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Prego, entrate pure!

movimento-vitaAggiornamento sullo stato di attuazione della delibera Ferrero, che autorizza l’ingresso del Movimento per la Vita nei consultori del territorio piemontese.

Dopo alcuni mesi di sostanziale stallo, il 24 gennaio scorso viene diffuso un comunicato segnato da un tono di estrema preoccupazione, a firma delle consigliere regionali di opposizione: siamo in piena campagna elettorale e in una delle due Asl di Torino viene dato il via libera, con delibera ad hoc, alla redazione dell’elenco delle associazioni che potranno, appunto, operare all’ interno dei consultori pubblici.

La domanda che, inevitabilmente, ci siamo poste è: perché tanta preoccupazione, perché scandalizzarsi ora?!

L’Asl Torino1 ha semplicemente posto in opera i decreti regionali, e relative modifiche, contro cui il movimento delle donne di Torino, Donne di Torino per l’autodeterminazione, tra il 2010 e il 2011 si era attivato pur con estrema difficoltà per quanto riguardava informazioni, sostegno, appoggio da parte delle donne presenti all ’interno delle istituzioni – a parte quell’ eccezione che di solito si definisce più unica che rara – nonostante le sollecitazioni e le richieste alla costituzione di un fronte comune, collettivo e chiaro di mobilitazione e lotta.

Alla delibera Ferrero, decreto legge dell’ottobre 2010, veniva opposto ricorso al Tar, che, come sappiamo, si pronunciava respingendo il ricorso eccetto che nel punto specifico relativo alla definizione, restrittiva e palesemente formulato per garantire il solo accesso del Movimento per la Vita – come da promessa elettorale di Roberto Cota, presidente della regione –  dei requisiti che le associazioni interessate all’ ingresso nei consultori attraverso l’iscrizione ad appositi albi, avrebbero dovuto possedere… ebbene, il testo veniva prontamente modificato e dall’ obbligo per le associazioni di avere nello Statuto la formula, relativa alle finalità dell’attività associativa “la difesa della vita dal suo concepimento”, si è passati alla necessità della presenza nello Statuto di una espressione che indicasse la competenza a svolgere attività a sostegno della maternità e del neonato da almeno due anni.

Questa pronuncia del Tar è stata accolta, a suo tempo, come una vittoria… lo abbiamo scritto allora e lo ribadiamo oggi: non lo era, non lo è: il decreto è rimasto proprio quello ideato dalle menti del trio Cota/Ferrero/Casini, la sostanza di quella che abbiamo sempre sottolineato essere una controriforma dei consultori è sempre la medesima, si tratta di un attacco frontale alla laicità dei servizi offerti da consultori comunque impoveriti e in declino a causa di una politica che manifesta con pervicacia e linearità la volontà di annientarli dal punto di vista sociale, culturale e di valore.

I consultori li conosciamo, li abbiamo difesi e li difenderemo e sappiamo bene con quanta fatica, e forza, chi vi lavora ha sempre tentato di offrire un servizio attento e rispettoso in un momento drammatico e delicato come è quello della scelta di abortire, mettendo costantemente al centro l’attenzione alla donna e alla sua volontà.

 Ma, a seguito della delibera della Asl Torino1, quante e quali sono le associazioni che hanno fatto domanda per essere inserite nei famosi registri, e quali e quante sono state accettate? … qui viene il bello, e nella sua esilarante semplicità non è altro che la sottolineatura di quale fosse sin dall’ inizio, Tar o no, lo scopo della delibera Ferrero… ebbene, sono due: il Centro di Aiuto alla Vita di via Gioberti 7, e il centro di Promozione alla Vita di corso Trento 13, ovviamente a Torino … basta il nome a chiarire di che tipo di associazioni si tratta?

 Qualche considerazione, inevitabilmente va fatta, e altrettanto inevitabilmente qualche nervo scoperto lo toccherà… e allora:

ai proclami indignati sull’ uso elettorale dei consultori e del corpo delle donne da parte di Roberto Cota,

all’appello ad una vigilanza sull’applicazione della legge 194,

allo sdegno per l’uso strumentale ai fini di contrapposizione ideologica di un momento delicato della vita delle donne,

opponiamo queste domande:

non vi era forse in tutta Italia in atto un’offensiva per via amministrativa contro il diritto delle donne all’autodeterminazione, tale per cui – pensiamo al Lazio – era opportuno annusare il clima e, dall’interno delle istituzioni dare un segnale forte per tempo?

una lotta condotta di fatto sulla difensiva, può considerarsi vittoriosa se, alla fin fine, si è limitata ad allargare a presunte e sbandierate associazioni non confessionali, che per ora non si vedono!, l’ingresso nei consultori?

Il ricorso al Tar, sia ben chiaro, andava fatto ed è stato un utile strumento di confronto, conoscenza  e anche scambio di informazioni tra donne, ma non è che si è trasformato in alibi, o silenziatore, rispetto alla necessità di una presenza massiccia nelle strade, nei mercati, nei luoghi di lavoro, incontro e aggregazione tra e con donne, per informare, discutere, sensibilizzare e ricordare quale significato abbia per le donne poter abortire in una struttura pubblica senza essere colpevolizzare e senza rischi per la salute?

 Sono questioni che vi poniamo, ci poniamo.

 Ma vogliamo andare oltre e rivolgerci in particolare a quella parte di movimento delle donne che è antagonista a questo ordine sociale e non accetta alcuna pacificazione individuale in nome di una  carriera professionale o accademica, all’ insegna di un maggior o minor potere… e chiediamo loro:

al di là delle immagini di repertorio, stantie mistificate e mistificanti, che cosa sono e che cosa fanno i consultori, oggi? Quanto sono realmente agibili e agiti? Sono luoghi pensati e mossi dal principio della centralità della salute, delle richieste, dei bisogni delle donne o, come del resto svela il nome stesso e di solito anche l’organizzazione concreta degli spazi e delle attività, sono ormai esclusivamente il territorio della maternità, della famiglia, della nascita?

E soprattutto, quanto sono omologanti e quali modelli e significati culturali veicolano, entro una società in cui le contraddizioni di genere e di classe sono enormi e in cui l’emancipazione è come un premio a termine, concesso alla donne perché conviene e sottratto loro quanto non conviene più?

 Già nel 1976 il movimento delle donne si interrogava sui consultori, ed erano passati solo pochi mesi dall’ approvazione della legge 405 che li istituiva!, e affermava con nettezza che questi dovevano essere i consultori delle donne, non della coppia, non della famiglia, dovevano diventare luoghi in cui solidarietà, sostegno, informazioni, professionalità, libertà, scambio, servizi, desideri, responsabilità fossero termini di un rinnovamento che ponesse le donne come protagoniste vere della gestione concreta e dei valori ideali che quello che era un nuovo servizio andava a delineare…

… li abbiamo sognati e costruiti così, e ora?

Posted in aborto, autodeterminazione, consultori, delibera ferrero.

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