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Per Giorgiana e per noi

Riceviamo e pubblichiamo

12 maggio 1977 – 12 maggio 2012

 Alcune di noi quel giorno c’erano, molte non erano ancora nate. Lo Stato aveva deciso che nessuna/o poteva più scendere in piazza nel centro di Roma.

Giorgiana, insieme a tante altre e tanti altri, aveva scelto di disattendere quel divieto, di decidere di se stessa e della propria libertà e lo Stato l’ha uccisa.

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Cena benefit MeDeA

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La lotta delle operatrici e degli operatori sociali di Torino

Riceviamo e volentieri pubblichiamo. Alle operatrici e agli operatori sociali va naturalmente tutta la nostra solidarietà. Lunedì saremo con loro a presidiare la piazza di fronte al Comune di Torino.

Il coordinamento “operatori sociali non dormienti” di Torino ha indetto, per lunedì 7 maggio, una giornata definita “Welfare Day“, 24 ore di sciopero durante le quali gli/le aderenti porteranno in piazza Palazzo di Città (dove ha sede il Comune di Torino) i servizi alla persona che normalmente svolgono all’interno delle strutture. I dormitori allestiranno una zona notte per dormire, i servizi diurni organizzeranno laboratori, sportelli informativi e attività varie…
L’obiettivo è far conoscere a quanti più possibile il lavoro che quotidianamente viene svolto ed erogato con sempre maggiori difficoltà, a causa dei numerosi tagli che sono in costante aumento e insieme far capire quale patrimonio si perderebbe se non esistessero più i servizi alla persona.
Soprattutto in questo periodo in cui il terrorismo legato all’allarme “CRISI!” giustifica qualunque taglio e disagio a danno dei cittadini e dei lavoratori a cui viene imposto il sacrificio che i fautori della crisi non faranno mai.

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1° maggio 2012: donne di piazza e non di governo!

Alla nascita del governo Monti alcuni gruppi di donne, non certo noi, avevano salutato con soddisfazione la presenza di tre donne in ministeri importanti, in particolare l’ingresso della ministra Fornero al Dicastero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Come avevamo ipotizzato fin dall’inizio la natura ultra liberista del governo Monti ha ben presto attuato politiche disastrose, in particolare per le donne. I tagli alla spesa pubblica hanno colpito solo le spese sociali e i servizi, le pensioni e i salari, senza minimamente toccare anzi favorendo i potentati delle banche, le grandi rendite ed implementando le spese militari e l”’ordine pubblico”.
C’è voluta una Ministra del lavoro donna nel governo delle banche per portare a compimento la peggiore riforma pensionistica di tutta Europa! Con il solo obiettivo di fare cassa, le donne sono le prime a pagare un prezzo intollerabile, obbligate a lavorare 5/10 anni in più in un momento in cui la crisi crea disoccupazione e precariato, gli ammortizzatori sociali vengono pressoché annullati o ridotti all’osso. E’ ingiusta e penalizzante soprattutto per le donne la norma che prevede che al momento della maturazione dell’età di pensione, se non si sono raggiunti almeno 20 anni di contributi, non si percepisca nessun trattamento fino a 70 anni. E in questa situazione, che ci ha riportato agli anni ’50, è davvero difficile racimolare 20 anni di contributi o avere una pensione dignitosa quando questa verrà calcolata con il solo sistema contributivo! Infatti come sappiamo per le donne il lavoro retribuito significa precarietà con continue entrate e uscite dal mondo del lavoro e orari a tempi ridotti. I tagli alla spesa pubblica hanno prodotto e produrranno effetti devastanti sullo stato sociale, gravando prevalentemente sulle donne che continuano sempre più a sobbarcarsi tutti i lavori di cura. La recente rilevazione ISTAT ci conferma che nel 2011 in Italia ci sono quasi 5 milioni di casalinghe non salariate considerando solo la popolazione in età lavorativa tra i 15 e i 64 anni, le under 35 sono circa 800 mila e nel Sud le massaie superano le occupate.

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Il femminicidio nel codice penale argentino

Argentina, il femminicidio nel codice penaleCon 203 voti a favore, nessun contrario e un’astensione, è stato approvato il 18 aprile dalla Camera dei Deputati argentina un disegno di legge che inserisce il femminicidio nel codice penale. Il progetto è il risultato dell’unificazione di 13 iniziative separate su questo tema. Il disegno di legge approvato andrebbe a modificare le sezioni 1 e 4 dell’articolo 80 del codice penale e stabilisce come “fattore aggravante”  il legame sentimentale tra l’assassino e la vittima. Sarà da definire il periodo di reclusione o l’ergastolo “per coloro che uccidono un ascendente, discendente, coniuge o persona con la quale egli sostiene, ha mantenuto o ha provato senza successo ad iniziare una relazione”.

La questione del femminicidio diventa in qualche modo una questione pubblica che lo Stato si trova ad affrontare, tenendo in considerazione come la questione della violenza sulle donne, in qualsiasi forma in cui questa si verifica, si radica in cause sociali, culturali e economiche.

A questo link il nostro contributo ai microfoni di RadioBlackout

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Oltre il ponte

…per me la Resistenza è stata quella fase felice di autentica liberazione in cui le persone, la maggioranza delle persone, erano diventate migliori, disinteressate, generose, erano capaci di gesti di altruismo e solidarietà…

Lisetta Giua Foa, partigiana

Questa è la storia di Gigliola Spinelli, partigiana della Val Pellice, coraggiosa fino all’incoscienza, specializzata in azioni individuali spericolate come entrare in un albergo pieno di tedeschi per rubare direttamente dal cinturone la pistola di un ufficiale o far fuggire, con la complicità del personale e l’aiuto dei compagni dei Gap, Lisetta Giua, travestita da crocerossina, internata e incinta nella clinica Mangiagalli di Milano, dopo esser stata nelle mani della famigerata Banda Koch. Per quest’azione Gigliola fu incaricata direttamente dal CNL di Torino.

Questa è la storia di Anna Cinanni, di Torino, collabora con i gruppi della Resistenza, viene arrestata, portata in una caserma, picchiata e presa a pugni. Trasferita nel carcere di Vercelli, trova quattro compagne di Biella che le danno sostegno con la loro amicizia. Anna è giovane, piena di speranze ed è convinta che la prigionia durerà poco.

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Torino, Asili nido in svendita!

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Lettera aperta a tutti i gruppi e le realtà appartenenti e operanti nel  mondo delle pari opportunità
Lettera aperta a tutte le donne.

Siamo donne lavoratrici che da anni svolgiamo un servizio prezioso per altre donne: crescere ed educare i loro bambini. Siamo educatrici di prima infanzia precarie, dipendenti del Comune di Torino, presso i Servizi Educativi. Donne che vivono la condizione di precarietà da tanti anni, svolgendo un lavoro essenziale e fondamentale come la cura dei più piccoli. Il lavoro di cura spesso nella nostra società è visto e vissuto come un lavoro invisibile  e proprio per questa  specificità  noi educatrici rischiamo di risultare invisibili come dei fantasmi. Da settembre infatti, a causa di perversi meccanismi di gestione amministrativa che han consentito che la componente precaria arrivasse al 30% del personale, ma soprattutto a causa della fuoriuscita dal patto di stabilità della nostra Città, nei Servizi Educativi sarà impossibile procedere con nuove assunzioni, ed i servizi all’infanzia della Città potrebbero presto essere smantellati attraverso la concessione a privati di 10-15 nidi .

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Lettera di Marisa: Siamo tutte no tav!

Volentieri riceviamo e pubblichiamo

 Siamo tutte No Tav

“In questi giorni sto ricevendo molti abbracci e ringraziamenti dal popolo NO TAV, dalla mia gente della valle e di tutta Italia. Ma io ritengo doveroso ringraziare tutti per essere stati vicino a noi proprietari NO TAV (una decina) e i tecnici e gli avvocati che hanno svolto egregiamente il loro lavoro. Un ringraziamento a tutti quelli che, a ogni chiamata, vanno alle reti; alle tre donne che, dopo il taglio delle reti, sono entrate nel fortino e sono state denunciate; alle altre donne che, al di là delle reti, mi sono state vicino e mi hanno tenuto la mano e, durante la carica della polizia, non si sono mosse, a costo di essere manganellate e a coloro che hanno resistito alla carica e non sono indietreggiati.Un grazie a tutti gli arrestati che, per essere venuti in Valle Susa, pagano per noi un caro prezzo, in particolare a Giorgio, Luca e Guido, che hanno vissuto con noi per molti mesi l´esperienza della Repubblica della Maddalena, e a Luca per la paura che mi ha fatto prendere e per il culo che ha avuto, nonostante tutto quello che sta passando in questo periodo.
Voglio poi mettere in rilievo un episodio odioso di alcuni giornalisti che sono entrati nel fortino anche se, ai cancelli della Centrale, fosse vietato l´accesso ai giornalisti; si tratta di un giornalista di Repubblica, uno de La Stampa (Numa) e altri. Il giornalista di Repubblica si è avvicinato a dove ero ammanettata per parlarmi. Alle mie rimostranze per il fatto di essere all´interno con la Digos, ha cercato delle giustificazioni che io non ho voluto neanche sentire. Durante lo scontro verbale mi ha detto: “E´ grazie a me che lei è qui ammanettata e può manifestare!”. A lui dico: “Vergogna perché nonostante i suoi capelli bianchi, come i miei, non ha capito niente, o forse troppo perché fa parte della casta, mentre ci sono giornalisti giovani e precari che in questi giorni ci hanno seguito al di là della reti e hanno fatto dei servizi che forse non verranno mai pubblicati.”

Marisa, notav.info

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No al carcere per la contraccezione

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Cari amici, L’Honduras è a un passo dall’approvare una legge che condannerebbe al carcere chiunque abbia assunto la pillola del giorno dopo, anche se in seguito a uno stupro. Possiamo unire le nostre voci per bloccare questa legge e garantire alle donne il diritto di evitare una gravidanza indesiderata. Alcuni membri del Congresso sono contrari a questa legge che prevede il carcere anche per i medici che prescrivono la pillola e per chiunque la venda, ma si piegano alla potente lobby religiosa che definisce erroneamente “abortiva” la pillola del giorno dopo. Solo il capo del Congresso, interessato a difendere la propria reputazione all’estero in vista della corsa alla presidenza, può fermare questo abominio. Se faremo pressione su di lui ora potremo chiudere per sempre questa legge reazionaria in un cassetto.

Il voto è imminente: dimostriamo all’Honduras che il mondo non starà a guardare mentre le donne rischiano il carcere per evitare una gravidanza anche dopo una violenza sessuale. Firma la petizione urgente che chiede al Presidente del Congresso dell’Honduras di difendere i diritti delle donne. Avaaz sosterrà gruppi di donne locali per consegnare personalmente il nostro grido di protesta: http://www.avaaz.org/it/no_prison_for_contraception_global/?vl

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Sabato 24 marzo tutte e tutti a Saluzzo!

SABATO 24 MARZO 2012 FREEDOM FOR NOTAV
ORE 10.30 – VOLANTINAGGIO al mercato di Saluzzo, via Ludovico II
ORE 15 – PRESIDIO sotto il carcere di Saluzzo
PERCHE’ LIBERARE TUTTI VUOL DIRE LOTTARE ANCORA
A questo link tutti gli articoli sulla campagna Freedom For NoTav

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