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L’aumento dei medici obiettori mette a rischio la salute delle donne!

La Consultoria Autogestita di Milano da oltre diciotto anni si occupa di salute delle donne, fornendo informazioni, indirizzi e supporto soprattutto per le richieste più problematiche (sia per l’urgenza della richiesta che per la mancanza di punti di riferimento), come l’interruzione volontaria di gravidanza.
A questo scopo abbiamo nel tempo messo a punto una mappatura delle strutture milanesi e dell’hinterland a cui poter indirizzare le donne con fiducia – strumento tanto più importante quanto più i servizi si riducono per l’aumentare nei reparti del numero di obiettori di coscienza. A Milano peraltro le modalità di accesso per l’IVG sono – caso probabilmente unico in tutta Italia – vincolate ad un assurdo meccanismo di “numero chiuso”: al servizio di IVG di ogni ospedale mIlanese può infatti accedere solo un numero limitato di donne, numero diverso da struttura a struttura, solo presentandosi in certi orari del giorno, e in genere solo in un determinato giorno della settimana; molto spesso le file per prenotare l’IVG partono all’alba, nella speranza di non essere arrivate troppo tardi.
A causa di una vicenda recente occorsa ad una nostra utente dobbiamo prendere atto che l’obiezione di coscienza sta mettendo in ginocchio anche alcune delle strutture “sicure” dove le donne potevano rivolgersi contando su un’accoglienza dignitosa e su tempi di attesa accettabili.

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Memoria collettiva Memoria femminista

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IMU, Intollerabile, Maledetta, Umiliante

…dopo la pubblicazione della lettera di M.R., commessa in una catena di profumerie, abbiamo ricevuto altre mail di amiche, e compagne, che vogliono raccontare la loro esperienza come lavoratrici, nei settori più diversi e non necessariamente da precarie… infatti abbiamo notato come non sia solo il tipo di contratto a porsi come primo e immediato indicatore dello sfruttamento sul posto di lavoro, ma anche le condizioni generali e l’atmosfera che vi si respira…emblematica in questo senso la testimonianza che pubblichiamo a seguire, in cui è soprattutto il “cosa si fa”  ad essere drammaticamente importante…

L’anziana coppia che è appena uscita mi ha suggerito, inconsapevolmente, il titolo per questo mio contributo.

Infatti, dopo aver calcolato loro l’importo della seconda rata dell’IMU, pari a metà delle loro due pensioni mensili sommate, la signora mi ha chiesto se la “U” stesse per umiliazione, perché è così che si sentono, umiliati, dopo una vita spesa a faticare in una città diversa da quella in cui sono nati e pochi risparmi che oggi servono ad aiutare figli e nipoti.

Potrei magari raccontarvi del mio titolare, che sentendo un cliente gridare – qui o si urla o si piange, in questi giorni – è uscito dal suo studio, ha guardato il suo F24 e ha esclamato “ma almeno un figlio, uno!, non lo potevate fare, ché ci sono 50 euro di detrazione?”

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Non si uccidono così anche i cavalli?

Penso sempre, in questo periodo, al film di Sidney Pollack girato nel 1969, proprio l’anno della mia nascita, e ci penso perché per noi il 1 Dicembre comincia la maratona: noi siamo i lavoratori e le lavoratrici del commercio, dal negozietto per adolescenti alle grandi catene europee della distribuzione; noi siamo quasi due milioni di persone, in alcuni settori donne per la stragrande maggioranza, tra i trenta e i quarantacinque anni; noi siamo i “cavalli” che si apprestano a stare in piedi per giorni interi, sotto le luci al neon sempre accese, con la musica nelle orecchie che non si ferma mai, per meno di 1000 euro al mese.

In realtà è dal vergognoso rinnovo del contratto firmato da Cisl e Uil che la maratona è iniziata, ma quando si avvicina il Natale è peggio, perché salta tutto, turni permessi riposo…se non si fattura in questo periodo, è la catastrofe.

Ci possono chiedere di lavorare per dodici giorni di fila, non ci possiamo sedere neppure se il negozio è vuoto, per andare in bagno dobbiamo prima verificare che ci siano colleghe sufficienti per il servizio.

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Piccole storie ignobili

In Italia 7 medici su 10 sono obiettori di coscienza, quasi 6 su 10 per quanto riguarda gli anestesisti, quasi 5 su 10 per il personale non medico. Si stima, per difetto, che il numero di aborti clandestini sia intorno ai 15.000 all’anno. Una donna su sette nel mondo muore per complicazioni legate ad aborti effettuati in condizioni mediche e igieniche non idonee.

 … sul totale degli obiettori di coscienza, più del 70% sono uomini…

…negli ospedali in cui viene introdotto il cosiddetto gettone per chi effettua interruzioni di gravidanza, capita che medici e anestesisti si scoprano non obiettori…

In occasione del 25 novembre, Giornata Internazionale contro la Violenza Maschile sulle Donne, pubblichiamo alcune testimonianze, per ricordare che la violenza sui nostri corpi ha molte facce.

Nord Italia, ospedale convenzionato, giovane donna si reca presso uno degli ambulatori specialistici interni per disturbi legati alla malattia genetica di cui soffre, scopre di essere incinta, viene avvicinata da un’infermiera sulla cinquantina che la prende sottobraccio e le propone, nel caso, di indirizzarla presso un ginecologo che lavora nella medesima struttura e che pur professandosi obiettore, esegue aborti nel proprio studio. Nonostante il rifiuto, le infila in tasca un foglietto.

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Quale sicurezza? Report da L’Aquila

Lunedì 19 novembre si è svolta la seconda udienza del processo che vede come imputato Francesco Tuccia, il militare accusato di aver violentato una studentessa fuori da una discoteca dell’Aquila.
Durante l’udienza è stato incriminato uno dei due militari che erano con Tuccia quella sera (il figlio del vice commissario di PS) per falsa testimonianza e calunnia.  Verranno acquisiti gli sms scambiati tra lui e gli altri e si spera in questo modo di aprire uno spiraglio che permetta di inquadrare quanto è avvenuto in un contesto più ampio di omertà.
Eravamo una cinquantina quella mattina compagne femministe e centri antiviolenza di Roma e dell’Aquila e l’associazione 8 Marzo di Tivoli fuori dal tribunale. Abbiamo appeso diversi striscioni sui cancelli del tribunale che recitavano : ” con o senza divisa guai a chi ci tocca” e ” per ogni donna stuprata e offesa, autodifesa”. Altre due iniziative si sono svolte in contemporanea quella mattina, una a Bologna e l’altra a Vienna.
Alla fine del pomeriggio la madre della ragazza ci ha chiamate per ringraziarci e per spiegarci quanto per loro sia una fonte di forza la nostra presenza in queste giornate molto difficili da affrontare, rese ancor più pesanti dall’arroganza in aula dell’avvocato della difesa.
E’ importante non lasciarle sole in un contesto così complicato come quello aquilano dove la presenza dei militari è quotidiana e opprimente. Ricordiamoci che Francesco Tuccia era presente nel territorio all’interno dell’operazione “strade sicure”.
Dall’Aquila alla Val di Susa lo stato arresta e stupra.

La prossima udienza si terrà giovedì 10 gennaio.

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La Valle ci dà forza, le donne danno forza alla Valle!

All’indomani dell’iniziativa “Violenza sulle donne e violenza sulla terra”, organizzata tra Bussoleno, Chianocco e Chiomonte dalle DonneInMovimento in occasione della Giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne, iniziamo a pubblicare alcuni dei contributi presentati durante l’affollata assemblea di sabato 17 a Bussoleno. Siamo tornate dalla Valle di Susa stanche e felici, ma niente affatto confuse: il bilancio è positivo e a breve condivideremo sul blog anche le impressioni e i commenti di chi vi ha partecipato.

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COMUNITA’, LOTTA, RELAZIONI

Vi proponiamo una ulteriore riflessione di Medea, anch’essa scaturita dagli incontri preparativi alla due giorni in Val di Susa: siamo partite dal nostro coinvolgimento nelle mobilitazioni No Tav con l’obiettivo di provare a capire come la lotta modifichi le relazioni tra uomini e donne e le donne stesse, entro una comunità specifica e fortemente legata al proprio territorio.

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Qualche riflessione al ritorno dalla due giorni valsusina

Qui di seguito potete leggere la traccia dell’intervento che abbiamo fatto durante l’assemblea organizzata dalle donne NoTav della Valsusa sabato scorso. Cogliamo l’occasione per ringraziare tutte, ma proprio tutte! le presenti…chi ha organizzato, chi ha partecipato, chi ha ascoltato, chi ha banchettato…e tutte le compagne venute da lontano…le nostre compagne di ReFe Milano e Genova, le compagne di Bologna, di Roma…speriamo che tutti i progetti di cui abbiamo parlato ai margini delle iniziative, che abbiamo immaginato nelle chiacchere fatte insieme, possano presto realizzarsi e vedere la luce…femminista naturalmente!

Grazie a tutte. Le compagne del Collettivo MeDeA.

L’intervento che leggerete è stato preceduto da una serie di incontri che si sono rivelati ricchissimi di spunti, accompagnati da grande energia negli scambi di idee e riflessioni che hanno accompagnato la preparazione della due giorni in Val di Susa.
Abbiamo provato a restituire quest’atmosfera, in modo che durante l’assemblea non ci fossero un “noi” e un “voi” separati, dividendo il contributo in due momenti: il primo, una riflessione più generale sul tema della violenza maschile contro le donne, il secondo, una sorta di auto – interrogarsi sul territorio della lotta No Tav per capire quanto si sia modificato nelle relazioni tra i generi attraverso la sperimentazione quotidiana della mobilitazione, se il fenomeno della violenza sulle donne sia entrato nella discussione collettiva, se vi siano delle contraddizioni tra il privato delle donne e il loro agire politico pubblico.
Sono domande importanti… ma sono domande che vanno poste, perché pensiamo che ogni movimento corra un po’ il rischio di dimenticare questi passaggi e nostro compito dovrebbe essere anche quello di ricordare quanto la partecipazione delle donne alle lotte sia anche lotta delle donne per se stesse.

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FREE GAZA!

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Nuova udienza del processo a Pinar Selek

Il 22 novembre 2012 si svolgerà una nuova udienza del processo a Pinar Selek, femminista e antimilitarista turca.

…non sapete quante volte il processo di Pinar Selek è stato rinviato né quanti comunicati avete ricevuto? Neanche noi!
14 anni sono tanti e non si contano più le false testimonianze, le voci, le prove create ad arte, gli articoli diffamatori dei media, i mille resoconti delle udienze, le intimidazioni, le assoluzioni e gli appelli alla Corte di Cassazione.
Torturata e imprigionata nel 1998, Pinar Selek è da allora il bersaglio di un accanimento politico e giudiziario che tenta di distruggerla, di ridurla al silenzio.
Perché? Numerose sono le questioni che ruotano intorno al simbolo che Pinar Selek è diventata, e sono per lo più oscure, basate sui rapporti tra le forze politiche e militari, tra i successivi governi e i loro gruppi di appoggio sotterranei.
Nel 2002, l’AKP (il Partito per la giustizia e lo sviluppo) arriva al potere con l’intenzione proclamata di risolvere la questione kurda. Oggi, mentre l’AKP inizia il suo terzo mandato, 14000 intellettuali, principalmente kurdi, sono in prigione, la guerra si intensifica e le posizioni si inaspriscono.
Il governo è impantanato in una guerra, incapace di mantenere le sue promesse di pace.

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