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L’Aquila, minacce all’avvocato del Centro antiviolenza

8 anni gli sembrano anche troppi per femminicidio, a Tuccia e tutto l’apparato che lo protegge…

Qui sotto l’articolo:

«Ti passerà la voglia di difendere le donne…Stai attenta e guardati sempre le spalle, da questo momento questo posto non è più sicuro per te». E poi giù parolacce. Minacce e insulti contenuti in un biglietto lasciato sul parabrezza dell’auto di Simona Giannangeli, l’avvocato del Centro antiviolenza parte civile nel processo per lo stupro di una studentessa avvenuto un anno fa nel piazzale della discoteca Guernica di Pizzoli. Processo che si è chiuso giovedì scorso con la condanna a 8 anni dell’ex militare Francesco Tuccia. L’auto dell’avvocato era parcheggiata proprio sotto la sua abitazione-studio. A trovare quel messaggio minatorio, farcito di offese, è stata venerdì mattina la stessa Giannangeli. «Non voglio collegare niente», commenta l’avvocato del Centro antiviolenza, «ma certo il contenuto di quel messaggio appare chiaro. Ho provato tanta rabbia e con il passare delle ore è cresciuta anche l’indignazione. Quel biglietto è la conferma di quanta intolleranza possa ancora esistere nei confronti delle donne che prendonola parola in un contesto pubblico e che magari lo fanno nel nome di altre donne. È il segno ela riconferma del fatto che non ci sono poi grandi margini di libertà quando le donne decidono di denunciare le violenze subìte. O, comunque, di operare a fianco di altre donne vittime di violenza in qualità, come nel mio caso, di avvocato. Quel biglietto sul parabrezza della mia auto significa che lo strumento utilizzato contro le donne è quello della minaccia».

Continued…

Posted in processo l'aquila.


Bologna: quanti sbirri ci vogliono per identificare tre compagne?

Ascolta la corrispondenza di una compagna di Bologna che racconta ai microfoni del Mfla quanto le è successo il 17 gennaio scorso. Una notte in cui c’è voluta una pattuglia della digos e tre volanti di polizia per identificare tre compagne [dura 6′]

A Bologna la notte del 17 gennaio c’è voluta una pattuglia della digos e tre volanti di polizia.
La serata era già giunta al termine quando, nel ritorno a piedi verso casa, tra una palla di neve e l’altra, dei loschi figuri che mai si sono qualificati c’hanno inseguito ed intimato di fermarci.
Neanche il tempo di capire la situazione che già due volanti erano arrivate! Accerchiate, da una decina di sbirri volgari e violenti, chiedevamo che s’identificassero per dar loro i documenti che così insistentemente volevano. La situazione è degenerata ulteriormente quando gli sbirri, scesi dalla terza volante sopraggiunta, ci hanno direttamente messo le mani addosso, spintonandoci, ferendo alle mani una di noi, offendendoci in ogni modo, divertendosi pure visto la loro schiacciante superiorità numerica. In questura le solite umiliazioni le solite provocazioni; perquisa con flessioni sotto la supervisione di una sbirra fiera di dirsi “asessuata”, di affermarsi “non donna” e di rivendicarsi pure “le palle”. Palle si, palle che aveva mentre i colleghi ci chiamavo stronze e, manco a dirlo, puttane.
Il dono nella nottata?
Una classica denuncia di oltraggio minacce e resistenza oltre che il rifiuto di dare le generalità senza poi dimenticare la sensazione di schifo pungente per essere state segregate in questura alla mercè del testosterone in divisa. Perchè sotto la neve questa città non s’addormenti, perchè gli sbirri purtroppo sono sempre sveglissimi, pronti a bloccare nella loro meschina deficienza la “pericolosità” di tre compagne che continueranno ora e sempre a tirarle ste palle di neve sovversive.

Posted in acab, antimilitarismi, controllo, repressione, sessismo, storie di donne, violenza di genere.


La salute delle donne non è merce di scambio!

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Denunciamo la situazione insostenibile che si è venuta a creare a Susa per il reparto di Ostetricia e Nido, a rischio chiusura o nella migliore delle ipotesi di ridimensionamento. La stessa sorte è toccata a tanti altri reparti o presidi ospedalieri, presenti sui territori e funzionanti (per esempio, l’ospedale Valdese).

La Regione scrive che il punto nascite (non il reparto) sa mantenuto anche se fa registrare circa 330 parti, un numero “inferiore rispetto ai parametri richiesti a livello nazionale”. Il leghista Cota, in piena campagna elettorale, “regala” questo contentino alla Valsusa e arriva addirittura a parlare di potenziamento della struttura solo a causa delle “crescenti esigenze del territorio, come l’insediamento di migliaia di lavoratori impegnati per diversi anni nei cantieri della To-Lione”. (www.regione.piemonte.it/notizie/piemonteinforma/diario/l-ospedale-di-Susa-non-chiude-anzi-sar-potenziato.html). Così la Lega, dopo essere finita sotto inchiesta per le speculazioni sulla sanità pubblica piemontese pretende di barattare i servizi indispensabili presenti e garantiti sul territorio per le donne e per la comunità della montagna, col presunto potenziamento di altri reparti funzionali ai cantieri TAV e agli incidenti sul lavoro messi cinicamente in conto e che, in modo evidente, l’Ente considera un inevitabile effetto collaterale.

Continued…

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Pinar Selek condannata all’ergastolo

Pinar Selek, perseguitata dal governo turco per le sue idee femministe, antimilitariste e di solidarietà alle popolazioni curde e armene in lotta per l’autodeterminazione, ieri, dopo un processo kafkiano durato 16 anni è stata condannata all’ergastolo.

Corrispondenza con alcune compagne presenti ad Istanbul. Pinar Selek e’ stata alla fine condannata alla pena dell’ergastolo.

Considerazioni dopo la sentenza di condanna all’ergastolo per Pianr Selek. Ascoltiamo la corrispondenza con una compagna presente ad Istanbul, durante il processo, ed ora in corteo per le vie della città.

Durante la mattinata, l’udienza è stata sospesa per circa mezz’ora. Una compagna ci racconta quanto accaduto fuori e dentro l’aula in attesa del pronunciamento della sentenza alla ripresa dell’udienza.

Per sapere chi è Pinar, la sua storia, gli appelli

http://solidarietapinarselek.noblogs.org/

Leggi anche:

La condanna di Pinar Selek e l’uccisione delle tre donne curde a Parigi

Posted in antimilitarismi.

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Appello di solidarietà di Pinar Selek

qui trovate il video di Pinar Selek in cui invita tutte ad andare in Turchia all’udienza del 24 gennaio!

http://solidarietapinarselek.noblogs.org/post/2013/01/22/pinar-invita-tutte-a-recarsi-in-turchia/

qui potete firmare l’appello di solidarietà

http://solidarietapinarselek.noblogs.org/post/2013/01/19/esprimiamo-la-nostra-solidarieta-a-pinar-selek-aderiamo-a-questo-appello/

Pinar non è sola!

La loro repressione non ha limiti, neanche la nostra solidarietà!

Comitato di solidarietà “Pinar Selek libera”

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Spot radio per la presentazione di Digitalis Purpurea

In anteprima lo spot che abbiamo registrato per invitare tutte le ascoltatrici e gli ascoltatori di Radio Blackout alla presentazione di Digitalis Purpurea…buon ascolto!

Ci vediamo sabato 19 gennaio alle ore 18 negli studi di Blackout!

Non mancate!!!

SPOT RADIO PER LA PRESENTAZIONE DI DIGITALIS PURPUREA

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Digitalis Purpurea

presentaz libro per mailSABATO 19 GENNAIO 2013…TREMATE TREMATE, LE STREGHE SON TORNATE…
con un’autoproduzione frutto di un percorso femminista di riflessioni e pratiche collettive, condivise da più di un anno fra compagne di città diverse: Genova, Milano, Torino. Tappa essenziale nella crescita di Relazioni Femministe è stata la campeggia organizzata l’estate scorsa: tre giorni di autogestione, condivisione e sperimentazione fra donne.
“Digitalis purpurea” è la rielaborazione delle tematiche affrontate in quel contesto e sulle quali il confronto tra noi continua: CONFLITTO, CORPO, VIOLENZA.
E’ possibile per le donne riappropriarsi della violenza e diventare soggetti attivi di conflitto sociale?
Come possiamo costruire un immaginario autonomo sui nostri corpi?
A che punto è la liberazione delle donne nei contesti politici antagonisti?
Non è ora di riconoscere e parlare di violenza di genere anche quando avviene in ambiti di movimento?
VI ASPETTIAMO TUTTE E TUTTI, PER DISCUTERNE INSIEME,
SABATO 19 GENNAIO 2013, alle ore 18, nella sede di Radio BlackOut in via Cecchi 21/a a Torino
dopo la presentazione del libro, RICCO BUFFET ANCHE PER VEGANS, MUSICA, BAR E DJSET CON MANU DJ DA MILANO (soul, funky, vintage) e Trash/Vintage taurinense …TUTTO BENEFIT BLACKOUT!
N.B. la Digitalis Purpurea è una pianta curativa ma anche mortale, usata dalle streghe che avevano la capacità di trasformare l’esistente in materia di vita o di morte senza delegare a nessun potere/autorità maschile!
Per richiesta copie: refe@autistiche.org

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Finalmente un’autoproduzione femminista!

BOZZA PRESENTAZ LIBRO copy

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Mostra di Rosa Schiano alla serata benefit Medea

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Per un’anamnesi militante

Vi proponiamo l’intervento di MeDeA all’interno dell’iniziativa di oggi organizzata a Roma dalle compagne della Coordinamenta. Buona lettura a chi leggerà e grazie alle compagne per averci invitate e per averci regalato un’occasione di riflessione in più su una questione così importante come la memoria, femminista.

Articolare storicamente il passato non significa conoscerlo “proprio così com’è stato davvero”. Vuol dire impossessarsi di un ricordo così come balena in un attimo di pericolo. (…) il pericolo è uno solo: prestarsi ad essere strumento della classe dominante. In ogni epoca bisogna tentare di strappare nuovamente la trasmissione del passato al conformismo che è sul punto di soggiogarla. (Walter Benjamin, Sul concetto di storia, VI, ed. Porfido, 2007)

Come, quanto e chi ha memoria del femminismo, oggi? E quanto tale memoria è collettiva e condivisa? Ci sono due modi per abbozzare un’ipotesi di risposta. Uno è interpretare l’espressione “memoria del femminismo” nel senso di un genitivo soggettivo, come memoria che le femministe hanno di sè, o  di chi le ha precedute – ma è una via, pur importante per dar sostanza e resistenza alla propria militanza, molto, troppo autoreferenziale – l’altro è quello di leggerlo come un genitivo oggettivo: l’eventuale memoria collettiva che le donne oggi hanno, conservano, rielaborano sulla portata teorica e pratica del femminismo. Porsi la questione da questo secondo punto di vista significa spesso  trovarsi di fronte a  qualcosa che, purtroppo, nell’esperienza quotidiana di molte di noi e al di fuori dei rispettivi ambiti di militanza, si manifesta  come  rimozione, oblio, talvolta persino rifiuto esplicito, comunque mancata o parziale conoscenza. Le donne, specie le giovani donne, tendono a utilizzare la parola femminismo in senso spregiativo, come una di quelle brutte pestilenze del passato che la scoperta degli antibiotici ha neutralizzato e reso inattuali per sempre. Due anni fa – con l’emergenza della proposta di legge regionale sull’ingresso dei volontari del Mpv nei consultori- come collettivo avevamo cominciato un’indagine sul campo per sondare la conoscenza che le donne, e in particolare le giovani donne avevano di quella proposta e dei consultori in generale. I primi dati furono pressochè a senso unico: i consultori non  frequentati, poco conosciuti, o, se conosciuti per ragioni occasionali ( spesso emergenze, come la pillola del giorno dopo), vissuti e percepiti con disagio e disaffezione. Al di là del dato sui consultori, che meriterebbe un’analisi a parte, emerse allora qualcosa che molte ritrovano nella vita quotidiana, al di là dei propri ambiti di movimento, femministi e/o misti, sul lavoro, nel tempo libero. Una cattiva e incompleta conoscenza del femminismo, delle sue elaborazioni teoriche e del significato delle sue pratiche, percepito come qualcosa di vecchio e polveroso, inattuale, inutile se non dannoso per quanto riguarda soprattutto la sfera delle relazioni tra i generi.

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