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Apericena e mostra di teche rammemoranti

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LA MINISTRA ROTTENMEIER E LE DONNE

“Non voglio raggiungere l’immortalità con il mio lavoro. Voglio arrivarci non morendo”
W. Allen

Sorprendente davvero la frase con la quale, intervistata da Rai Radio 1 nell’ambito del programma Prima di Tutto (fonte: Ansa, 1 giugno 2012, ndr) la ministra Fornero, all’indomani dell’approvazione in Senato del DDL 3249 “Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita”, ha espresso il suo rammarico circa l’impossibilità di introdurre nel testo della contro- riforma interventi strutturali mirati all’occupazione femminile, non inseriti, secondo quanto dichiarato, a causa della carenza delle risorse finanziarie…

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Luna di MeLE a Torino

Giovedì 7 giugno 2012 alle ore 20 si comincia con l’ aperitivo, mentre alle ore 22 inizierà lo spettacolo teatrale. Vi aspettiamo allo United, in Corso Vigevano 33 a Torino.

La serata è organizzata dall’Associazione “WCH” e dal Collettivo Femminista Medea. Parte dell’incasso sarà devoluto alla Cassa di Resistenza che in azienda (e non solo) è stata messa  in piedi da circa un anno. La Cassa finora è servita in varie occasioni, sia per sostenere lavoratori/trici che avevano subito provvedimenti ingiusti (tipo sospensioni ecc.), sia  per coloro che, pur volendo fare sciopero, hanno avuto forti problemi economici a sostenerlo.

Lo spettacolo racconta frammenti di vita quotidiana al femminile che si compongono a formare uno spaccato impietoso dell’attuale situazione della società italiana, dove le donne ancora hanno difficoltà a definire e far rispettare il proprio spazio inviolabile e dove ancora tutti faticano a riconoscere il legame esistente tra stereotipia, discriminazione e violenza. La narrazione attraversa anche il dramma dei femminicidi veri e propri, che in Italia avvengono al ritmo di una donna ammazzata ogni tre giorni, quasi sempre per mano di un uomo con cui è in relazione.

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Incontro sulla riforma del lavoro

Sulla controriforma del mercato del lavoro è calato il silenzio. I sindacati concertativi hanno cantato vittoria dopo i parziali aggiustamenti sull’articolo 18 decisi dal ministro Fornero.
Ma è davvero così? Si è evitato il peggio?
Secondo noi, NO! Il testo in discussione in commissione alla Camera, e che verrà presto licenziato, segna un peggioramento epocale nella condizione di lavoratici e lavoratori nel nostro paese.
Per discuterne e rilanciare l’opposizione ai provvedimenti presi dal governo più amico degli industriali che ci sia mai stato in Italia, ci troviamo martedì 5 Giugno alle ore 21.00 presso le sede CUB in Corso Marconi 34, secondo piano.
Ne parleremo con
Alessandra Algostino – docente di Diritto Costituzionale Università di Torino
Maria Spanò – avvocato del lavoro
una compagna del collettivo Medea

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Italia, Terra di Dio

Di capannoni così è pieno l’intero paese, hanno detto.I terremoti non si possono prevedere, hanno detto.

Eppure, guardando il gruppo di lavoratori in tuta di San Francesco sul Panaro che si abbracciavano sgomenti dopo il crollo… eppure, ascoltando la testimonianza di chi ha cercato, invano, di tirar fuori un’operaia da sotto le macerie e dalla mano che arrivava a toccarle la schiena si è accorto che non respirava più…eppure, pensando alle fornaci delle ceramiche che non si possono fermare mai…eppure, chiedendoci come mai il sopralluogo per la verifica dell’agibilità delle strutture avvenisse con gli operai al lavoro all’interno e a ben nove giorni dal primo sisma…eppure, con gli occhi su volti in lacrime scuri di ben altri soli e su bocche che si lasciano scappare parole smozzicate sul  lavoro che non c’è e sul lavoro per forza, nonostante la paura…eppure…

noi sappiamo.

Sappiamo che il controsoffitto di una scuola frana dopo un acquazzone sulle teste degli studenti e delle studentesse perché non ci sono i soldi nemmeno per la manutenzione ordinaria.

Sappiamo che ingabbiare un fiume, costringerlo sottoterra stretto dal cemento e dalle case e dalle strade di una città, vuol dire esondazione.

Sappiamo che se dalle pendici di un monte viene rasata via, letteralmente, la vegetazione e poi su quei terreni si costruisce per decenni senza alcuna pianificazione, allora pioggia vuol dire frana…eppure…

noi sappiamo.

Sappiamo di macchine che non si devono fermare mai, di capannoni che non stanno su, di lavoro a rischio che obbliga al lavoro col rischio…eppure…

… sventrare una montagna, distruggere un territorio e massacrare una valle intera non ha forse la stessa logica di un terremoto che non si può prevedere, no, certo, ma che, comunque, gli operai e le operaie tornino dentro i capannoni: le fornaci non si possono fermare. Mai. Mai?

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Per Giorgiana e per noi

Riceviamo e pubblichiamo

12 maggio 1977 – 12 maggio 2012

 Alcune di noi quel giorno c’erano, molte non erano ancora nate. Lo Stato aveva deciso che nessuna/o poteva più scendere in piazza nel centro di Roma.

Giorgiana, insieme a tante altre e tanti altri, aveva scelto di disattendere quel divieto, di decidere di se stessa e della propria libertà e lo Stato l’ha uccisa.

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Cena benefit MeDeA

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La lotta delle operatrici e degli operatori sociali di Torino

Riceviamo e volentieri pubblichiamo. Alle operatrici e agli operatori sociali va naturalmente tutta la nostra solidarietà. Lunedì saremo con loro a presidiare la piazza di fronte al Comune di Torino.

Il coordinamento “operatori sociali non dormienti” di Torino ha indetto, per lunedì 7 maggio, una giornata definita “Welfare Day“, 24 ore di sciopero durante le quali gli/le aderenti porteranno in piazza Palazzo di Città (dove ha sede il Comune di Torino) i servizi alla persona che normalmente svolgono all’interno delle strutture. I dormitori allestiranno una zona notte per dormire, i servizi diurni organizzeranno laboratori, sportelli informativi e attività varie…
L’obiettivo è far conoscere a quanti più possibile il lavoro che quotidianamente viene svolto ed erogato con sempre maggiori difficoltà, a causa dei numerosi tagli che sono in costante aumento e insieme far capire quale patrimonio si perderebbe se non esistessero più i servizi alla persona.
Soprattutto in questo periodo in cui il terrorismo legato all’allarme “CRISI!” giustifica qualunque taglio e disagio a danno dei cittadini e dei lavoratori a cui viene imposto il sacrificio che i fautori della crisi non faranno mai.

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1° maggio 2012: donne di piazza e non di governo!

Alla nascita del governo Monti alcuni gruppi di donne, non certo noi, avevano salutato con soddisfazione la presenza di tre donne in ministeri importanti, in particolare l’ingresso della ministra Fornero al Dicastero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Come avevamo ipotizzato fin dall’inizio la natura ultra liberista del governo Monti ha ben presto attuato politiche disastrose, in particolare per le donne. I tagli alla spesa pubblica hanno colpito solo le spese sociali e i servizi, le pensioni e i salari, senza minimamente toccare anzi favorendo i potentati delle banche, le grandi rendite ed implementando le spese militari e l”’ordine pubblico”.
C’è voluta una Ministra del lavoro donna nel governo delle banche per portare a compimento la peggiore riforma pensionistica di tutta Europa! Con il solo obiettivo di fare cassa, le donne sono le prime a pagare un prezzo intollerabile, obbligate a lavorare 5/10 anni in più in un momento in cui la crisi crea disoccupazione e precariato, gli ammortizzatori sociali vengono pressoché annullati o ridotti all’osso. E’ ingiusta e penalizzante soprattutto per le donne la norma che prevede che al momento della maturazione dell’età di pensione, se non si sono raggiunti almeno 20 anni di contributi, non si percepisca nessun trattamento fino a 70 anni. E in questa situazione, che ci ha riportato agli anni ’50, è davvero difficile racimolare 20 anni di contributi o avere una pensione dignitosa quando questa verrà calcolata con il solo sistema contributivo! Infatti come sappiamo per le donne il lavoro retribuito significa precarietà con continue entrate e uscite dal mondo del lavoro e orari a tempi ridotti. I tagli alla spesa pubblica hanno prodotto e produrranno effetti devastanti sullo stato sociale, gravando prevalentemente sulle donne che continuano sempre più a sobbarcarsi tutti i lavori di cura. La recente rilevazione ISTAT ci conferma che nel 2011 in Italia ci sono quasi 5 milioni di casalinghe non salariate considerando solo la popolazione in età lavorativa tra i 15 e i 64 anni, le under 35 sono circa 800 mila e nel Sud le massaie superano le occupate.

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Il femminicidio nel codice penale argentino

Argentina, il femminicidio nel codice penaleCon 203 voti a favore, nessun contrario e un’astensione, è stato approvato il 18 aprile dalla Camera dei Deputati argentina un disegno di legge che inserisce il femminicidio nel codice penale. Il progetto è il risultato dell’unificazione di 13 iniziative separate su questo tema. Il disegno di legge approvato andrebbe a modificare le sezioni 1 e 4 dell’articolo 80 del codice penale e stabilisce come “fattore aggravante”  il legame sentimentale tra l’assassino e la vittima. Sarà da definire il periodo di reclusione o l’ergastolo “per coloro che uccidono un ascendente, discendente, coniuge o persona con la quale egli sostiene, ha mantenuto o ha provato senza successo ad iniziare una relazione”.

La questione del femminicidio diventa in qualche modo una questione pubblica che lo Stato si trova ad affrontare, tenendo in considerazione come la questione della violenza sulle donne, in qualsiasi forma in cui questa si verifica, si radica in cause sociali, culturali e economiche.

A questo link il nostro contributo ai microfoni di RadioBlackout

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