
DOMENICA 18 DICEMBRE ORE 15.30 DIBATTITO c/o la consultoria autogestita in via dei transiti 28 a Milano
SGUARDI DI GENERE: LOTTE E PRATICHE DI DONNE DALLA VAL DI SUSA E DALLA PALESTINA
In un’era definita di globalizzazione, il territorio rimane una questione centrale. mentre il neoliberismo cerca di darsi una facciata “ecologica” ed “ecosostenibile”, la trasformazione, l’inquinamento, la devastazione e la militarizzazione di innumerevoli territori non si ferma: anzi, assume solo il nome di “progresso”.
Noi vogliamo dare uno sguardo di genere alle lotte e alle pratiche di resistenza che avvengono in questi territori.
in particolar modo a quelle delle donne che in val di susa e in Palestina lottano in modo radicale per la difesa dei propri territori, per l’autodeterminazione e per un idea e una pratica di autogestione e qualità della vita differenti da quelli esistenti. un filo rosso, che ci mostrerà le tante analogie tra due lotte distanti geograficamente, ma molto vicine sotto altri aspetti.
INTERVERRANNO COME RELATRICI COMPAGNE DELLA VAL DI SUSA E COMPAGNE PROVENIENTI DA ESPERIENZE DI CAMPI PROFUGHI DEL LIBANO E DELLA PALESTINA.
A SEGUIRE APERITIVO E CANTASTORIE DALLE PREALPI (canti di lotta e sulla val di susa)
*Organizza IL GRUPPO REFE (relazioni femministe tra Genova, Torino e Milano)
Posted in autodeterminazione, femminismi, iniziative, no tav, palestina, resistenze, storie di donne.
By me-dea
– 12/01/2011
da Migranda.org
In soli tre giorni 800 donne, uomini e associazioni hanno risposto al nostro appello per la liberazione di Adama. Anche grazie alla coincidenza con la giornata mondiale contro la violenza sulla donne, lo scandalo costante della detenzione amministrativa di una donna migrante è esploso improvvisamente sulle prime pagine dei giornali e nei servizi televisivi.
La storia di Adama e delle molte violenze da lei subite, il sostegno che ha ricevuto sono stati tali da produrre l’interesse di quelle istituzioni che nei mesi precedenti avevano colpevolmente ignorato la sua situazione. Colpisce che ci sia ancora chi vede qualcosa di poco chiaro nella storia di Adama. Viene così confermata la consueta pratica di addossare alle donne l’onere di dimostrare di aver subito violenza sia essa privata o istituzionale.
Ciò nonostante, ieri sera dal Cie di via Mattei è uscita una migrante che per tre mesi è stata imprigionata senza alcuna colpa, come d’altra parte del tutto immotivata continua a essere la detenzione di tutti gli altri migranti in tutti gli altri Cie d’Italia e d’Europa. Oggi però noi possiamo dire: Adama è libera! Abbiamo potuto riabbracciare e accompagnare in un luogo sicuro una donna colpita prima dalla violenza di un uomo e poi da quella delle istituzioni. Adama è libera! Il suo coraggio e la protesta collettiva di migliaia di donne e di uomini, e ancora la presa di posizione di decine di associazioni, hanno reso possibile ciò che fino a pochi giorni fa sembrava impossibile. Adama è libera! La brezza fresca e impetuosa della nostra rivolta ha aperto per una volta la porta di quel luogo inutile e brutale che è il Cie. Ci sarà tempo nei prossimi giorni per altre considerazioni. Ora, ciò che importa, è che Adama è libera e può prendere in mano la sua libertà.
Posted in migranti, no cie, resistenze, sessismo, storie di donne, violenza di genere.
By me-dea
– 12/01/2011
Riceviamo e pubblichiamo per amplificare la voce di Adama e delle donne che la stanno sostenendo nella sua battaglia.
Adama è una donna e una migrante. Mentre scriviamo, Adama è rinchiusa nel CIE di Bologna. È rinchiusa in via Mattei dal 26 agosto, quando ha chiamato i carabinieri di Forlì dopo essere stata derubata, picchiata, stuprata e ferita alla gola con un coltello dal suo ex-compagno. Le istituzioni hanno risposto alla sua richiesta di aiuto con la detenzione amministrativa riservata ai migranti che non hanno un regolare permesso di soggiorno. La sua storia non ha avuto alcuna importanza per loro. La sua storia – che racconta di una doppia violenza subita come donna e come migrante – ha molta importanza per noi.
Secondo la legge Bossi-Fini Adama è arrivata in Italia illegalmente. Per noi è arrivata in Italia coraggiosamente, per dare ai propri figli rimasti in Senegal una vita più dignitosa. Ha trovato lavoro e una casa tramite lo stesso uomo che prima l’ha aiutata e protetta, diventando il suo compagno, e si è poi trasformato in un aguzzino. Un uomo abile a usare la legge Bossi-Fini come ricatto. Per quattro anni, quest’uomo ha minacciato Adama di denunciarla e farla espellere dal paese se lei non avesse accettato ogni suo arbitrio. Per quattro anni l’ha derubata di parte del suo salario, usando la clandestinità di Adama come arma in suo potere.
Quando Adama ha dovuto rivolgersi alle forze dell’ordine, l’unica risposta è stata la detenzione nel buco nero di un centro di identificazione e di espulsione nel quale potrebbe restare ancora per mesi. L’avvocato di Adama ha presentato il 16 settembre una richiesta di entrare nelCIE accompagnato da medici e da un interprete, affinché le sue condizioni disalute fossero accertate e la sua denuncia per la violenza subita fosse raccolta. La Prefettura di Bologna ha autorizzato l’ingresso dei medici e dell’interprete il 25 ottobre. È trascorso più di un mese prima che Adama potesse finalmente denunciare il suo aggressore, e non sappiamo quanto tempo occorrerà perché possa riottenere la libertà.
Continued…
Posted in 25 novembre, comunicati/volantini, femminicidi, migranti, no cie, resistenze, storie di donne, violenza di genere.
By me-dea
– 11/25/2011

Il 25 novembre del 1960 furono assassinate Patria Mercedes, María Argentina Minerva e Antonia María Teresa Mirabal, meglio conosciute come Las Mariposas, le farfalle, le tre sorelle che ebbero il coraggio, la forza e la determinazione di lottare per la libertà del proprio paese, la Repubblica Dominicana, opponendosi a una delle dittature più sanguinarie e feroci dell’intera America Latina, quella del generale Rafael Leónidas Trujillo.
Abbiamo raccontato più volte la loro storia, che è la storia di una lotta e di un brutale omicidio – le farfalle furono uccise a bastonate da agenti di Trujillo dopo che avevano intercettato e costretto a fermarsi la macchina su cui viaggiavano, dirette al carcere di Puerto Plata dove erano rinchiusi i mariti di due di loro, Manolo e Leandro – ma è anche la storia di tutte: la scelta del 25 novembre come giornata internazionale di lotta e per l’eliminazione della violenza contro le donne e le bambine nacque nel 1981, in occasione del “Primero Encuentro Feminista de Latinoamérica y el Caribe” svoltosi a Bogotà durante il quale le delegate della Repubblica Dominicana proposero di rendere omaggio alle sorelle Mirabal facendo della data del loro assassinio un simbolo per le donne di tutta l’America latina.
Il 17 dicembre 1999 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha dichiarato ufficialmente il 25 novembre Giornata Mondiale per l’Eliminazione delle Violenza sulle Donne, con la risoluzione numero 54/134.
A partire dal 1997, su proposta delle compagne messicane, militanti del movimento zapatista, intervenute al Secondo Incontro Internazionale contro il neo liberismo svoltosi a Barcellona la data del 25 Novembre viene ricordata anche dai collettivi femministi europei, e italiani, soprattutto per marcare una radicale e irriducibile distanza da ogni forma di fagocitante istituzionalizzazione della lotta delle donne. Da qualche anno, in occasione del 25 novembre in particolar modo, si sente usare sempre più di frequente un termine nuovo, un neologismo, femminicidio, ad indicare la violenza fisica psicologica sociale culturale e anche economica ed istituzionale agita contro una donna in quanto donna.
Continued…
Posted in 25 novembre, autodeterminazione, corpi, femminicidi, femminismi, pensatoio, personale/politico, resistenze, sessismo, storie di donne, violenza di genere.
By me-dea
– 11/24/2011
dalla Coordinamenta femminista e lesbica di collettivi e singole- Roma
Il personale è politico/ il sociale è il privato – Contro la violenza maschile sulle donne
La definizione biologica di donna non ci appartiene, come non ci appartiene il concetto di donna, strutturazione fittizia del patriarcato in funzione dell’asservimento e dell’oppressione. Donna è una categoria socialmente costruita ed è un termine tutto interno al sistema patriarcale. Ma è l’oppressione stessa che definisce l’insieme delle oppresse.
Ci rivolgiamo,perciò, a tutte coloro che sentono l’oppressione maschile sulla loro pelle e che questa società vuole , con sistematicità e violenza, mantenere e ricondurre nei suoi paradigmi.
La riappropriazione del termine donna avviene qui attraverso la riappropriazione della categoria di oppressione che a quella parola è legata. E useremo il termine “donna” come se fosse sempre tra virgolette.
Con violenza di genere sulle donne intendiamo la violenza sessuale/fisica/economica/verbale/psicologica fino al femminicidio del maschio sulla donna.
La violenza sulle donne è frutto della società patriarcale, un sistema sociale nel quale il potere, l’autorità e i beni materiali sono direttamente o indirettamente concentrati nelle mani dell’uomo, mentre la donna è relegata a soggetto subalterno. Una società basata sulla costruzione di ruoli che vede le bambine graziose e sorridenti, le adolescenti seducenti e remissive pronte a diventare mogli, madri ma anche spietate donne in carriera.
Con violenza maschile intendiamo la violenza patriarcale esercitata in senso lato dal maschio, ma anche dalle istituzioni o da altre donne nella logica del sistema patriarcale.
Continued…
Posted in 25 novembre, anticapitalismo, anticlericale, antifa, comunicati/volantini, corpi, femminismi, pensatoio, personale/politico, resistenze, sessismo, storie di donne, violenza di genere.
By me-dea
– 11/23/2011
Lasciamo a voi ogni commento, ve la presentiamo così, nuda e cruda, come l’abbiamo trovata in rete.
dal Manifesto Blog
Il 13 luglio 2011 il Tribunale di Belluno ha pronunciato la seguente sentenza, depositata l’11/10/2011.
Il Tribunale ha condannato un uomo perché “per motivi abbietti, costringeva.. gravemente minacciandola con un’ascia che teneva sul letto durante lo stupro al fine di eseguire il delitto di violenza sessuale, con violenza consistita nel tenerla ferma, a subire atti sessuali consistiti in un rapporto vaginale completo con eiaculazione”. Si legge nella sentenza che l’imputato “sotto minaccia di una accetta, ebbe a costringere.. ad avere con lui ben due rapporti sessuali completi; e ciò nonostante la donna continuasse a piangere mentre il.. esaudiva i suoi istinti sessuali, incurante dello stato d’animo della stessa (tanto da leccarle le lacrime)”. Si legge inoltre che la parte offesa “..pur essendo stata talvolta contraddetta e smentita in alcune parti della propria deposizione dibattimentale dalle risultanze investigative compiute, è da ritenersi del tutto attendibile e credibile in relazione a quello che è il nucleo essenziale delle proprie dichiarazioni, ossia il racconto reso dalla stessa in merito alla violenza subita”. Questa in sintesi la vicenda: la donna, che svolge un’attività di commercio e vendita di automobili, un giorno, mentre serve al tavolo di un locale, conosce l’uomo, che successivamente la contatta più volte e le “fa la corte”, riferendole anche della sua intenzione di acquistare un’auto. Le propone quindi di andare a pranzo con lui e altri signori per discutere di un nuovo lavoro (in tale occasione la donna inoltre spera di vendergli un’auto). Giunta all’appuntamento, poiché le altre persone ritardano, viene invitata a salire a casa sua a prendere un thè: dopo aver atteso chiacchierando alcune ore, l’uomo la minaccia con l’accetta e la stupra.
Il PM chiede una condanna a 7 anni, il Tribunale lo condanna a 2 anni con la sospensione condizionale della pena, riconoscendogli l’attenuante ”di cui all’ultimo comma dell’art.609 bis c.p. ritenuta prevalente sulla contestata aggravante di cui all’art. 609 ter n.2 c.p.” perché: “La donna, del resto, era consapevole del debole che il.. nutriva per lei; è la stessa ad aver riferito in aula che il.. già da tempo, si era mostrato “galante” nei suoi confronti telefonandole anche con insistenza pur sempre con la scusa di trovarle dei clienti per la vendita delle auto; inoltre, era stato generoso negli apprezzamenti personali nei suoi confronti quando l’aveva conosciuta la prima volta. Pertanto, sotto il profilo della concreta offesa arrecata, si deve desumere che verosimilmente vi fu all’inizio dell’incontro una accettazione da parte della donna della possibilità che la situazione con il.. potesse andare oltre. La.. per quanto dalla stessa riferito, non ebbe alcuna remora ad entrare in casa del.., che ben sapeva avere un debole per lei avendola corteggiata per tutto il tempo in cui era stata in..” (viene riportato il luogo in cui la donna aveva temporaneamente lavorato come cameriera)” ed anche successivamente né a rimanere in cucina a chiacchierare con lui per molto tempo (circa 2 ore), senza pranzare. D’altro canto la.. non poteva nemmeno dirsi una donna sprovveduta in merito alle relazioni uomo-donna, e ciò sia per il ruolo familiare ricoperto, quale madre di famiglia, sia per il lavoro che svolgeva nell’ambito del commercio e che la portava ad avere necessariamente maggiori contatti con il genere maschile (vendeva autovetture)”.
Posted in 25 novembre, pensatoio, sessismo, storie di donne, violenza di genere.
By me-dea
– 11/23/2011
SABATO 26 NOVEMBRE AL CREPUSCOLO nei pressi del CANTIERE CHE NON C’E’ si terrà il Cerchio delle Donne CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE VALLE.
TUTTE LE MASCHE DIFFONDANO!!!
Ognuna porti il suo corpo, il suo costume, il suo pensiero, auspicio o maleficio da dedicare ai MANDANTI, uomini e donne, di quest’opera nefasta e malefica.
L’energia delle donne unite contro la MALAOPERA.
L’armonia della potenza femminile in difesa della terra madre, bene comune primordiale rapinato dalla MALARAZZA.
CI TROVIAMO AL CAMPO SPORTIVO DI GIAGLIONE ALLE ORE 16
Insieme andiamo alla Baita, dal crepuscolo liberiamo la forza delle nostre ragioni
VIENI IN CLAREA……LIBERA LA MASCA CHE C’E’ IN TE
Posted in no tav, storie di donne, streghe e stregonerie.
By me-dea
– 11/23/2011

Ho letto per caso e anche con un po’ di ritardo, un articolo che è uscito venerdì scorso su La Repubblica. Un articolo di Natalia Aspesi che si intitola “La rivincita delle signore”. Il titolo mi ha incuriosito tanto che me ne sono andata fino a pagina 37 per continuare nella lettura.
L’articolo commentava l’insediamento del nuovo governo Monti, in particolare la nomina di alcune donne, meglio “signore”, a capo di alcuni ministeri strategici. Gli interni, lavoro/welfare, giustizia…insomma una serie di poltrone che scottano e che si troveranno nelle condizioni di dover prendere delle decisioni importanti, decisioni che avranno non poche conseguenze sulla nostra vita di tutti i giorni.
Così d’istinto, ditemi un po’…il fatto che ai quei ministeri abbiano messo delle quote rosa vi fa sentire tutte più tranquille? Vi dà l’impressione di avere delle alleate che guarderanno ai nostri interessi? Ma neanche per sogno.
Non basta essere di genere femminile, lo sappiamo bene…ne ho conosciute di stronze nella mia vita, che non vi sto qui a raccontare. Ma soprattutto ne ho conosciute di signore, signorine, signorotte, talmente lontane dalla mia esistenza, dai miei bisogni, dai miei desideri…donne che non potrebbero mai essere mie sorelle o compagne nella vita e nella lotta perchè appartengono a una classe sociale talmente diversa dalla mia, da catapultarci in emisferi lontani anni luce, senza possibilità di incontrarci mai. Genere e classe appunto, questa è la prospettiva, no? Nell’alleanza tra donne tout court ci ho sempre creduto poco, come nella presunta trasversalità di certe battaglie, che seppur ci vedono tutte coinvolte, ci mettono di fronte a scelte e orizzonti talmente differenti.
Continued…
Posted in anticapitalismo, anticlericale, autodeterminazione, corpi, femminismi, immagini/immaginari, pensatoio, personale/politico, resistenze, sessismo, storie di donne.
By me-dea
– 11/21/2011
Segnaliamo la pubblicazione del saggio di Barbara Spinelli “Il riconoscimento giuridico dei concetti di femmicidio e del femminicidio” nel volume “Femicidio: dati e riflessioni intorno ai delitti per violenza di genere”.
Tanto il volume quanto il saggio sono scaricabili online in formato pdf qui:
Per chi non lo conoscesse ancora, vi segnaliamo anche il sito di Barbara Spinelli:
Posted in femminicidi, iniziative, recensioni, sessismo, storie di donne, violenza di genere.
By me-dea
– 11/21/2011
Ecco le registrazioni audio dei contributi che si sono susseguiti venerdì sera nel corso della presentazione a Torino dei Quaderni Viola. Ringraziamo ancora una volta le curatrici del libro e le organizzatrici della serata per averci coinvolto in questa interessantissima esperienza.
Buon ascolto a voi!
lidia cirillo Curatrice dei Quaderni Viola
giovanna vertova Economista – Università di Bergamo
cristiana albino Collettivo MeDeA
chiara carratù giovane precaria
mariachiara martinatto lavoratrice call center
Posted in anticapitalismo, consultori, femminismi, iniziative, LibroBiancoSacconi, pensatoio, personale/politico, precarietà, resistenze, storie di donne.
By me-dea
– 11/21/2011