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Addio a Christa Wolf.

Ho cominciato a domandarmi perché nella nostra società tutto viene consumato e nello stesso tempo si va sempre alla ricerca di un capro espiatorio.
Christa Wolf

La scrittrice tedesca Christa Wolf è morta oggi a Berlino all’età di 82 anni. E’ stata una delle maggiori scrittrici tedesche del dopoguerra e la più importante cronista della Ddr. Fu accusata di non avere mai abiurato l’ideologia socialista, di non avere lasciato il suo paese pur avendone la possibilità e poi, dopo la caduta del Muro, di avere collaborato con la Stasi durante gli anni universitari.

Se il nostro collettivo si chiama MeDeA è un po’ anche grazie a lei, alla riscrittura e alla sua riscoperta del mito di Medea in una chiave totalmente diversa rispetto all’interpretazione che per secoli è stata tramandata.

Nel corso dei millenni la figura di Medea è stata ribaltata nel suo opposto da un bisogno patriarcale di denigrare lo specifico femminile. La Wolf riscopre e riscrive il mito originario, occultato da Euripide in obbedienza agli interessi dei potenti di Corinto.

La Wolf ci ha raccontato come la storia ideologica della società patriarcale, soprattutto nei periodi di crisi, abbia sempre cercato un capro espiatorio, caricando di segni negativi una determinata figura, spesso femminile. Così è stato per Medea, che diventa occasione per una riflessione sulla ‘diversità’ femminile, rappresentante di una cultura matriarcale che rifiuta la violenza del potere e la logica di dominio che regge l’ordine patriarcale, maschile.

Medea con Christa Wolf torna a essere libera, selvaggia, indomita, straniera.

In una intervista del 1997, Christa Wolf spiega come nacque l’idea di dedicare un romanzo alla figura della principessa della Colchide. Dal testo dell’intervista estrapoliamo due passi che forniscono alcune importanti indicazioni.

“Ho cominciato a interessarmi a Medea nel 1990. Lo stesso anno in cui la DDR [Repubblica democratica tedesca] stava sparendo dalla storia. Ho cominciato a domandarmi perché nella nostra società tutto viene consumato e nello stesso tempo si va sempre alla ricerca di un capro espiatorio. I miei primi appunti su Medea sono del 1991. Di lei conoscevo come tutti la versione di Euripide. Non potevo crederci.”

E’ evidente l’interesse per la contemporaneità (la riunificazione della Germania, nel 1989), che veicola l’attenzione al mito di Medea come riflessione sull’identità e sull’essere stranieri. La scomparsa della DDR pone ai cittadini della parte orientale della Germania (come Christa Wolf) un problema di ricomposizione dell’identità (di fatto – ebbe a osservare a quel tempo la scrittrice – ai tedesco-orientali si à chiesto di rinunciare alla propria identità).

A prescindere dall’analogia (un po’ scontata, come rileva la stessa scrittrice) tra Medea, donna dell’Est, e i Tedeschi orientali, il racconto su Medea (amplificato dai diversi tagli prospettici consentiti dalla pluralità delle voci narranti) acquista una forza ‘straniante’. Visti attraverso l’ottica della ‘barbara’ i valori su cui si fonda la pretesa razionalità di Corinto appaiono in tutta la loro dimensione convenzionale. Inoltre la rilettura del mito di Medea diviene una riflessione sulle origini delle forme occidentali del potere: il principio della regalità, la centralità della forza, il ruolo della ricchezza.

Posted in pensatoio, recensioni, resistenze, storie di donne.


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