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Il personale è politico. Il sociale è privato

dalla Coordinamenta femminista e lesbica di collettivi e singole- Roma 

Il personale è politico/ il sociale è il privato – Contro la violenza maschile sulle donne

La definizione biologica di donna non ci appartiene, come non ci appartiene il concetto di donna, strutturazione fittizia del patriarcato in funzione dell’asservimento e dell’oppressione. Donna è una categoria socialmente costruita ed è un termine tutto interno al sistema patriarcale. Ma è l’oppressione stessa che definisce l’insieme delle oppresse.

Ci rivolgiamo,perciò, a tutte coloro che sentono l’oppressione maschile sulla loro pelle e che questa società vuole , con sistematicità e violenza, mantenere e ricondurre nei suoi paradigmi.

La riappropriazione del termine donna avviene qui attraverso la riappropriazione della categoria di oppressione che a quella parola è legata. E useremo il termine “donna” come se fosse sempre tra virgolette.

Con violenza di genere sulle donne intendiamo la violenza sessuale/fisica/economica/verbale/psicologica fino al femminicidio del maschio sulla donna.

La violenza sulle donne è frutto della società patriarcale, un sistema sociale nel quale il potere, l’autorità e i beni materiali sono direttamente o indirettamente concentrati nelle mani dell’uomo, mentre la donna è relegata a soggetto subalterno. Una società basata sulla costruzione di ruoli che vede le bambine graziose e sorridenti, le adolescenti seducenti e remissive pronte a diventare mogli, madri ma anche spietate donne in carriera.

Con violenza maschile intendiamo la violenza patriarcale esercitata in senso lato dal maschio, ma anche dalle istituzioni o da altre donne nella logica del sistema patriarcale.

Quando il maschio esercita in prima persona violenza sulla donna l’inserimento nei ruoli gioca una parte fondamentale.

In riferimento al ruolo femminile, il maschio esercita violenza sulla donna:

- per il fatto stesso che è “donna”, quindi soggetto legittimamente dominabile e controllabile;

- per il fatto che non adempie a quelli che sono i ruoli a lei imposti;

- per quello che la donna simboleggia (ad. es. spesso le prostitute vengono uccise perchè rappresentano tutte le donne “per male”)

In riferimento al ruolo maschile, il maschio esercita violenza sulla donna:

- quando vede in pericolo la “proprietà” affettiva;

- quando viene messo in discussione o in pericolo il ruolo “guida” o di riferimento che la società gli riconosce e che lui stesso si autoriconosce nel contesto familiare, sul luogo di lavoro….in qualsiasi altro contesto.

Alcuni ritengono che l’aumento dei femminicidi sia dovuto all’emancipazione.

E’ un’analisi che rifiutiamo perchè assolve la società e il maschio e fa ricadere la colpa sulle donne che, rivendicando autonomia, libertà e autodeterminazione avrebbero provocato scompaginamento nel maschio e in loro stesse.

Sicuramente c’è un aumento, rispetto al passato, delle denunce delle violenze subite, da parte delle donne e , quindi, della visibiltà. ma, dato che l’aumento delle morti delle donne per mano degli uomini è un dato di fatto, sicuramente incide la modalità violenta che questa società, nella sua attuale configurazione capitalista neoliberista, ha incentivato nel rapporto tra oppresse/i e nei confronti di quelle/i che vengono considerate/i diverse/i o subalterne/i.

La violenza sulla donna viene esercitata dalle istituzioni in ogni ambito perchè le istituzioni sono il mezzo attraverso cui si esprime ufficialmente la società patriarcale. In particolare, ci sono alcuni settori che hanno il compito di costruire il modello di donna che vuole questa società o di tenere le donne in una situazione mentale di soggezione e dipendenza o che hanno il compito di ricondurre alla ragione le donne che “si allontanano” dai modelli prestabiliti.

La scuola esercita una funzione di riproduzione e di legittimazione delle differenze di genere e di classe, attraverso la trasmissione dei valori dominanti, ignorando le disuguaglianze sociali e di genere e mascherandosi dietro un’apparente neutralità. Fin dalla primissima infanzia la scuola si pone il problema di far crescere le bambine secondo il modello approvato dalla società. Ora, il modello che serve non è più quello della madre e sposa esemplare, ma di una donna che saprà conciliare figli, marito, lavoro di cura e lavoro all’esterno.

La sanità attraverso gli esperti e le esperte (psicologhe/i, psichiatri, assistenti sociali, sessuologhe/i……) è riuscita ad ottenere la dipendenza delle donne dagli specialisti/e del comportamento, dai medici, dalla sanità. Con la scusa di controlli, screening, campagne di prevenzione generalizzate, sono riusciti a far passare il concetto che noi donne dobbiamo continuamente affidarci a qualcuno. Ci hanno fatto completamente perdere l’autonomia e la conoscenza del nostro corpo e ci hanno rese addomesticate e disponibili.

Le strutture detentive hanno il compito di riportare alla normalità coloro che sono usciti dalle “così dette regole e lo fanno attraverso la privazione della libertà e la violenza fisica e psicologica. Le donne, all’interno delle strutture detentive, sono sottoposte anche a violenza specifica che va dai ricatti affettivi e psicologici, alle “attenzioni sessuali”, alla violenza sessuale vera e propria.

Nelle caserme, nelle carceri, nei Cie (Centri di identificazione ed espulsione per le/i migranti), negli Opg (Ospedali psichiatrici giudiziari) le donne subiscono violenze particolarmente odiose perchè effettuate in una situazione di costrizione e di impossibilità di difendersi.

Combattere contro la violenza sulle donne significa

- trovare forme di autodifesa e autorganizzazione;

- ribellarsi ed aiutare le donne a ribellarsi;

- combattere i meccanismi che in questa configurazione sociale incentivano ed aumentano le possibilità di violenza. Per questo l’autodeterminazione delle donne non può essere svincolata da una critica radicale al sistema capitalistico/neoliberista. La società neoliberista,infatti, sdogana la violenza gerarchica per favorire i rapporti di subordinazione e mercificazione. La liberazione della donna è inseparabile dalla lotta di classe, dalla lotta per una società dove non ci sia sfruttamento e non può significare, in alcun modo, partecipazione alla gestione dell’attuale sistema di potere.
Per questo riteniamo che l’emancipazione sia stata uno strumento di “pacificazione sociale”. Molte donne sono diventate attraverso l’emancipazione parte integrante ed attiva del sistema di potere della società patriarcale e del relativo controllo sociale. Mentre prima perpetuavano il dominio patriarcale con l’accettazione passiva e/o partecipe dei ruoli loro assegnati, ora agiscono direttamente violenza contro le altre donne;

- combattere i linguaggi e gli atteggiamenti sessisti;

- combattere le parole “politicamente corrette” come “convivenza civile”, “sereno confronto fra i sessi”, “affido condiviso”, “partecipazione e scelta responsabile”, “educazione alla convivenza”…….che strumentalizzazno le lotte delle donne, confondono l’aggredita con l’aggressore e mettono sullo stesso piano chi la violenza la subisce e chi la esercita;

- battersi contro le leggi securitarie e il controllo sociale;

- battersi contro i ruoli;

-smascherare i meccanismi che opprimono e dividono buone/i e cattive/i, omologate/i e non omologate/i, diverse/i;

-cercare di scardinare il rapporto di potere all’interno dei rapporti affettivi ed il concetto di famiglia ed il concetto stesso di coppia, sia etero che non, come microcosmo in cui si ripropongono dinamiche di sopraffazione;

- affrontare il tema della violenza esercitata dalle donne contro le donne anche nei rapporti di coppia ed affettivi, dato che i meccanismi ed i valori della società patriarcale sono fortemente introiettati;

- analizzare la violenza sulle donne partendo da noi e ,quindi, dal personale che è politico, perchè le problematiche del rapporto tra i sessi vengano tirate fuori dalla sfera privata e se ne riconosca la valenza politica.

Il personale è politico/ il sociale è il privato

coordinamenta@autistiche.org

Posted in 25 novembre, anticapitalismo, anticlericale, antifa, comunicati/volantini, corpi, femminismi, pensatoio, personale/politico, resistenze, sessismo, storie di donne, violenza di genere.


One Response

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  1. ale says

    bello bellissimo, c è tuttissimo, brave!



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