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O la Banca o la Chiesa.

Ascolta l’audio a commento della notizia a cura di MeDeA: Fassino il welfare e la Chiesa

A metà maggio a Torino si svolgeranno le elezioni per il consiglio comunale. La battaglia per aggiudicarsi la poltrona da sindaco ci pare più noiosa del solito. Abbiamo l’impressione di avere davanti un copione già scritto e visto innumerevoli volte. I due principali schieramenti non hanno il coraggio di affrontare di petto le questioni che riguardano il territorio, preferendo invece indugiare su vaghe promesse. Pdl e Pd non indicano chiaramente le priorità del loro programma, non specificano le intenzioni e gli obiettivi, se non buttando qua e là qualche banale e scontato proclamo. La destra  al solito punta il dito contro gli immigrati brutti e cattivi,  scava nelle paure della gente per far leva sulla questione sicurezza. Il centrosinistra rincorre la destra, strizza l’occhio alla Chiesa e prova a vendere l’impresentabile faccia di Fassino attraverso una serie di cartelloni elettorali in cui il candidato sindaco del Pd è furbescamente sparito e sostituito da donne e uomini sconosciuti, “normali”, comuni. Un’operazione di marketing ben studiata, perché se nessuno potrebbe rimanere affascinato dal decadente Piero e quindi puntare sul sex appeal porterebbe a sconfitta certa, e altrettanto difficilmente qualcuno potrebbe identificarsi con lui, in quei visi e in quei corpi ognuno può invece specchiarsi, rivedere se stesso, riconoscersi e dunque fidarsi.

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Milano: per riprenderci il tempo della vita e lo spazio della città

Abbiamo ricevuto sulla lista di Sommosse nazionale questo invito da parte delle donne del collettivo le venticinque undici.

Vi invitiamo il 4 maggio alle 18.30 in corso di Porta Nuova 32 per scambiare esperienze, costruire proposte, prenderci spazi, creare relazioni… e stare bene insieme!

Abbiamo condiviso a modo nostro, come tanti altri gruppi in tutta Italia, le recenti manifestazioni delle donne per il grande desiderio di libertà, di parola e di autonomia che in sostanza ci accomunava tutte, oltre che naturalmente per il disgusto rispetto  a un governo e a tutto un ceto politico che ci fa inorridire, ma anche con uno sguardo fortemente critico rispetto ad alcune visioni del femminismo che stanno emergendo.

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Bologna: Atlantide sotto sgombero!

Ascolta l’audio registrato con Venere del Collettivo Clitoristrix – femministe e lesbiche

Atlantide è uno spazio irrinunciabile per la cittadinanza gay, lesbica, trans, queer, femminista e un riferimento per autoproduzioni culturali indipendenti, a Bologna e in Italia. Atlantide è uno spazio che dal 1999 è autogestito dai collettivi “Clitoristrix – femministe e lesbiche”, “Antagonismogay” e “NullaOsta”, sito in piazza di Porta S. Stefano 6 a Bologna. E’ luogo di un’elaborazione politica dal basso che accomuna soggettività diverse nelle pratiche del partire da sé e dalle sessualità per strutturare una critica dell’esistente e lavorare per un mondo migliore, altro e possibile. Dal 2008 i collettivi hanno costituito tre associazioni – Eccentrica, Donne di Mondo e Lo spazio – che sono titolari di una convenzione con il quartiere Santo Stefano, scaduta a febbraio 2011. Nulla Osta, Antagonismogay e Clitoristrix non si sono mai sottratti ad un confronto sugli spazi di Atlantide, né con amministratori che ipocritamente continuano a disconoscerne le attività, né con i ‘vicini di casa’ di uno degli incroci più trafficati e rumorosi della città (dai quali non sono mai stati contattati): negli anni hanno inoltre aperto gratuitamente Atlantide a iniziative di altre realtà cittadine che ne condividessero le discriminanti antisessiste, antifasciste ed antirazziste. Proprio i tre collettivi sono riusciti nel tempo a fare vivere una struttura marginale per la città, dotandola di servizi e impianti. Atlantide è una ricchezza per questa città e deve restare nel cassero di porta Santo Stefano.

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Stati generali della precarietà 3.0 * Perfettamente inconciliabili!

Il 15, 16, 17 aprile si terrà a Roma la terza edizione degli stati generali della precarietà. Su precaria.org potete trovare l’appello che rilancia l’appuntamento con il programma completo delle iniziative. Insieme a molte altre realtà, stiamo partecipando alla costruzione del workshop “Perfettamente inconciliabili: strumenti e strategie per sabotare lo pseudo-welfare familista”, che dovrebbe tenersi nella giornata di sabato.

Qui di seguito l’appello e alcuni dei materiali proposti per il workshop:

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Video dell’8 marzo 2011 a Torino

realizzato dal Csoa Gabrio: Le donne sanno scegliere da sole!

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MeDeA alla Conferenza mondiale delle donne di base di Caracas 2011

 

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La protesta delle detenute palestinesi

Le autorità giudiziarie israeliane hanno deciso di prorogare la detenzione amministrativa (senz’accusa e rinnovabile ad oltranza) per la prigioniera palestinese Hana Yahya Saber ash-Shalabi, proveniente da Jenin. Per Hana non è il primo episodio di questo tipo: la donna è stata arrestata il 14/09/2009 e, da allora, le autorità israeliane hanno proceduto allo stesso modo. Puntualmente, alla scadenza dei sei mesi, hanno esteso la detenzione amministrativa nei suoi confronti. Attualmente, le prigioniere palestinesi in detenzione amministrativa sono tre: Hana, Kifah ‘Awni Qatash, ‘Aliya’ al-Ja’bari. Decisioni come l’ultima ai danni dei diritti di Hana ash-Shalabi rientrano tra quelle pratiche “legali” di Israele che le prigioniere palestinesi hanno annunciato di voler denunciare attraverso forme di protesta. L’appello è stato lanciato dalle prigioni israeliane di Hasharon e Damon e le azioni si svolgeranno nei prossimi mesi.

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Cena benefit MeDeA a Pinerolo

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Delibera Ferrero: la relazione del Difensore Civico

Ieri mattina si è tenuto il consiglio della Regione Piemonte. Tra i punti previsti all’ordine del giorno vi era la relazione annuale del Difensore Civico (in questo caso l’avvocato Antonio Caputo), il cui compito dovrebbe essere quello di tutelare i cittadini e le cittadine in riferimento a carenze, disfunzioni, abusi o ritardi di pubblici uffici chiedendo conto all’amministrazione del suo operato riguardo al reclamo presentato.

Mentre nel palazzo della Regione si apriva l’assemblea del consiglio, fuori si formava un presidio dei comitati contro il nucleare insieme ad un presidio di donne contro la Delibera Ferrero che già nel dicembre 2010 avevano richiesto l’intervento del Difensore Civico affinchè si pronunciasse su alcuni punti del protocollo. In una settimana erano state raccolte ben 412 firme di cittadini e cittadine che si opponevano all’ingresso del Movimento per la vita nei consultori pubblici.

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Egitto: manifestanti costrette a fare il test di verginità

Abbiamo registrato un commento alla vicenda con Riccardo Noury della sezione italiana di Amnesty International: Scarica il file

Amnesty International ha chiesto alle autorità egiziane di indagare sulle gravi denunce di torture, compreso l’obbligo a sottoporsi a “test di verginità”, inflitte dai militari alle donne che hanno preso parte alle manifestazioni al Cairo. Il 9 marzo, dopo aver disperso con la violenza una manifestazione in piazza Tahrir, i militari hanno infatti arrestato almeno 18 donne, che hanno poi riferito ad Amnesty di essere state picchiate, sottoposte a scariche elettriche, obbligate a denudarsi mentre i soldati le fotografavano e infine costrette a subire un “test di verginità”, sotto la minaccia di essere incriminate per prostituzione. Salwa Husseini, 20 anni, ha raccontato ad Amnesty International di essere stata arrestata e portata al carcere militare di El Heikstep, a nord-est della capitale. È stata costretta a togliersi tutti i vestiti ed è stata perquisita da una guardiana, in una stanza con due porte e una finestra aperte. Nel frattempo, i soldati entravano nella stanza per scattare foto alla detenuta completamente nuda. I “test di verginità” sono stati eseguiti in un’altra stanza da un uomo che indossava una giacca bianca. “Quelle trovate non vergini”, secondo la sua espressione, sarebbero state incriminate per prostituzione. Una donna ha raccontato ad Amnesty International di aver detto che era vergine. Poiché il test avrebbe provato il contrario, è stata picchiata e sottoposta a scariche elettriche. I soldati hanno continuato a umiliare le donne consentendo ai soldati di guardare e fotografare quello che stava accadendo, con la minaccia implicita di rendere pubbliche le immagini, arrecando alle detenute ulteriore danno.

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