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I podcast de Il colpo della strega: 20ottobre2014

Per quanto riguarda l’attualità, (un’attualità che non delude mai in quanto a buone notizie!) ci siamo occupate (udite udite…) del “rivoluzionario” test che permette di scoprire se una donna sia stata vittima di violenza! Non ne avevate sentito parlare? Eppure La Repubblica, in data 18 settembre 2014, ha dedicato una bella pagina in cronaca cittadina al convegno, ospitato nell’Aula Magna dell’ospedale delle Molinette, dal titolo “La salute della donna vittima di violenza: la prova dei maltrattamenti e le conseguenze psicologiche”. Il convegno è stato organizzato da Patrizio Schinco (responsabile Centro Demetra dell’ospedale Molinette), dall’avvocato Beatrice Rinaudo (figlia del noto pm con l’elmetto, recentemente candidatasi con Fratelli d’Italia e presidente di una fantomatica Associazione Italiana Vittime della Violenza), e sono state coinvolte anche le operatrici del Centro Soccorso Violenza Sessuale dell’ospedale Sant’Anna di Torino.

Nonostante questi “nomoni” non vi convince comunque? Bè, nemmeno a noi, soprattutto dopo averne letto le argomentazioni scientifiche. Senza tediarvi troppo, il test è basato sulla misurazione della lunghezza dei telomeri, piccole porzioni di Dna che si trovano alle estremità dei cromosomi e che si accorciano fisiologicamente ad ogni divisione cellulare, fungendo da indicatori della longevità dell’individuo. L’ipotesi su cui si fonda il test è che nelle persone sottoposte a stress (non meglio precisato), l’accorciamento di tali estremità risulterebbe avvenire più velocemente. Senza voler mettere in dubbio questa ipotesi zero (che, se proprio vogliamo dirla tutta, si basa su uno studio condotto su bambini vittime di violenza, nemmeno donne adulte…), rimangono aperte molte questioni…come è possibile valutare l’accorciamento senza conoscerne la lunghezza iniziale? In che modo si pensa di individuare in tale accorciamento la conseguenza di uno stress dovuto a violenza di genere , distinguendolo da tutti gli altri tipi di stress?

Nel corso del convegno gli interventi delle operatrici che lavorano ‘sul campo’, a diretto contatto quotidiano con la realtà (Centro SVS,operatrici del territorio in centri di accoglienza…) hanno non solo smontato e demolito la falsità della scientifica specificità dell’esame, ma, con fermezza, hanno anche contestato l’idea dominante che sia la donna vittima di violenza a dover dimostrare di averla subita, a dover esibire, impressi sul proprio corpo, segni certi degli abusi, ‘giuridicamente ammissibili come prova’.

Le/gli organizzatrici/ori del convegno, qualunque fosse lo scopo (forse qualche sponsorizzazione ad hoc?) ne sono usciti, con nostra grande gioia, decisamente ‘scornati’ !

In generale, nel diritto penale italiano – come in quasi tutti i diritti occidentali – vige l’onere della prova, ossia, detto in modo molto semplice, si esige che chi afferma l’esistenza di un fatto ne fornisca la prova. Concetto comprensibile e condivisibile, che insieme alla presunzione di innocenza servirebbe a impedire indiscriminate e ingiuste (sempre da un punto di vista giuridico) condanne. Nel 1996 la legge n. 66 (che avrebbe dovuto spazzare via definitivamente le vecchie normative in tema di sessualità e abusi ma che in realtà – come sappiamo benissimo, purtroppo – é nata monca, incompleta, insoddisfacente, figlia di troppi compromessi) ha cambiato in parte l’impianto per quanto riguarda i caso di violenza sessuale, attribuendo alla deposizione della presunta vittima valore di testimonianza (e quindi più importanza rispetto alla deposizione dell’accusato). Secondo alcuni, in questo modo la legge produce quasi un’inversione dell’onere della prova in caso di stupro. Di fatto però questa inversione non ha concretamente cambiato la situazione: sappiamo benissimo quanto sia tuttora difficile e psicologicamente debilitante il percorso di una donna che decida di portare in giudizio il proprio (o i propri) stupratore/i.
Abbiamo visto che lo studio sui telomeri applicato al concetto di “prova di violenza” non regge, non ha alcun senso scientifico. Ma esulando per un momento da questo, viene da pensare che l’introduzione di un test del genere in un procedimento per stupro, attenuerebbe ulteriormente l’efficacia dell’inversione, riaddossando alla donna il dovere di provare la violenza subita, per di più fornendo una prova fisica, biologica, incisa nel proprio corpo!

***A seguire, la corrispondenza in diretta con una compagna della Consultoria Autogestita di Milano che ci ha presentato le iniziative di disturbo in programma per sabato 25 ottobre 2014 nei confronti della marcia antiabortista promossa dai Comitati per l’abolizione della legge194. A sostegno degli oltranzisti cattolici, prevista anche la presenza di ForzaNuova e CasaPound.

Per riascoltare la puntata:

il colpo della strega_20ottobre2014_primaparte

il colpo della strega_20ottobre2014_secondaparte

Posted in aborto, anticlericale, antifa, antifemminismo, autodeterminazione, controllo, corpi, radio, violenza di genere.

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