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Vite partigiane

Concludiamo e completiamo con questa terza parte, le biografie delle 99 partigiane cadute in Piemonte. Tutte le loro storie sono toccanti, ma queste ultime, sarà per i luoghi a noi noti, sarà per l’età o per la ferocia di alcune morti, sono particolarmente strazianti…a distanza di 66 anni l’emozione e l’omaggio rimangono intatti.

MARGHERITA PECOLLO, nata a Carrù, in provincia di Cuneo l’8 novembre 1921 da Stefano e Teresa Govone. Operativa dal 30 giugno al 1 agosto del 1944 presso la III Brigata Langhe Ovest, al comando del Tenente Mario Ferrara, come collaboratrice, servizio informazioni e porta ordini.

Durante un rastrellamento effettuato a Carrù il 1 agosto da truppe tedesche, cercò di portare aiuto a tre giovani partigiani feriti dal nemico in un bosco in cui erano appostati altri partigiani. Giunta nelle vicinanze dei feriti, venne scoperta da un tedesco anch’esso appostato che le sparò un colpo di pistola colpendola in fronte mortalmente. Aveva 24 anni.

GIOVANNA PERINETTO, nata a Rubiana il 16 ottobre del 1925, di professione sarta. Operativa presso la 41° e 42° Brigata Garibaldi.

Collaborò alla lotta di liberazione come staffetta, collegatrice e si prodigò nell’assistenza ai partigiani malati e feriti, sottoponendosi a una dura vita di sacrificio, fame e freddo per cui si ammalò seriamente. In seguito a questa malattia, contratta nel periodo della lotta partigiana, decedette il 15 marzo 1948.

ANNA PICARI, nata a Sutri il 1 gennaio 1922. Nome di battaglia, Morina. Operativa presso la Divisione Redi, Brigata Rocco. Caduta in combattimento ad Alpe Colla, in Valle Aurora, il 17 ottobre 1944. Aveva 22 anni.

ROSA PICCIN, nata a Vittorio Veneto nel 1896, caduta a Ornavasso il 15 aprile del 1945.

GIULIA POET, nata a Roreto Chisone l’11 febbraio 1925, nome di battaglia, Poeta. Operativa dal 1 ottobre 1944 al 3 aprile del 1945 presso la VII Brigata SAP “Martino” come staffetta. Secondo la dichiarazione del suo comandante, Carlo Bodo, nome partigiano Marcello, fu coraggiosa ed eroica: cadde in servizio di staffetta con l’arma in pugno in località Piana di San Raffaele il giorno 3 aprile 1945 in uno scontro coi fascisti. Aveva vent’anni.

ROSANNA RE, nata a Vercelli il 16 gennaio 1928, di professione operaia. Operativa con la formazione Garibaldi, ricercata dai nazifascisti per la sua attività a favore dei partigiani dovette lasciare la sua casa e andare in montagna. Svolse fino alla sua morte, avvenuta il 4 ottobre del 1944 a Ori Mosso, in provincia di Vercelli, attività di staffetta e collegatrice. Aveva 16 anni.

SANTINA CARLA RIBERI, nata a Viverone il 5 novembre del 1926 da Giovanbattista e Giuseppina Garbolino. Operativa come staffetta presso la VIII Divisione Garibaldi dal 1 aprile all’11 settembre del 1944.

Secondo il parere del suo comandante, era generosa, buona e coraggiosa. Fu arrestata il 9 settembre del ’44 dai componenti il Battaglione Fascista Barbarigo e fucilata dagli stessi due giorni dopo nel cortile della caserma Freguglia. Aveva 18 anni.

IVONNE RODI, nata a Lesa il 5 giugno del 1944 da Giorgio e Fulvia Baldiali. Operativa dal 1 aprile al 12 novembre del 1944 presso la VII Brigata Stefanoni. Caduta in combattimento contro i nazifascisti a Lesa. Aveva vent’anni.

ATTILIA RONSIL, nata a Col Exilles, provincia di Torino, il 16 settembre 1924 da Giovanni e Matilde Mont. Operativa dal 1 febbraio al 25 agosto del 1944 come staffetta e informatrice presso la 232° Compagnia di Brigata Monte Assietta, divisione Val Chisone.

Secondo la dichiarazione del suo comandante, Tenente Camillo Blasis, Attilia fu fermata a Cels da formazioni fasciste e interrogata circa la presenza e gli spostamenti dei partigiani nella zona. Attilia negò ripetutamente e per tale atteggiamento di fronte alla guardia repubblicana venne colpita più volte al volto e alla testa da un brigadiere fascista. Morì alle ore 14,30 del 25 agosto 1944, non aveva ancora vent’anni.

FELICITA E VIRGINIA RUFFINO, sorelle, nate a Chieri, residenti a Torino. Felicita, vedova, era nata nel 1902, Virginia nel 1912, da Antonio e Teresa Ramo. Appartenevano entrambe alla 47° Brigata Garibaldi, IV Divisione, operative dall’ottobre del 1944.

Secondo la dichiarazione del sindaco di Torino, rilasciata nel 1948, parteciparono attivamente ai combattimenti per la liberazione della città nei giorni dal 27 aprile al 1 maggio del 1945, data in cui morirono entrambe a seguito delle gravi ferite riportate durante la battaglia finale contro i nazifascisti.

MARINA SAVERGNIN, nata in provincia di Cremona il 16 dicembre del 1907 e residente a Torino. Operativa presso la Formazione G.L. “Giaime Tarantino” dal 14 novembre del 1943 all’8 giugno del 1945 come staffetta, assistenza e trasporto di prigionieri alleati e trasporto di ragazzi in montagna.

Denunciata per attività partigiana, riuscì a fuggire in due occasione, il 9 maggio del 1944 e poi il 14 gennaio del 1945, rifugiandosi in montagna presso la Brigata Renzo Cattaneo. Le durissime condizioni di vita, cui mai si negò, le fecero contrarre la t.b.c., malattia di cui morì il 26 giugno del 1948. Aveva perso anche un fratello nella lotta partigiana.

ANGELA SPEZZAMONTE, nata in provincia di Treviso il 14 settembre del 1924 da Bernardo e Caterina Foggiato, residente a Fiano. Operativa come staffetta e informatrice presso la IX Brigata Garibaldi II Divisione dal 2 aprile al 20 ottobre del 1944.

Secondo il parere del suo comandante fu ottima staffetta e di fede indiscussa. Cadde in combattimento il 20 ottobre ’44 durante un attacco di elementi della Folgore alle formazioni partigiane presso San Gillio. Aveva appena compiuto vent’anni.

CLEMENTINA SUSSETTO, nata a Chivasso il 26 marzo del 1909, da Maurizio e Maria, residente a Torino. Nome partigiano, Leonessa.

Operativa dal 1 maggio del 1944 al 12 febbraio del 1945 come staffetta e propagandista presso la XXI Brigata Cagnoli. Questa la dichiarazione del suo comandante:”elemento di prim’ordine, si prodigava senza misurare il rischio. Aveva dedicato la sua vita alla lotta per abbattere il fascismo che bestialmente spezzò la sua vita facendola assurgere tra gli eroi”.

Clementina fu arrestata dalle Brigate Nere, trasportata in via Asti l’ 8 febbraio del 1945, seviziata e torturata per 4 giorni, venne infine fucilata il 12 febbraio in piazza Vittorio Veneto, lungo Po Cairoli, a Torino.

CARLA TARANTOLA, nata a Novara il 1 agosto del 1927 da Arturo e Irma Barino. Operativa dal 1 agosto al 31 dicembre del 1944 come staffetta presso la Brigata Matteotti – Campagnoli.

Fucilata il primo giorno del nuovo anno, 1945, a Cavagliette. Aveva poco più di 17 anni.

CLEONICE TOMASETTI, nata vicino Rieti nel 1912. Partigiana della divisione FLAIM.

Il 20 giugno del 1944 a Fondotoce, comune di Verbania, venivano fucilati 43 partigiani. Incolonnati ad Intra, essi dovettero, sotto la minaccia dei mitra delle SS, traversare a piedi gli abitati di Intra, Pallanza, Suna e Fondotoce, portando un cartello con la scritta “sono questi i liberatori d’Italia oppure sono i banditi?”.

Nell’unica fotografia che ci è rimasta, si vede Cleonice in testa alla fila. Essa fu di esempio ai compagni, li sostenne col suo coraggio e nel disprezzo del nemico. Cadde gridando “Viva l’Italia!”.

Si salvò miracolosamente dalla strage un solo partigiano, che ricordò la serenità di Cleonice di fronte alla morte e il suo continuo incoraggiamento ai compagni, senza mai perdere fiducia nella vittoria finale contro i nazifascisti.

MARIA GRAZIA TOMMASINI, nata a Lione, in Francia, il 31 agosto del 1929, da Luigi e Vincenza Battista, residente a Lanzo. Nome partigiano, Mary.

Operativa come staffetta dal 1 giugno al 21 ottobre del 1944 presso la I Divisione Garibaldi, 19° Brigata. Il suo comandante la definì eroica figura di partigiana.

Aveva due fratelli nelle formazioni partigiane e volle andare anche lei a lottare per la giusta causa. Iniziò la lotta servendo la Brigata di cui faceva parte come staffetta, ma poi, venuta a conoscenza delle Brigate Nere la sua attività, dovette abbandonare la casa e recarsi definitivamente in montagna.

Durante il rastrellamento di ottobre avvenuto nella zona di Varisella, sede delle formazioni di Bassa Valle della XIX Brigata, fu sempre presente in tutti i combattimenti. Il giorno 12, mentre con altri partigiani cercava di portare in salvo dei feriti servendosi di un’auto, sotto il continuo tiro nemico la macchina sbandò affrontando una curva, uscì di strada e nell’urto finale partì un colpo di mitra che la colpì alla testa uccidendola sul colpo.

LORENZINA UNIO, nata in provincia di Vercelli il 27 aprile del 1921 da Eusebio e Maddalena Ferraris. Operativa presso la 109° Brigata d’assalto Garibaldi “P. Pellaroli” dal 1 marzo del 1944.

Secondo il parere del suo comandante, Luigi Bertolozzi “Gilberto”, fu bella figura di partigiana e staffetta valorosa.

Il giorno 25 aprile del 1945 venne fermata al posto di blocco di Vercelli e fucilata all’istante da nazifascisti. Due giorni dopo avrebbe compiuto 24 anni e festeggiato la liberazione.

ANNA MARIA USSEGLIO, nata a San Germano Chisone, in provincia di Torino, il 31 gennaio del 1925 da Adolfo e Anna Ibbetiani. Operativa nella 105° Brigata Garibaldi “ Carlo Pisacane”, dispersa nel feroce rastrellamento operato dai nazifascisti il 16 dicembre del 1944.

IRENE USSEGLIO, nata a Giaveno, Torino, il 16 agosto del 1922 da Federico e Rosa Versina.

Operativa dal 30 agosto al 29 novembre del 1944 presso la Divisione G.L. Campana, Brigata Mero, zona Val Sangone, con il grado di sottotenente e 280 uomini alle proprie dipendenze. Era addetta al servizio informazioni di Brigata.

Secondo il suo comandante, nei rastrellamenti, indossando l’uniforme partigiana, seguiva le sorti della divisione, partecipando alla lotta e assistendo i feriti. Cadde eroicamente in combattimento il 29 novembre del 1944. Aveva 22 anni.

MARIA LUISA VALETTI, nata a Torino il 29 luglio del 1924 da Grato e Adele Sampò, residente a Buttigliera Alta. Operativa come staffetta presso la 1 e 43° Divisione “Sergio de Vitis”, Brigata Ferruccio Gallo, dal 5 luglio al 27 ottobre del 1944.

Secondo il parere del comandante era ragazza seria e attivissima, preziosa collaboratrice e informatrice.

Il 27 ottobre del 1944 veniva prelevata in casa e fucilata per non aver svelato il nascondiglio dei partigiani, in special modo la località ove si trovava il fratello Marino, partigiano anch’esso. Non aveva ancora vent’anni.

IOLANDA VIETTA, nata a Salassa Canavese il 1 luglio del 1924 da Pietro e Angela Franceschino. Operativa dal 9 novembre 1944 al 15 agosto del 1945, giorno in cui morì presso l’ospedale Maggiore San Giovanni di Torino per malattia contratta durante il servizio di staffetta per la IV Divisione Garibaldi. Aveva da poco compiuto ventuno anni.

VIRGINIA VISETTI, nata a Venaria Reale, Torino, il 14 febbraio del 1919, impiegata presso la Cartiera Italiana. Ebbe il grado di tenente nella formazione “Gran Dubbione” attiva nel pinerolese.

Tutta la famiglia fu antifascista. Virginia, sin dai primi giorni del periodo clandestino, piena di nobile entusiasmo, aiutava nell’attività antifascista il proprio padre, rappresentante della Democrazia Cristiana nel Comitato di Liberazione dei quartieri Nizza, Barriera e San Salvario di Torino. Nascondeva armi e munizioni che le venivano consegnate dal cugino, vice comandante di una brigata autonoma.

Dopo la fucilazione del cugino intensificò la sua attività entrando direttamente nelle formazioni vicine alla D.C.

A Serravalle i partigiani avevano occupato il paese e Virginia era andata con il padre da un ricco industriale a chiedere aiuti per i partigiani.

Per la strada si imbatterono in un posto di blocco di fascisti e tedeschi, che facevano un rastrellamento: furono arrestati e immediatamente fucilati. Virginia morì subito, il padre rimase come morto fino a notte, poi miracolosamente venne soccorso e si salvò.

AURORA WILLERMOTZ, nata a Saint Vincent il 22 marzo del 1922, operativa presso la 87° Brigata Garibaldi. Aurora era una fervente antifascista, moglie di Giulio Curlaz, partigiano, nome di battaglia Dulo. Volle seguire il marito sui monti ove più ferveva la lotta. Si recò ripetutamente in Svizzera, attraversando i numerosi posti di blocco, con una compagna per accompagnare i rifugiati politici che dalla Svizzera volevano tornare in Italia a prender contatti con la resistenza, in particolare coi comandi partigiani di Cogne.

Era d’animo intrepido e sfidava con serenità il pericolo, comprendendo quanto fosse preziosa la sua opera.

Fu arrestata durante una missione dai fascisti di Villeneuve e fucilata il 16 ottobre del 1944 con molti altri partigiani al cimitero del paese. Morì gridando “Viva il Comunismo!Viva la Libertà!”

Proposta per la medaglia d’oro. Non aveva ancora ventidue anni.

ATTILIA ZENO, nata a Trecate, Novara, il 27 luglio del 1913, da Francesco e Caterina Proverbio, residente a Novara. Operativa presso il comando partigiano Zona Valsesia fin dal 1 settembre del 1943 come staffetta e portaordini.

Il 12 novembre del 1944, mentre tornava dall’aver accompagnato in auto una staffetta da Milano a Novara, incrociò una pattuglia fascista sulla strada. La macchina venne crivellata di colpi di mitra e Attilia, subito soccorsa e trasportata in ospedale, vi moriva il giorno stesso per la gravità delle ferite riportate.

PER TUTTE LORO: ORA E SEMPRE RESISTENZA!

Posted in 25 aprile, resistenze, storie di donne.


One Response

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  1. elisa sgobba says

    mai dimenticare!…avevano più o meno la mia età…grazie per aver pubblicato le loro storie.



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