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La guerra di Piera

…dormi sepolta in un campo di grano…non è la rosa, non è il tulipano…

Piera è in guerra, ormai lo sa. La guerra di Piera si combatte tra le quattro pareti di casa, la sua. Piera ha tredici anni, Piera ha ottantuno anni. Piera si chiama Francesca, o Gabriella. Piera viene colpita, schiaffeggiata, presa a calci a pugni o a morsi. Piera viene minacciata con una pistola o con un coltello. Piera viene strangolata o soffocata o ustionata. Piera viene picchiata davanti ai figli. Piera viene seguita, perseguitata. Piera viene spinta, schiaffeggiata, strattonata. Piera viene stuprata nel proprio letto. Piera viene umiliata. Piera viene controllata, isolata, intimidita, insultata.

Piera è giovane, ha meno di sedici anni e per un milione e quattrocentomila volte è stata molestata da un amico di famiglia, da un parente, da un conoscente.

Piera non ne parla con nessuno.

Piera legge sul giornale di essere amata: Piera ha un partner, un marito o un convivente, Piera ha un ex fidanzato, un amante o un corteggiatore… che non la vuole proprio lasciare, che non si rassegna, che non sopporta di vivere senza di lei…di Piera è geloso… per non perdere Piera è diventato folle, ha perso la testa, ha commesso un gesto disperato.

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Posted in 8 marzo, femminicidi, sessismo, storie di donne, violenza di genere.


Un 8 marzo soltanto mio!

Abbiamo chiesto ad alcune amiche, e compagne, di raccontarci un 8 marzo speciale, che è rimasto nei loro ricordi perché significativo, intenso e, magari, ancora attuale. Vi proponiamo i loro brevi contributi invitandovi ad aggiungervi i vostri!.

… il mio 8 marzo da ricordare non è stato un 8 marzo! Era febbraio, occupazione dell’Università, la prima partecipata davvero dopo la pantera, tra compagne e studentesse ci si chiedeva se saremmo arrivate a organizzare una giornata della donne in università o se l’occupazione sarebbe finita prima…quindi, per non rischiare, decidemmo di prenderci un momento tutto per noi durante una serata di apertura di Palazzo Nuovo per un concerto e dalla presidenza di Lettere trascinammo giù per due piani, allora agli interrati c’erano le sale per le proiezioni, un tavolone di legno enorme e mentre su sentivamo suonare e cantare e saltare, noi ci sedemmo sopra a raccontarci un po’ di noi, del nostro rapporto con il corpo, con la sessualità, anche con le nostre fantasie…ci sentivamo leggermente in imbarazzo ma ci sciogliemmo piano piano e qualche ora dopo stavano ridendo come pazze delle nostre paure e ingenuità di ragazzine, riflettendo su quanto poco sapessimo di noi stesse allora. Furono ore davvero dense e l’atmosfera era magica perché ci sentivamo, su quel tavolo, in una dimensione tutta per noi ma non isolata, tant’è che decidemmo di dedicare alla sessualità altre riflessioni e confronti e magari un’assemblea proprio per l’8 marzo. L’occupazione finì in effetti prima, ma non terminò l’esperienza di quel gruppo di giovani donne, molte delle quali hanno continuato, e continuano, a definirsi femministe, seppur con i primi capelli bianchi con cui fare i conti!.
C.

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Posted in 8 marzo, pensatoio, personale/politico, rubriche.


Parole come pietre. Un appello dalla Valsusa

“Offendere le donne per intimidire e minare la protesta”
Care tutte, donne giovani, vecchie, adulte, tutte. Noi siamo nella protesta da sempre e non intendiamo andarcene, non torneremo a chiuderci in casa per fare la casalinga, neppure vogliamo dedicarci solo al nostro lavoro/ai nostri lavori o allo studio, o goderci la nostra meritata pensione.
Noi vogliamo VIVERE nel senso pieno della parola, da cittadine che contano e sono presenti dove si prendono le decisioni, da donne pensanti, diverse dagli uomini perchè il genere conta, ma uguali sul piano dei diritti, anzi “più uguali” perchè dobbiamo recuperare lo svantaggio che in tutto il mondo le donne hanno.
Nel movimento NO TAV siamo determinati perchè facciamo di tutto: manifestiamo, respiriamo gas, urliamo, sfiliamo, cuciniamo, laviamo piatti e pentole, pensiamo; non abbiamo paura di essere spesso in prima fila.
Parlando con tante di noi mi sono scandalizzata di molti episodi gravi in cui le donne sono state apostrofate con epiteti sessisti dalle forze dell’ordine, disprezzate perchè donne, insultate per intimidirle; non avendo argomenti nè intelligenza hanno usato il
vecchio metodo: o angeli o puttane, o streghe o madonne.
NOI NON CI STIAMO.

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Maratona radiofonica per l’ 8 marzo su Ondarossa e Blackout

Com molto piacere vi presentiamo l’iniziativa delle compagne romane de Il Martedì Autogestito da Femministe e Lesbiche che organizza per giovedì 8 marzo, 24 ore di trasmissioni di femministe e lesbiche dalle 00.00 alle 24.00.
Qui l’appello: http://mfla.noblogs.org/post/2012/02/14/8-marzo-2012-femministe-di-tutto-il-mondo-unitevi-ai-microfoni/
Come Collettivo MeDeA saremo presenti negli studi di Radio Blackout di Torino per rilanciare il segnale di OndaRossa in alcune fasce orarie e insieme per contribuire al palinsesto con approfondimenti e commenti in diretta. Seguiteci sulle libere frequenze di Blackout 105.250fm oppure in streaming dal sito della radio www.radioblackout.org. Di seguito vi riportiamo il palinsesto definitivo della giornata. Ringraziamo le compagne, le femministe e le lesbiche che, in tutta Italia e anche nel mondo, hanno contribuito con i loro contenuti. Ringraziamo anche le radio e radio web militanti per il loro appoggio e per l’eventuale diffusione del segnale.
Le trasmissioni si possono ascoltare in streaming collegandosi al sito http://www.ondarossa.info
Per comunicare con le compagne romane: 06.491750 (dalle 00.00 alle 24.00 di giovedì 8 marzo), mfla@ondarossa.info
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PALINSESTO GIOVEDI’ 8 MARZO

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Roma – al 22 nessuna puzza di mimosa!

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Al 22 nessuna puzza di mimosa! Anche l’8 marzo saremo sotto attacco!
Proprio per giovedì prossimo è infatti stato fissato un nuovo tentativo di accesso dell’ufficial@ giudiziari@ nella nostra sede in via dei volsci 22.
Noi saremo lì ad aspettarl@ dalle 8:30 con cornetti per tutte, tanta determinazione e voglia di lotta rinnovata! Ci sposteremo poi a Radiondarossa dalle compagne del Martedì Autogestito da Femministe e Lesbiche in diretta – live 24h (87.9 FM)
Ed infine la sera dalle 19 vi invitiamo all’iniziativa della Coordinamenta Femminista e Lesbica di collettivi e singole su “Autodifesa ed autorganizzazione contro la violenza maschile sulle donne”: presentazione dell’opuscolo contro la violenza, dibattito, apericena e musica!
Venite tutte, tante, numerosissime! Vi aspettiamo!
le compagne femministe e lesbiche del 22

http://22resiste.noblogs.org

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Libere di scegliere: 8 marzo a Torino

SABATO 10 MARZO ORE 15 MANIFESTAZIONE IN PIAZZA CASTELLO
Questo è un 8 marzo particolare per noi donne che viviamo in Piemonte.
I tagli alla sanità, ai servizi e agli asili, le proposte di legge che promuovono l’ingresso degli antiabortisti nei consultori pubblici, la controriforma del mercato del lavoro che aumenta la precarietà e annulla i diritti, lo spreco di risorse pubbliche per grandi opere inutili e dannose alla popolazione. In tutto il paese si stanno moltiplicando una serie di interventi legislativi che mettono sotto attacco l’autodeterminazione e la libertà di scelta delle donne. La proposta di legge regionale 160, oltre ad imporre la presenza dei movimenti antiabortisti nei consultori, prevede lo stanziamento di 3 milioni di euro per un “Fondo per la vita” per le donne che decidono di non abortire, senza ipotizzare azioni di sostegno reale alla maternità liberamente scelta. Per noi donne, un ricatto inaccettabile!
Tagliano e privatizzano i servizi pubblici e insieme le nostre condizioni di lavoro e di vita peggiorano sempre più. Tutto questo ci costringe alla finta scelta di rimanere a casa per svolgere lavori di cura, sopperendo ad un welfare evanescente e in via d’estinzione. Si fa del denaro pubblico uno strumento irresponsabile di persuasione e non di sostegno ed emancipazione. Non si tiene conto delle reali condizioni materiali delle donne: dai disagi nel mercato del lavoro, nella famiglia, ai problemi di violenza e di discriminazione, ancora pane quotidiano di questo paese. Guadagnamo di meno, siamo sempre più precarie e la crisi che sta investendo l’intero sistema ci colpisce in maniera brutale e violenta al lavoro come a casa.
Violenza del sistema e violenza sulle donne sono due facce della stessa medaglia. E il prezzo che noi paghiamo è sempre doppio!
Noi a casa non ci torniamo! Rivendichiamo ovunque il nostro diritto all’autodeterminazione e a decidere sulle nostre esistenze e sui nostri corpi. Come le donne NoTav, che da anni lottano e difendono il loro territorio, scendiamo in strada e riprendiamoci la nostra vita.

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8 marzo NoTav in Valsusa

In occasione dell’otto marzo le donne no tav della Valsusa si ritroveranno per un’iniziativa simbolica per ribadire le ragioni dell’opposizione al tav. Questa malaopera che vogliono imporre con la forza dei manganelli, dei gas nocivi e degli idranti e con la militarizzazione di una parte della nostra terra, è fortemente osteggiata dalle donne che, oltre alla preoccupazione del presente, si mobilitano per il futuro delle nuove generazioni. Chiediamo che i soldi per il tav vengano usati per risanare scuole, ospedali, servizi socio-assistenziali e salvaguardia del territorio.

I servizi sono un diritto e non si possono barattare con le compensazioni per la devastazione del territorio.

Chiediamo alle donne che si mobiliteranno per l’otto marzo di accogliere la nostra bandiera come segno di solidarietà nei confronti del movimento no tav e contro la dura repressione che sta subendo.

Protagoniste e determinate le donne no tav della Valsusa.

TROVIAMOCI A SUSA  P.ZZA DEL MERCATO GIOVEDÌ 8 MARZO ORE 9.30!!

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L’Anti-Edipo: la privatizzazione delle donne e la democrazia

Ogni volta che in questo paese il livello della conflittualità sociale cresce, fino a limiti che le istituzioni ritengono ingovernabili, non più incanalabili secondo un’ortopedia social-democratica del dissenso, la “questione femminile” viene strumentalmente agitata come una bandiera. Si tirano fuori da un cassetto chiuso a chiave “le donne”, si dà una sommaria spolverata alla categoria e improvvisamente  ci si ricorda di loro,  tentando di piegarle a svariati usi.
Come testa di turco per far cadere i governi ad esempio: la recente esperienza di Se Non Ora Quando è un caso eclatante e deprimente della strumentalizzazione di questioni che il femminismo radicale ha sempre preso sul serio ( la mercificazione dei corpi e della loro immagine, per esempio), volgarizzate e distorte, infine trasformate in un bolo inoffensivo e più digeribile per un’opinione pubblica ormai consumata dal  suo quotidiano consumare i media.  Istanze ormai rese irriconoscibili e prive di alcun riferimento pratico e teorico al  femminismo radicale. Non a caso spuntava, nei cortei orchestrati da donne  embedded della buona borghesia illuminata (giornaliste, intellettuali, scrittrici, registe, attrici e cantanti), l’odiosa distinzione, da sempre bersaglio delle femministe, tra donne per bene e donne per male, puttane – le presunte odalische del Gran Sultano di Arcore – e sante del XXI secolo (le lavoriste indefesse che si sono “fatte da sole”). Può esserci un tradimento più grande e imperdonabile delle istanze femministe? No.

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Chi dice “Io Donna” dice danno!

A questo link potetet trovare l’articolo della rivista Io Donna.

C’è chi fa l’appello, nome e cognome. Noi ci limitiamo al secondo. E infatti l’Italia deve esser piombata, in questi ultimi due giorni, nell’Alto Medioevo: un pregio o un difetto fisico, l’iscrizione ad una corporazione municipale, la provenienza geografica della famiglia, il nome del padre, lo status sociale o, eccoci!, un mestiere, potevano esser accostati al primo nome per render certa l’identificazione della persona e l’appartenenza alla medesima discendenza. Così son nati,  si son radicati e si sono tramandati i cognomi.
L’Italia medievale dei nostri giorni trasmette il cognome e il mestiere.
Il figlio del notaio fa il notaio. La figlia dell’avvocato fa l’avvocato. Il figlio del farmacista fa il farmacista. La figlia del commercialista fa la commercialista…e il nipote di uno dei maggiori storici della letteratura italiana e insigne critico dantesco, Natalino Sapegno, fa il giornalista. La figlia del nipote in questione fa la giornalista…sia chiaro, nessuna censura generica, chi scrive per MeDeA in quest’occasione fa l’insegnante come tutte le donne della sua famiglia d’origine: impariamo ad interessarci e a farci coinvolgere in primis da quanto abbiamo di più vicino e noto…in una casa piena di libri, in un contesto i cui stimoli intellettuali saranno stati di altissimo livello, niente di più facile che figli, nipoti e pronipoti seguano le orme di chi li ha preceduti.

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Il Maurice e la situazione in Valsusa

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Il circolo di cultura Gay, Lesbica, Bisessuale, Transgender e Queer Maurice di Torino esprime il proprio sgomento per i recenti fatti avvenuti in Val di Susa e la propria vicinanza al movimento NoTAV e a Luca Abbà,fatto cadere da un traliccio elettrico lunedì 27 febbraio. La riflessione su quanto accaduto e sugli eventi seguenti, sia in valleche in molte città italiane è stata vasta e ha toccato tutti i mass media ma raramente è stata oggettiva e serena partendo spesso da posizioni preconcette quando non visibilmente, e forse colpevolmente, ignoranti.

La lotta NoTAV non riguarda solo lo specifico progetto ferroviario ad alta capacità (inutile, dannoso per la valle e per le casse dello Stato,oltre che pericoloso per le pesanti infiltrazioni della malavita che sempre più sovente emergono dagli atti delle inchieste) ma ormai è divenuta una critica forte e diretta all’attuale modello di sviluppo economico ultraliberale e globale. Il circolo Maurice, in quanto portatore di valori quali la visibilità, l’espressione di sè come singoli e come gruppo, la rivendicazione di diritti e del valore della diversità, si sente vicino alla popolazione della val di Susa e a quanti/e, in Italia e all’estero, partecipano a questa lotta. I suddetti valori sono universali e accomunano tutte le persone, le lotte e le visioni di una fetta crescente di gente che ha altre visioni dello sviluppo e di un futuro, comune ma costruito a partire dal basso, dal territorio e dalle relazioni.

Riteniamo che la lotta NoTAV debba essere non solo una critica al TAV ma anche e soprattutto al modello di sviluppo che presuppone e alimenta, e debba essere portata su un piano politico e non di ordine pubblico. Il circolo Maurice conferma la propria vicinanza al movimento NoTAV inquesto momento di lotta e resistenza.

Posted in glbtq, no tav.