8 anni gli sembrano anche troppi per femminicidio, a Tuccia e tutto l’apparato che lo protegge…
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«Ti passerà la voglia di difendere le donne…Stai attenta e guardati sempre le spalle, da questo momento questo posto non è più sicuro per te». E poi giù parolacce. Minacce e insulti contenuti in un biglietto lasciato sul parabrezza dell’auto di Simona Giannangeli, l’avvocato del Centro antiviolenza parte civile nel processo per lo stupro di una studentessa avvenuto un anno fa nel piazzale della discoteca Guernica di Pizzoli. Processo che si è chiuso giovedì scorso con la condanna a 8 anni dell’ex militare Francesco Tuccia. L’auto dell’avvocato era parcheggiata proprio sotto la sua abitazione-studio. A trovare quel messaggio minatorio, farcito di offese, è stata venerdì mattina la stessa Giannangeli. «Non voglio collegare niente», commenta l’avvocato del Centro antiviolenza, «ma certo il contenuto di quel messaggio appare chiaro. Ho provato tanta rabbia e con il passare delle ore è cresciuta anche l’indignazione. Quel biglietto è la conferma di quanta intolleranza possa ancora esistere nei confronti delle donne che prendonola parola in un contesto pubblico e che magari lo fanno nel nome di altre donne. È il segno ela riconferma del fatto che non ci sono poi grandi margini di libertà quando le donne decidono di denunciare le violenze subìte. O, comunque, di operare a fianco di altre donne vittime di violenza in qualità, come nel mio caso, di avvocato. Quel biglietto sul parabrezza della mia auto significa che lo strumento utilizzato contro le donne è quello della minaccia».


