Skip to content


Da McDonald’s hamburger e insulti

Abbiamo ricevuto questa mail da una studentessa universitaria che ci ha scritto per raccontarci un episodio che le è capitato. La condividiamo con voi.

Sono una studentessa universitaria, vi scrivo per raccontare un fatto di “ordinario” razzismo cui ho assistito qualche giorno fa da McDonald’s, luogo che di solito non frequento perché non ne condivido né le politiche di sfruttamento di territori né lo scempio che del cibo offrono e neppure le modalità di gestione del personale…ma, si sa, a volte il ricatto è economico e lì mangiare costa poco…

Ero in coda alla cassa nei locali di piazza Statuto (a Torino ndr), in attesa di ordinare, davanti a me solo una ragazza nera con un bambino piccolo nel passeggino, pochi tavolini occupati, insomma un pomeriggio tranquillo.

C’è però qualche problema con lo smistamento delle (scarse!) ordinazioni ai diversi clienti, la ragazza che mi precede non parla quasi italiano, va e viene più volte e alla fine prende due panini non suoi, li riporta, attende i propri, cambia idea e ordina anche per il figlio uno di quei sacchetti pensati per i bambini con dentro un giocattolino di plastica, il tutto con evidenti problemi di comprensione… evidenti per me ma non per chi è di turno, nella Torino che si vorrebbe turistica e accogliente: sarebbe bastato usare quattro parole di inglese per capirsi e farsi capire… meglio  invece sbuffarle in faccia ogni volta e ripetere le stesse frasi sempre in italiano, magari girati di spalle, in modo da non doverla guardare neppure in faccia.

E allora?

E allora ogni volta che lei si voltava o chinava verso il bambino che ovviamente era nervoso, il dipendente di McDonald’s alla cassa, a voce del tutto udibile, le diceva “negra di merda”  mentre la sua collega rideva e ridevano i due ragazzi in attesa vicino al bancone.

Io mi sono girata e me ne sono andata, ma ancora mi vergogno per non aver detto nulla.

Provo vergogna e rabbia, una rabbia che mi ha accompagnato ancora i giorni successivi, e penso a tutto il quotidiano schifo cui va incontro chi ha la pelle di un altro colore, dal migrante rinchiuso in un CIE alla “normalissima” giovane madre in attesa di un hamburger.

Posted in migranti, no cie, pensatoio.


3 Responses

Stay in touch with the conversation, subscribe to the RSS feed for comments on this post.

  1. Elena says

    Caso gravissimo, ma che ti aspetti da quei falliti/e che fanno sto pseudo lavoro da Mc Donald’s?
    Sono ragazzotti e ragazzotte senza dignità, senza ideali (e quindi anche razzisti/e), senza senso morale (perché lo sanno ormai anche i sassi che guai fa in giro Mc Donald’s) che per pagarsi la discoteca o la maglietta nuova vanno a fare uno pseudo lavoro dequalificante dove non imparareranno niente.
    Io supporto i lavori nella ristorazione, ma quelli veri. Ma Mc Donald’s fa schifo e basta, ma purtroppo è pieno di falliti disposti ad andare lì a fare gli ancora più falliti e magari prendersela con la mamma di colore in coda…

  2. Alessandro Spanò says

    Io avrei chiamato il responsabile del punto vendita e se non sarebbe bastato avrei scritto direttamente all’azienda in Italia con tanto di articolo sul giornale locale. Vi posso garantire che in realtà lavorative grandi ed importanti come la Mc Donalds individui così vengono licenziati in tronco. La società non può permettersi uno sputtanamento del genere per colpa dei soliti cretini rietti.
    E ricordatevi non basta boicottare, serve denunciare e divulgare a 360°, solo così le cose possono cambiare……

  3. elisa sgobba says

    che schifo ma non mi stupisce, a milano anni fa ho sentito sempre da ragazzi alla cassa, delle frasi contro i nomadi…smettiamo del tutto di andarci!



Some HTML is OK

or, reply to this post via trackback.