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Storie di Resistenza: Fiamma, Piera e le altre…

FIAMMA, partigiana, su NOI DONNE del Gennaio 1945, edizione clandestina di Torino
Vogliamo che, cuore a cuore, le nostre mamme, le nostre sorelle, le nostre amiche vivano con noi, lavorino con noi, secondo le loro possibilità e con tutte le loro energie nella dura ma bella opera di liberazione e di riscossa. Vogliamo che tutti sappiano chi siamo e come siamo. Vogliamo che tutti sappiano che i partigiani non sono soltanto i giovani che insorgono contro l’arbitrio nazifascista per sottrarsi ad imposizioni di violenze e di sangue, ma anche vecchi combattenti per un’idea che non si è spenta in oltre vent’anni di repressione, di carcere politico, di esilio. E vogliamo anche che si sappia delle donne partigiane.

Siamo sorelle, spose, madri, lavoratrici e studentesse come tutte le donne del mondo…
Noi non siamo le vivandiere di un allegro esercito di predoni e di avventurieri ma dividiamo con loro tutti i disagi.
Quando alla sera ci avvolgiamo nella nostra coperta, sulla paglia della nostra baita, accanto ai nostri fratelli, accanto ai nostri compagni, prima che gli occhi si chiudano nel pesante sonno della stanchezza, i nostri discorsi sono i discorsi di tutta la gente libera, amante della libertà, discorsi che preparano il nostro faticoso lavoro di domani.
E i nostri sogni sono quelli di tutte le donne che vogliono una vita utile e sana: sogni di d’un focolare caldo e accogliente, d’un lavoro dignitoso in seno a una famiglia felice e in una società di uomini liberi.
O donne delle città oppresse, noi dalla montagna siamo le vostre sorelle, le vostre figlie, siamo come voi siete.
Anche noi amiamo, noi che non abbiamo nemmeno un angolino caldo e nostro.
Anche noi abbiamo sete di pace e di gioia.
Anche noi abbiamo un cuore che talvolta trema per la nostalgia della nostra mamma e del nostro babbo.
E appunto per questo siamo qui: perché tutte le donne d’Italia – che sono con noi – possano avere domani quello che noi vogliamo avere.

Parte finale dell’intervista a PIERA ANTONIAZZI, partigiana della 113° e 122° Brigata Garibaldi di Milano, realizzata per l’ 8 MARZO 2000 dalle compagne di Milano.
INTERVENTO DI PIERA SULLA “RESISTENZA TRADITA”
Noi volevamo che si realizzasse un cambiamento della società, che il popolo stesse bene, che tutti fossero felici, che tutti potessero avere un lavoro, una casa…non volevamo raggiungere la ricchezza ma la tranquillità e l’uguaglianza, che non esistessero più il povero miserabile e il ricco.
Per cinque anni siamo stati pieni di rabbia.
Volevamo la rivoluzione. Ma la rivoluzione non è stata fatta.
Quando ci fu l’attentato a Togliatti noi eravamo pronti. Ma fu lo stesso Togliatti a dire di stare tranquilli e di non far succedere niente.
Ricordo che allora lavoravo in una piccola fabbrica, il partito mi inviò lì perché occorreva qualcuno che iniziasse a mobilitare i lavoratori e introducesse il sindacato. Io riuscii a farmi assumere e, col tempo, riuscii anche a convincere gli altri della necessità di un’organizzazione che difendesse i diritti di noi lavoratori, e il sindacato fece il suo ingresso in quella fabbrica.
Il giorno dell’attentato a Togliatti spronai tutti a smettere di lavorare per ascoltare alla radio le ultime notizie. Quando sentii che lui invitava i compagni della base a stare calmi e a non imbracciare le armi, mi caddero le braccia dallo sconforto. Ci siamo sentiti traditi.
La prima volta ci avevano detto che la rivoluzione non si poteva fare perché c’erano gli americani, la seconda volta hanno messo in campo altre scuse…ma insomma, non esiste una rivoluzione indolore!
E’ inevitabile che si arrivi a uno scontro.
Concretamente non è stato realizzato nulla di ciò per cui avevamo lottato duramente, dopo la guerra e la Resistenza ogni riforma, ogni beneficio, sono stati ottenuti solo perché abbiamo continuato a lottare nelle fabbriche, a lottare con le unghie e con i denti.

Dal giornale clandestino “NOI DONNE”, edizione torinese, Novembre 1944
Le donne che oggi insieme resistono, lavorano, combattono, soffrono, che insieme partecipano alla grande rivoluzione imminente, non potranno mai più essere tra loro estranee o nemiche.
Le distinzioni di classe, di partito, di fede, non dovranno essere cancellate ma oggi superate in un più alto senso di fraternità.
E questa nuova solidarietà femminile sarà forse il modello di quella più ampia solidarietà nazionale ed umana che dovrebbe essere il frutto della lotta e delle sofferenze di oggi.

Posted in 25 aprile, resistenze, storie di donne.