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Intervento di apertura del corteo

Ogni anno costruire l’8 marzo è una grande sfida perchè dobbiamo essere in grado di tener vivo quel filo rosso che ci lega a quella drammatica giornata del 1911, quando a New York 146 giovani donne, ragazze, in alcuni casi bambine, morirono nell’incendio che si sviluppò all’interno della fabbrica dentro cui lavorano…imprigionate entro stanzoni chiusi a chiave dall’esterno per impedire che le operaie uscissero a prendere un po’ d’aria o a fare due passi.

E ogni anno dobbiamo anche essere in grado di strappare questa giornata di lotta al rito della festa commerciale in discoteca e soprattutto ai tentativi di strumentalizzazione da parte ci certo femminismo istituzionalizzato che a braccetto con i suoi partiti di riferimento, cerca di appropriarsi dell’8 marzo per raccogliere consenso. L’abbiamo vissuto proprio qui nella nostra città, con il tentativo spudorato di Snoq, tentativo che abbiamo rispedito al mittente. Volevano un corteo per un Europa laica e dei diritti. Avrebbero voluto ancora una volta far campagna elettorale sui corpi delle donne. Ma quale Europa? Un’Europa immaginaria che sta dentro solo le loro teste…l’Europa che noi conosciamo è quella che lascia morire le migranti e i migranti nel mar mediterraneo, l’Europa che lascia partorire le donne greche all’ingresso del pronto soccorso e che non permette più loro di abortire gratuitamente; è l’Europa delle politiche di austerity, dei tagli al pubblico, delle privatizzazioni, dello smantellamento dei servizi e del welfare; l’Europa del carovita, degli sfratti, delle devastazioni e speculazioni sui territori.

Noi invece abbiamo rivendicato un 8 marzo di lotta per l’autodeterminazione. Non ci interessano le briciole che ci concedono con le quote rosa e le pari opportunità. Noi vogliamo tutto! Non vogliamo l’appiattimento dell’uguaglianza, noi vogliamo i colori della differenza..

Siamo femministe e siamo anticapitaliste perchè questo sistema è nemico delle donne. Ci sfrutta sul lavoro e dentro casa. Ci fa violenza, ci toglie ogni libertà. Ci fa pagare la crisi sulla nostra pelle. Ci vuole suddite, serve, zitte e consenzienti. Questo sistema è nemico delle donne e per questo lo combattiamo con forza!

Non ci accontentiamo di chiedere al governo di migliorare questa o quell’altra legge. Noi coltiviamo il sogno di un cambiamento radicale, politico e personale insieme, il sogno di una trasformazione che parta da noi stesse e che si spinga oltre i confini più lontani.

Questo sogno per noi si chiama rivoluzione femminista, rivoluzione delle donne.

Perchè senza le donne non c’è e non ci sarà mai rivoluzione!

Posted in 8 marzo, anticapitalismo, comunicati/volantini, crisi/debito, femminismi, memoria femminista, resistenze.

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