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Una volta c’era solo la schedina…

Ci voleva il comandante provinciale dell’Arma dei carabinieri, sede di Bologna, Alfonso Manzo, per ricordarci che oltre il 90% delle donne prostituite lungo le strade e i viali delle nostre città sono oggetto di vera e propria riduzione in schiavitù, vivono in alloggi di cui pagano l’affitto in nero a italianissimi proprietari e vengono sfruttate in ogni modo possibile…
Ma ci deve essere in giro, da qualche anno, una sorta di diffusione epidemica della corsa alla schedatura, destinatarie preferenziali le donne, qualsiasi sia il nome che essa assume: modulo, come nel caso citato della rossa Bologna, città in cui i carabinieri si son messi a chiedere alle lucciole – si cita l’Ansa – come si chiamano, da dove vengono, da quanto tempo si prostituiscono e quanto guadagnano; progetto, come nella proposta di legge n.160,  presentata in Piemonte alla fine dello scorso anno, con l’obiettivo di segnalare le donne che decidono di abortire; lettera di sollecito, come quella inviata alle madri che hanno deciso di non consegnare le figlie dodicenni a quel colossale affare che è il cosiddetto vaccino anti HPV e gli esempi potrebbero continuare, dato che schedare le donne, qualsiasi cosa facciano o non facciano, decidano o non decidano, ha diverse modalità ma lo stesso obiettivo: il controllo…
Nel caso di Bologna, la vicenda è per certi versi odiosa, perché con la scusa di non ben definite forme di tutela delle donne che sono sulla strada, si commette un abuso che ha come bersaglio le più deboli e ricattabili tra tutte, peraltro nella stragrande maggioranza dei casi controllate e minacciate costantemente, altro che questionario!, per altri ridicola, un po’ per i mezzi usati, le domandine cui si suppone l’interrogata abbia risposto con la massima naturalezza e sincerità, un po’ per la finalità dichiarata di trasmettere i dati alla Agenzia  delle Entrate per le verifiche fiscali…

Sarà la crisi?

Posted in aborto, controllo, corpi, crisi/debito, precarietà, proposta di legge consultori, sessismo.