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Intervento sull’autodeterminazione

Tremate, tremate, le streghe son tornate! Quest’anno in tantissime piazza le donne stanno manifestando per la propria autodeterminazione, al grido collettivo e ribelle di IO DECIDO!

IO DECIDO SULLA MIA VITA, SUL MIO CORPO, SULLA MIA SESSUALITA’, SU OGNI SCELTA CHE MI RIGUARDI.

autodeterminazione per una donna è una parola vuota se non si regge sulla sfida quotidiana di tutte noi a trasformare l’esistente partendo dalle condizioni materiali di vita, perchè senza autonomia, indipendenza economica, siamo costrette a vivere nel ricatto e a non essere libere di scegliere. Quante donne maltrattate, picchiate dai mariti e dai fidanzati non se ne vanno di casa perchè non hanno un posto dove andare, non hanno soldi x mantenersi…

autodeterminazione per una donna è una parola vuota se la difesa di diritti che ci siamo conquistate con anni di lotte, si confonde con le logiche del potere, si piega alle richieste ai partiti, anche a quelli cosiddetti di sinistra; si accontenta della concessione di briciole di socialdemocrazia in cui aborto, lavoro, servizi, casa sono astrazioni se il cambiamento non è radicale, politico e personale allo stesso tempo,

autodeterminazione per una donna è una parola vuota se rivolta solo ad alcune, entro determinati confini, territoriali, di classe e di appartenenza, o secondo regole già scritte, per cui la solidarietà stessa è selettiva. Ci si rivolge con sdegno alla Spagna ma si fa fatica a guardare al di là del Mediterraneo,

autodeterminazione è per una donna una parola vuota se alle donne questa parola viene sottratta per essere consegnata ai trattati, alle risoluzioni, alle campagne elettorali in nome di una immaginaria Europa dei diritti, che poco ha a che fare con l’ Europa che lascia annegare i e le migranti, che distrugge i territori, che specula sullo smantellamento dello Stato Sociale, che pianifica una società di schiavi del lavoro e di schiave della maternità e che, in nome di quegli stessi diritti, bombarda, invade, reprime,

autodeterminazione è una parola vuota per una donna se proprio sul corpo delle donne è in atto una spoliazione del senso di sé e delle proprie scelte in tema di aborto, sessualità e maternità che ha espropriato le donne di pratiche e saperi antichi tentando di consegnarli allo Stato, alla Chiesa, ai partiti, ai medici, e soprattutto ha reso il corpo delle donne luogo pubblico di obiezione, mercificazione, spettacolarizzazione; donne destinate a riprodurre figli, cura, tempo e attenzione con dedizione assoluta e, pure con il sorriso sulle labbra,

ma autodeterminazione è una parola densa, importante, è una parola irriducibilmente femminista perché implica un cambiamento profondo, un cambiamento ideale e reale insieme che, se costretto nei termini di un confine, di una classe, di una delega, di una concessione, semplicemente … esplode!

Questo 8 marzo è autodeterminazione perché vogliamo ancora rivolgere lo sguardo verso i visi di donne vere, come Pilar che in Spagna si batte per il diritto ad abortire in modo libero, sicuro e senza alcuna ingerenza, a Fatima che è sbarcata a Lampedusa ed è finita in un Cie, a Ioana, che dalla Grecia ci ha raccontato che cosa vuol dire Europa per lei, a Chiara, che in occasione di un colloquio di lavoro ha dovuto rispondere a un questionario sulla sua vita privata, ad Alessia, che rimane con un marito violento perché non sa dove andare con un bambino piccolo …

e, infine, vogliamo guardare a noi tutte che siamo oggi in piazza con la consapevolezza che ogni nostro passo è un cammino collettivo e ribelle.

Posted in 8 marzo, anticapitalismo, anticlericale, anticolonialismo, antifa, autodeterminazione, controllo, corpi, crisi/debito, femminismi, grecia, lavoro, migranti, no cie, no tav, no war, personale/politico, precarietà, repressione, resistenze, sanità pubblica, sessismo, storie di donne, streghe e stregonerie, violenza di genere.

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