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Per Jana, che scriveva per non avere più nome

A grande richiesta, il testo che abbiamo utilizzato per la rubrica d’arte dedicata a Jana Cerna nella seconda puntata de IL COLPO DELLA STREGA.

Ma voi pensate davvero che io ci metterei tanta fatica e tanto piacere a scrivere, credete che mi ci sarei buttato ostinatamente a testa bassa, se non preparassi- con mano un po’ febbrile – il labirinto in cui avventurarmi, in cui spostare il mio discorso, aprirgli dei cunicoli. Sotterrarlo lontano da lui stesso, trovargli degli strapiombi che riassumano e deformino il suo percorso in modo da perdermici e comparire finalmente davanti a occhi che non dovrò più incontrare? Più d’uno, come faccio senz’altro io, scrive per non avere più volto. Non domandatemi chi sono e non chiedetemi di restare lo stesso: è una morale da stato civile; regna sui nostri documenti. Ci lasci almeno liberi quando si tratta di scrivere.

Così, nel 1969, Michel Foucault nell’Introduzione dell’Archeologia del Sapere, in rivolta contro l’opera e l’autore.

E pochi scrittori, poche scrittrici come Jana Cerna incarnano alla perfezione, con una precisione esistenziale, corporea, che quasi commuove, il rifiuto nell’arte di quella morale da stato civile.

Jana Cerna. O Honza Krejcarova, come si faceva chiamare nell’underground della Praga post-bellica. Nel soprannome scelto c’è già molto di un’esistenza istintivamente, fisicamente anticonformista. Honza infatti è il diminutivo di Jan, nome maschile.

J.C. nasce a Praga nel 1928, entrambi i genitori sono intellettuali importanti ma sarà la madre, come presenza prima e fantasma crudele, seducente, amatissimo ed ingombrante poi ad esercitare un’influenza indelebile su Jana.

La madre era infatti Milena Jesenska, la Milena di Kafka, musa inquieta ed emancipata del grande scrittore praghese.

Giornalista e pubblicista instancabile, militante comunista ma anti-stalinista, quando la Gestapo la arresterà deportandola nel campo di concentramento di Ravensbruck, dove morirà di stenti e maltrattamenti, sarà emarginata ed abbandonata dalle sue stesse ex compagne di partito proprio per le sue posizioni anti-staliniste.

Jana ci metterà molto tempo a convincersi del fatto che quella donna fortissima, all’apparenza invincibile, sia davvero morta.

Nel frattempo viene affidata al ricchissimo nonno materno, dal quale eredita, appena 17enne, una fortuna che -gli amici assicurano- Jana dilapidò in poco più di un anno, da cicala fiammeggiante e beffarda quale restò fino alla fine, arrivata per un incidente automobilistico a poco più di 50 anni, nel 1981.

Fin da piccola apprende a star sola, a cavarsela senza un soldo in tasca, condizione che non l’abbandonerà più. Appena undicenne diffonde la stampa antifascista nella città occupata dai nazisti, ed è più piccola quando la madre, tossicomane, la manda usualmente, sola, di notte, a cercarle la morfina.

Dopo la morte della madre e del nonno comincia un’esistenza nomade e dissipatrice, nella quale la strada, più e prima della scrittura, è l’unica casa possibile, l’unica per la quale valga la pena.

E’ nella strada che si forma il carattere provocatorio ed anticonformista, il suo sprezzo per il ruolo subalterno della donna (in Vita di Milena, il libro dedicato alla madre, parlando della seconda moglie del padre dirà: “Da allora in poi sono terrorizzata da tutte le donnette come il diavolo dall’acqua santa”), una straordinaria irrequietezza fisica ed intellettuale che la spinse a vagare di casa in casa, il culto del coraggio e dell’indipendenza.

E’ dalla strada che impara la diffidenza e l’ironia sferzante per gli intellettuali e per i progressisti, e per ogni conformismo, anche di sinistra. Nel dopoguerra è una tra le animatrici dell’underground praghese, un fenomeno artistico che non ha nulla da invidiare alla più nota Beat Generation, e diventa la musa turbolenta della figura di maggior rilievo di quella stagione, Egon Bondy. Il popolo dell’underground, niente a che vedere con il dissenso degli intellettuali tradizionali, si rivolta contro la “normalizzazione” imposta da un regime comunista sempre più repressivo, puritano, che detta ciò che Bondy chiamerà “realismo totale”, la morte cioè di ogni libera espressione. Scendono nel mondo di sotto, per scrivere e vivere perchè sopra tutto è proibito. Dissidenti non solo a parole, fanno dell’illegalismo una delle cifre della loro resistenza creativa al regime- Molti di loro saranno imprigionati, o scompaiono.

Nel frattempo Jana scrive e scrive, ed ama, un uomo, poi un altro, un altro ancora, mette al mondo figli che le sono tolti, uno dopo l’altro, si becca anche una condanna a un anno, per negligenza nei loro confronti, che verranno poi affidati ai rispettivi padri.

Cala sulla sua figura la cappa spessa di una censura doppia, in quanto disfattista, antipatriottica, oscena, pornografica e “poco realista” e in quanto è tutte queste cose essendo donna, e madre.

Sguattera,bigliettaia sui tram, donna delle pulizie e facchina, quando scrive con costanza lo fa senza passione, per vendere e campare qualche giorno.

Il resto è arte, è senza nome, è senza volto, e resta impubblicato, o circola clandestino, nel mondo di sotto.

Nelle poesie e nei racconti brevi c’è una tensione inesausta, che lascia senza fiato, il rifiuto anarchico di ogni ordine stabilito, e un erotismo fortissimo, tutto femminile, che è anche il rifiuto di sottomettersi al primato maschile, a partire dalla sfera sessuale, con la piena consapevolezza che la rivoluzione non è monumentale, non è solo un fatto esterno, ma prima di tutto personale, e comincia nei corpi e nelle relazioni, specie quelle di coppia.

E’ così che, come fulmini pornografici e teneri, nascono poesie come In culo oggi no che dà il nome ad una breve e frammentaria raccolta di scritti non destinati alla pubblicazione.

***

La scarpetta di cenerentola calza

a pennello

Anche la mia fica

ma solo a qualcuno

Non però a uno solo

a te starebbe senz’altro bene

Le fiche si cuciono su misura

e al sarto gli si dice

Mi ci metta una fodera di seta

e non metta bottoni

tanto la porterò slacciata

 ***

In culo oggi no

mi fa male

E poi vorrei prima chiacchierare un po’

con te

perchè ho stima del tuo intelletto

Si può supporre che sia sufficiente

per chiavare in direzione della stratosfera.

21/12/1948 

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