Skip to content


Come in una grande famiglia

Utilizziamo il blog per riproporvi alcune analisi e riflessioni che abbiamo elaborato e condiviso negli ultimi anni sui temi centrali del lavoro e della precarietà, dalla rigida contrapposizione dualistica tra il miraggio, o mito, del “lavoro fisso” e, appunto, la precarietà nelle sue due diverse tipologie date: da una parte la minaccia della sempre crescente assenza di tutele e diritti, dall’altra la bella illusione di poter scegliere, con autonomia e duttilità, tempi, modi, forme e organizzazione del proprio lavoro.

Riconoscendo quindi quanto le trasformazioni in atto del capitalismo nel mondo occidentale siano complesse, articolate e composite, riteniamo che categorie rigidamente dualistiche siano insufficienti a leggerle e a rappresentarle e, soprattutto, che oggi il nodo centrale e specifico in questa fase sia rappresentato da quel fenomeno comunemente detto della “femminilizzazione del lavoro”.

Continued…

Posted in precarietà.


Lavorare gratis e per tutta la vita!

Nel silenzio pressoché assoluto di tutti i mezzi d’informazione, il 19 ottobre è stato approvato il Ddl 1441 quater, conosciuto come “Collegato Lavoro”. Si tratta di un provvedimento difficile da capire perché, sebbene non attacchi frontalmente i diritti sostanziali, modifica la procedura in materia di diritto del lavoro, in modo tale che divenga estremamente difficile per lavoratori e lavoratrici accedere alla tutela dei propri diritti. Ciò avviene attraverso l’inserimento di due nuovi strumenti: l’arbitrato e le decadenze più brevi su tutta una serie di istituti di diritto del lavoro.

Il “Collegato Lavoro” si occupa anche, naturalmente, di occupazione femminile.

Continued…

Posted in precarietà.


Il corpo della donna come luogo pubblico: sull’abuso del concetto di vita

“Quella «vita» che con la sua tirannia etica domina il discorso contemporaneo appartiene alla storia dell’illusione dell’inganno – o forse della religione – non alla storia del corpo.”

Barbara Duden, 1994

Questo libro si pone l’obiettivo di scardinare la falsa retorica sulla vita che si è sviluppata intorno al tema dell’aborto. Partendo dall’assunto che, nell’ultimo secolo, nuove tecniche e forme di espressione hanno completamente mutato il modo di concepire e di vivere la gravidanza, l’autrice si interroga sulle ragioni per cui il bambino sia diventato un feto, la donna incinta “un sistema uterino di approvvigionamento”, il nascituro una vita e la vita un valore cattolico-laico, quindi onnicomprensivo. Barbara Duden sostiene la tesi, elaborata anche nel corso di un’ininterrotta conversazione con Ivan Illich, secondo cui il feto intrauterino – del quale oggi tutti parlano – non è una creatura di Dio o della natura, bensì della società moderna.
Nel corso dell’opera, l’autrice cerca di ricostruire la storia del corpo e insieme il racconto di come le donne abbiano conosciuto il loro corpo. Il libro però non tratta di un aspetto fisico specifico, bensì di una condizione della donna: la gravidanza. E da questo scelta di campo parte l’indagine della Duden per comprendere come sia nato il feto, o meglio “il fantasma del feto”. Un’indagine che ripercorre le tracce di una storia del sentire e del vedere dall’interno, ovvero la storia dell’esperienza “nell’oscurità sotto la pelle”.
Se fino agli Anni Sessanta, esisteva ancora nella percezione della maggior parte delle persone un confine, seppur impreciso, tra rappresentazione visiva e riproduzione, oggi vediamo sempre più ciò che ci viene mostrato e crediamo di vedere illimitatamente. Questa perdita d’orizzonte degli ultimi anni ha cancellato “il confine”. Così anche la pelle ha cessato di costituire una frontiera e facciamo sempre più fatica a distinguere la differenza tra ciò che vediamo e ciò che ci viene mostrato.
Questa tendenza alla visualizzazione  presuppone una propensione ad attribuire lo status di realtà solo a ciò che può essere registrato strumentalmente. In passato c’era un dentro che doveva essere sentito perché non poteva essere visto. Nella nostra epoca tutto questo è cambiato.
Il prolungato esercizio quotidiano con gli strumenti che costruiscono lo sguardo ha portato la percezione visiva a dominare completamente gli altri sensi, tanto da paralizzare tatto, olfatto, gusto e intuito.

Continued…

Posted in corpi, pensatoio, recensioni.


A tutte le donne attenzione!

Il governo regionale piemontese di Cota sta facendo di tutto per permettere l’ingresso del Movimento per la vita nei consultori. Attraverso il Protocollo dell’Assessore Ferrero, vogliono limitare la libertà di scelta delle donne in tema di maternità e di sessualità.
Il movimento per la vita è un’associazione cattolica antiabortista che ha per statuto la finalità di opporsi alla legge 194, la legge che regolamenta l’interruzione di gravidanza.

Se incontri un volontario del movimento per la vita:
Evitalo!  Rifiutati di incontrarlo!
Richiedi un incontro solo con il personale della struttura pubblica.

Il protocollo permette ai volontari del movimento per la vita di:

*    Svolgere la prima accoglienza alle donne che entrano nel consultorio: dovrai raccontare i fatti tuoi, perché vuoi abortire e anche come mai sei rimasta incinta, ad un perfetto sconosciuto che non ha nessuna qualifica professionale. Non hanno nemmeno l’obbligo di custodire il tuo segreto!

*    Fare di tutto per convincerti a non abortire, mettendoti paura, facendoti sentire in colpa e promettendoti un aiuto economico. È tutto falso!
Tu sei libera di scegliere se abortire o se diventare mamma.

NESSUNO PUÒ FARTI SENTIRE IN COLPA!

I soldi che ti promettono sono pochi spiccioli per il solo periodo della gravidanza, poi ti ritroverai sola e saranno tutti fatti tuoi.
Se nel tuo consultorio o in ospedale trovi solo medici e infermieri obiettori, hai il diritto di pretendere di essere assistita da personale non obiettori.
E’ la stessa legge 194 che te lo permette!

Il nostro corpo ci appartiene!

Posted in autodeterminazione, comunicati/volantini, consultori, corpi, delibera ferrero.