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ABORTO: tra colpevolizzazione e pratiche di r/esistenza

PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI CHIARA LALLI, “A. LA VERITA’ VI PREGO SULL’ABORTO”.
a cura della Consultoria Autogestita di Milano

insieme al Collettivo MeDea di Torino e a Chiara Lalli, autrice del libro che racconta come la vergogna, il silenzio, la paura intorno all’aborto vengano quotidianamente costruiti attraverso un potente sistema culturale e con la complicità della religione, del cinema e della tv.

Vi aspettiamo VEMERDI’ 11 OTTOBRE ALLE 18.30 ALLA CONSULTORIA AUTOGESTITA, via dei Transiti 28 – Milano
A seguire, aperitivo con buffet.

11 ottobre

La gravissima situazione dell’obiezione di coscienza all’interno delle strutture sanitarie pubbliche italiane, a causa della quale in molte zone del paese è ormai diventato impossibile accedere all’interruzione volontaria di gravidanza, sta finalmente emergendo ad un livello più diffuso di dibattito e consapevolezza.

Ma la libertà delle donne di poter scegliere se, come e quando avere un@ figli@ è insidiata anche da un discorso culturale che si sta diffondendo a macchia d’olio, spesso in maniera sottile e mimetica. Dall’enfasi “di ritorno” posta sul tema della maternità come principale aspirazione per ogni donna, ora supportata da argomentazioni pseudoscientifiche di esperti vari, ora dal guru spirituale di turno o dal marketing d’assalto, si fa largo l’idea che un presunto “istinto alla procreazione” debba per forza condurre le donne che decidono di abortire ad atroci sofferenze psicologiche (e, nella malaugurata ipotesi in cui questo non dovesse avvenire spontaneamente, ci pensa il personale sanitario obiettore a farti sentire da schifo).

Ma è proprio così? La scelta di abortire è davvero sempre e necessariamente traumatica? Da dove nasce la diagnosi di sindrome post-abortiva, e perché è così enfatizzata dai movimenti integralisti cattolici e dai medici che ad essi fanno riferimento? Chi ha interesse, e perché, a insinuare nelle donne il senso di colpa per le loro scelte? Come possiamo sottrarci e reagire a tutto questo, e riappropriarci di noi stesse, dei nostri corpi, delle nostre esigenze e desideri?

“Il silenzio e la colpa rispetto all’aborto convivono con la rivendicazione di un diritto, della libertà di non essere madre. La libertà è oppressa dalla colpa. E la colpa rende la libertà un doloroso esercizio”. Chiara Lalli

Posted in aborto, anticlericale, autodeterminazione, consultori, contraccezione, controllo, corpi, iniziative, medicalizzazione, sanità pubblica, storie di donne.

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One Response

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  1. Paolo says

    se una donna che ha abortito soffre va aiutata sennò comunque va rispettata.
    Quanto al desiderio di avere un figlio ci sono uomini e donne che lo vogliono, altri non lo vogliono..altri prima non pensavano di volerlo e poi cambiano idea..tutto legittimo



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