuori anche questa nostra normalità. Non eravamo incoscienti, sapevamo di correre dei rischi. Ma volevamo un’Italia diversa, libera, e non c’era altra scelta oltre a quella di resistere e combattere”. 

Nori Brambilla Pesce è morta ieri. Combattente partigiana, medaglia d’argento alla Resistenza, lottò per la libertà con il marito Giovanni Pesce.

L’anno scorso, la compagna Sandra (questo il suo nome di battaglia) aveva pubblicato le sue memorie, “Il pane bianco”. A proposito del libro, disse: “Questo libro  l’ho scritto solo perché me lo hanno chiesto i giovani”.

Dall’Enciclopedia delle donne:

Onorina Brambilla Pesce, Milano 1923 – Milano 2011

«Avevamo tutti un nome di battaglia, io mi ero scelto Sandra; ho fatto una ricerca: mentre gli uomini partigiani si sceglievano nomi fantasiosi, Tarzan, Saetta, Lupo, la maggior parte delle ragazze avevano nomi normali…Elsa… ecco, il massimo era Katia!»[1]
Di famiglia antifascista e comunista, abita con i genitori e la sorella Wanda in una casa di ringhiera ai Tre Furcei, quartiere operaio di Lambrate a Milano. Il padre Romeo, “specializzato” alla Bianchi, fabbrica di biciclette, rifiuta di prendere la tessera del partito fascista; ne conseguono anni di disoccupazione e miseria.

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Elisabetta Teghil alla Consultoria Autogestita di Milano

Sabato 5 novembre alle ore 16.30

La Consultoria Autogestita presenta il libro di Elisabetta Teghil

“Ora e qui – lettere di una femminista”

dalle 18,30 aperitivo e Consultoria a porte aperte
condivisione del programma, presentazione dell’attività, informazioni sulla consultoria autogestita di via dei transiti 28, a Milano

Il libro raccoglie un anno di riflessioni condivise dall’autrice sulla mailing list femminista “sommosse”
“L’unicità e la “preziosita” di queste lettere consiste nella capacità dell’autrice di porre con intransigente radicalità (…)  i temi più scabrosi, rimossi e spesso negati dalla nostra pratica femminista. Dalla lotta armata alle compagne dimenticate, dalla dettagliata denuncia dei “tradimenti di classe” alla distruzione del mercato del lavoro, nulla ci viene risparmiato e tutto ci riporta a confrontarci con onestà sul nostro passato per costruire un futuro migliore. Senza ipocrisie e con crudele realismo Elisabetta ci porta a cercare la nostra verità: per costruire un’altra società che il femminismo insegue persegue e vuole. Vogliamo la felicità.
(da intervista su womenews.net)

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Striscia la notizia e la disinformazione sulla contraccezione d’emergenza

Incredibile come a Striscia la notizia, gente che viene da anni di animazione sulle spiagge o affini pretenda di fare del giornalismo di inchiesta:   http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/videoextra.shtml?13889

Ci è arrivata a questo proposito una mail in cui si riportava la denuncia di Silvio Viale, noto ginecologo torinese rispetto al servizio del programma di Antonio Ricci andato in onda l’altra sera.

Nell’ambito di un servizio sull’acquisto di farmaci online, il reporter d’assalto di Striscia ha detto numerose falsità sulla contraccezione di emergenza. Leggiamo dalla mail “In particolare un disinformato farmacista ha affermato che si tratterebbe di un farmaco abortivo, il che è assolutamente falso. Inoltre non ha minimamente accennato che il farmaco Ellaone (ulipristal acetato) è in corso di registrazione  in Italia da due anni, il che costituisce il vero scandalo.

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La storia di Malika: noi non archiviamo!

Riceviamo da Firenze e volentieri pubblichiamo.

Sabato 12 novembre presidio 10.30 Piazza San Firenze davanti al tribunale
– a seguire conferenza stampa alle ore 11.30.

NON E’ SUCCESSO NIENTE…

Nella giornata di mercoledì 12 ottobre abbiamo appreso dai legali di Malika Yacout che il medico legale e l’ufficiale Giudiziario imputati di “violenza privata” e “lesioni personali in concorso di reato” NON SONO STATI RINVIATI A GIUDIZIO, questa è la decisione del Giudice dell’Udienza Preliminare, quindi il caso è chiuso, e il procedimento archiviato…
Non è successo niente…

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