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Il Piemonte, Cota e le donne

Che cosa sta succedendo in Piemonte?

Una semplice lettura, esclusivamente cronologica, degli eventi svela tutta la preoccupante gravità di una situazione che si caratterizza, in sostanza, come vera e propria aggressione, precisa, implacabile e regolare, alle donne: non è solo il principio stesso di autodeterminazione di sé che viene messo in discussione, ovviamente colpendone la sua espressione più  viva, vale a dire ogni scelta in tema di sessualità e maternità, ma  riteniamo di poter affermare che stiamo assistendo soprattutto ad una ridefinizione culturale, politica, sociale e anche economica dei ruoli, dei comportamenti e delle realtà che le donne abitano, costruiscono e definiscono per sé.

Roberto Cota, presidente della Regione Piemonte, può anche apparire personaggio di scarsa levatura se si considera nella sua complessità il momento che stiamo vivendo e forte può essere la tentazione di leggerne le decisione giuridiche e amministrative sul territorio, se non fossero terribilmente dense di conseguenze, come fatti in fondo prevedibili e contro i quali è doveroso mobilitarsi, ma, ripetiamo, se anche ci limitassimo a una banale lettura temporale, il quadro indurrebbe a qualche riflessione, o domanda, in più.

Come si spiega, per esempio, che un politico fortemente legato alle sue origini, in una regione massacrata dalla crisi economica e in piena emergenza Fiat, si pronunci con relativa misura su temi di rilevanza nazionale, quali il destino di Mirafiori o l’alta velocità, peraltro riproponendo scontato sostegno e prevedibili dichiarazioni d’intenti, ma non perda occasione per scagliarsi con furia contro l’aborto o contro la RU486?

Come interpretarne l’inaspettato controllo, “l’approccio serio e rigoroso che questo Governo ha assunto sulla questione immigrazione ha inoltre scongiurato l’ecatombe a cui in questi anni abbiamo dovuto assistere nel Mediterraneo, con carrette di disperati in balia del mare e sempre a rischio di affondamento e naufragio”, nel pronunciarsi, persino quando si tratta di argomenti cari al suo partito, si pensi appunto all’immigrazione o alla sicurezza, a fronte delle continue prese di posizione pubbliche urlate, su contraccezione, famiglia, sessualità?

Chiariamolo subito, non è certo Roberto Cota il punto centrale delle nostre riflessioni, è piuttosto figura rappresentativa di una politica inevitabilmente nemica, riteniamo però interessante, e illuminante, approfondire l’esame di questi suoi mesi di presidenza e farne una sorta di leva per considerazioni più ampie, in un’ottica di genere.

24 febbraio 2010, Roberto Cota sottoscrive durante la campagna elettorale il Patto per la Vita e per la Famiglia, specificando trattarsi della vita dal concepimento alla morte naturale e della famiglia monogamica ed eterosessuale, fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna: al primo punto l’aborto, e il primo attacco alle donne, accusate di banalizzare l’aborto e di voler utilizzare la RU486 come “aborto fai da te a casa propria”.

31 marzo, il neoeletto presidente tuona contro la RU486 affermando che le confezioni arrivate in Piemonte potrebbero marcire nei magazzini. Cota ribadisce di essere per la difesa della vita e di essere convinto che la RU486 debba venir somministrata quanto meno in regime di ricovero. L’iter di introduzione all’ospedale Sant’Anna di Torino della pratica dell’aborto farmacologico subisce costanti rallentamenti e boicottaggi.

Agosto, Roberto Cota interviene a Rimini al meeting annuale di Comunione e Liberazione e annuncia la sua personale ricetta anticrisi, vale a dire pannolini gratis per tutte le famiglie piemontesi a partire da gennaio 2011 e per i primi sei mesi di vita del bambino. Impegno ribadito ufficialmente a settembre.

15 ottobre, la Giunta regionale del Piemonte approva, con deliberazione n. 21-807, il “Protocollo per il miglioramento del percorso assistenziale per la donna che richiede l’interruzione volontaria di gravidanza”, a firma dell’assessore Ferrero. La Delibera prevede che l’accoglienza delle donne in gravidanza può essere indifferentemente effettuata dai servizi consultoriali, dai centri per la famiglia e dalle strutture del Volontariato e del privato sociale, che abbiano stipulato idonee convenzioni previste nel presente protocollo. Di fatto la convenzione può venire stipulata, in base alle regole per l’accreditamento, con un solo ente di volontariato: quella del Movimento per la Vita. La delibera prevede inoltre che durante il primo colloquio, se necessario e richiesto, deve essere presente il mediatore culturale e/o l’operatore del volontariato e del privato sociale. Per quanto riguarda i requisiti delle organizzazioni di volontariato e delle associazioni di privato sociale per il convenzionamento con le ASL, si tratta di requisiti professionali che possono solo risultare integrativi e non prioritari rispetto all’azione dei volontari.

Questo significa che durante il primo e delicato colloquio in consultorio, la donna che sta richiedendo l’ivg dovrà dimostrare la legittimità della sua scelta di fronte a personale non medico, non qualificato, appartenente a un’unica organizzazione convenzionata con la Regione Piemonte: il Movimento per la vita.

24 ottobre, sala conferenze del Cottolengo, Roberto Cota e Caterina Ferrero, assessore alla Tutela della salute e Sanità, alle Politiche sociali e per la famiglia, partecipano ad un convegno  dal titolo “Aborto, noi non ci rassegniamo”, sponsorizzato anche dalla Regione Piemonte e con l’obiettivo di rafforzare la rete delle associazioni di volontari in difesa della vita. Sul palco Maria Grazia Tripoli, del comitato Verità e Vita, la stessa associazione di cui fa parte chi ha aggredito Maria davanti al Sant’Anna, definisce Cota alfiere del popolo della vita.. Cota e Ferrero non si risparmiano certo, e prima di annunciare ufficialmente che sarà la Regione a formare il personale qualificato delle associazioni pro-vita che opererà nelle strutture ospedaliere, ribadiscono più volte che la loro presenza è motivata dalla condivisione dei comuni valori a difesa della vita.

Vale la pena ricordare che il comitato Verità e Vita si batte anche contro la legge 40, ritenendo che ogni  fecondazione artificiale deve essere proibita dalle leggi dello Stato, perché sacrifica esseri umani innocenti…

22 novembre, il direttore generale dell’ospedale Sant’Anna, Valter Arossa, sarà una coincidenza ma il suo incarico scade a fine febbraio, stipula una convenzione con l’associazione antiabortista Difendere la vita con Maria, con sede, sarà una coincidenza anche questa,  nella Novara di Cota. L’associazione si occupa di recare onore ai poveri resti dei bambini non nati e  avviare la prassi pastorale di onorare con l’atto di pietà della sepoltura anche i bambini morti prima di nascere, stipulando ove possibile convenzioni con  le Aziende Ospedaliere, le ASL e i servizi Cimiteriali Comunali, l’Associazione dall’anno 2000 ad oggi ha accompagnato alla sepoltura circa 35.000 bambini, venuti meno prima di nascere, la causa della loro morte, purtroppo, è tremendamente drammatica per un’altissima percentuale di loro,  non è naturale ma procurata.

22 dicembre, conferenza stampa del Movimento per la Vita a sostegno della delibera Ferrero: è stato appena notificato il ricorso al TAR contro la delibera presentato dalla Casa delle Donne di Torino e si scomoda persino il presidente del MpV Carlo Casini. Interessante una sua affermazione riportata dai giornali, in cui Casini esprime preoccupazione riguardo ad una delle attività possibili e previste in consultorio verso la quale non può che opporsi, vale a dire la prescrizione della pillola del giorno dopo, che definisce “abortiva”.

E a questo punto si ferma la cronistoria e cominciano le nostre riflessioni, e ancora qualche domanda.

Si prevede nei consultori l’ingresso di volontari le cui convinzioni, e azioni, sono in netto contrasto con la gran parte dell’attività svolta dagli stessi, dalla contraccezione d’emergenza, all’interruzione di gravidanza, alla riproduzione assistita: che senso ha? E perché presentare i consultori stessi quasi esclusivamente come luoghi dell’aborto quando le cifre dicono chiaramente che solo il 4% dell’attività riguarda le interruzioni volontarie di gravidanza?

Che cosa nasconde la furia antiabortista di Cota, il riproporre ossessivamente la propria adesione ai valori della vita e della famiglia eterosessuale fondata sul matrimonio, innalzandoli a livello di legge?

Come mai le donne come persone indipendenti, capaci, autonome e libere spariscono da ogni suo discorso per trasformarsi costantemente in mamme potenziali?

Dove sono le studentesse, le lavoratrici, le precarie, le disoccupate, le insegnanti, le anziane, le pensionate, le ginecologhe…, insomma le donne reali che pretendono servizi, che non si rassegnano al precariato a vita, che non vogliono guadagnare meno degli uomini a parità di mansioni, che non accettano di vedersi rappresentate solo come pezzi di carne da sbattere sullo schermo, che scelgono se essere madri e quando?

La risposta sta nel Libro Bianco di Sacconi, sta nel Collegato Lavoro, sta nel piano di Marchionne per Mirafiori e nella volontà, neanche tanto nascosta, di chiudere il conto con tutto quel corpus di leggi, e prima ancora di idealità, che sono il frutto e hanno permeato lotte e rivendicazioni femministe, operaie e studentesche dagli anni 60 ad oggi: autodeterminazione,  solidarietà sociale,  desiderio di essere protagonisti e protagoniste delle proprie vite.

Desertificare i consultori consegnandoli ai cattolici integralisti, mettere sul mercato la parte più appetibile della sanità, smantellare lo stato sociale per pagare la crisi e realizzare enormi profitti garantendo solo livelli minimi di prestazione, rendere l’istruzione un privilegio e il lavoro schiavitù precaria, tutto questo è già stato pianificato e per le donne ha un significato ben preciso: stare a casa.

Forse non è neppure così importante aggiungere a far figli, perché è proprio il ritorno alle mura domestiche che sancisce una formidabile riscrittura di ruoli: questo stato, questa economia per sopravvivere hanno bisogno di servi in fabbrica e serve in casa, non di donne e neppure, in fondo, a parte qualche dovuto atto di ossequio alla Chiesa per cui sono utilissimi personaggi come Roberto Cota, di madri.

Posted in antifemminismo, autodeterminazione, consultori, corpi, delibera ferrero, pensatoio.


One Response

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  1. marilena maffioletti says

    la mia vita non è molto fortunata(non mi riferisco al lato economico) ma leggere queste cose mi fa dimenticare i miei problemi perchè provo un’indignazione oltre misura per l’ingiustizia che si sta perpetrando nei confronti delle donne. Stiamo tornando agli anni 60-70 quando l’aborto era clandestino e a pagamento anche con la complicità di ginecologi cattolici falsi come quelli che oggi si accaniscono contro la libertà di decisione delle donne. Mia suocera era un’ostetrica preparata e prima ancora una donna libera, ha aiutato molte donne insegnando la contraccezione allora possibile e anche l’uso della pillola quando ancora ci si vergognava ad acquistarla in farmacia. Si chiamava iole, è morta troppo giovane, da lei ho imparato tanto e soprattutto mi ha reso partecipe di molte esperienze vissute con le sue pazienti: storie che farebbero riflettere questi maschilisti retrogradi e integralisti che non hanno niente da spartire con chi ama veramente le donne!



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